COME STAI ?

Sai che non so come rispondere? L’educazione vorrebbe che, con un timido sorriso un po’ tirato, dicessi che sto bene. Invece non lo so. Mi sento chiusa dentro una bolla pronta a scoppiare al primo spigolo che trova.

Guardo la mia immagine ad uno specchio inclemente che mi rimanda una me piena di difetti. Anzi sembra quasi ingrandirli. Se mi guardo troppo, di colpo gli occhi e il naso diventano rossi. La bocca assume una smorfia quasi grottesca e solo un grosso respiro, rumoroso, riesce a riportarmi ad uno stato di quasi normalità.

Mi sento come un tetris che aspetta l’ultima combinazione di caselle per scoppiare . Ne sono accadute troppe e ogni volta ho “ingoiato” e archiviato in una parte dentro di me. Ora mi fanno male le braccia, le ginocchia, lo stomaco. Vogliono uscire, tossisco, respiro e credo di star meglio, ma so che è solo un rimedio passeggero.

Non ho ancora realizzato tutto. Corro incontro al tempo, riempio le mie giornate di fatti e parole, per non pensare a tutto quello che è successo. Vorrei urlare in faccia alle persone fino a non sentire più la loro stupida voce. Vorrei urlare BASTA ! Ma ho capito che non sono io il giostraio, che questo Carosello continuerà fino a quando non sarò in grado di ammettere che sto male. So che ci saranno persone che mi diranno, fatti forza, stai bene e questo è l’importante. Sto veramente bene? Mi guardo: non ho ferite, ne tagli, ne lividi ….esterni. Ho paura ad uscire, mi sento come messa al centro di un cerchio dove tutti mi guardano e anche se indosso un cappello e un cappotto loro vedono cosa nascondono questi strati di tessuto.

Fatti forza, se ti piangi addosso non ne esci. Piangersi addosso, siamo ancora a questo punto? Magari riuscissi a piangere, invece non escono. Sono come me, hanno paura a farsi vedere. Eppure la gente quel giorno si aspettava un fiume di lacrime. Sono uscite ma non a sufficienza e mi stavano soffocando.

Chiedimi come sto, io ti risponderò “bene”.