LA VOGLIA DI DISTURBARE

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A voi non capita mai quella giornata in cui vi sentite tranquilli, sereni… decidete di andare su un social e di leggere a random cosa scrivono i vostri amici e uno cattura la vostra attenzione, fate quindi un commento, innocente … e zac il creatore del post risponde …. ma in una maniera tale che vi sembra di sentire la sua voce … un po’ acida. E’ capitato a me nei giorni scorsi. Ero su facebook e vedo ( in occasione della giornata della memoria ) la foto di una ragazzina polacca uccisa nel campo di Auschwizt. La foto è stata “colorata” da una artista, per dare maggior impatto al pubblico. Nel vederla noto un triangolo rosso sull’uniforme della ragazza e di getto scrivo sotto il post. ” un triangolo rosso doveva essere una prigioniera politica ” . La creatrice del post risponde ” se lo dici tu, per me è il simbolo dei prigionieri dei maledetti campi di concentramento nazisti. ” Come ho detto oggi ero tranquilla quindi non avevo certo voglia di intavolare una discussione, in nome di cosa ? del fatto che la gente vede ma non legge e se legge non capisce. ? Rispondo che ai prigionieri venivano dati simboli che li “catalogavano ” ( che orribile termine ) in base al motivo per cui erano rinchiusi, il triangolo rosso identificava i prigionieri politici. La risposta non tarda ad arrivare ” Convinta tu …. ma il tuo commento iniziale ?? ” Scorro in alto e lo rileggo …. e cerco io di capire cosa non è chiaro . E mi faccio coraggio e dico che sono io che non capisco e domando se pensa che stia minimizzando il contenuto della foto. A volte le persone si aspettano reazioni che non avvengono ! ne segue una domanda ancora più dubbiosa dalla mia interlocutrice …” eh?” Respiro piano e rispondo che ho appena finito un libro in cui si parlava dei “segni rossi” e quindi mi sono documentata cosa significasser. Risposta finale Brava. Continua così ! …. ora non so voi ma io non ho sentito nella mia testa un tono di voce gentile. Le mani hanno iniziato a scrivere se vuoi ti dico il titolo del libro, oppure perchè non ti documenti anche tu … poi ho respirato piano e ho scritto Grazie ! …. NON SI PUO’ CAVAR SANGUE DA UNA RAPA …. Se però a voi fa piacere conoscere il titolo del libro che ho appena finito di leggere eccolo ” la lettera perduta di Auschwizt”. Il libro ambientato a Berlino nel 1989, nei giorni che seguono la caduta del muro, parla di una donna che si prende cura del padre morente. Scopre sul polso del genitore, sotto l’orologio, il classico marchio lasciato ai prigionieri dai nazisti. Il padre è stato rinchiuso ad Auschwitz…. e lei non ne ha mai saputo nulla. Ecco che il libro inizia un racconto in due momenti temporali diversi: il 1989 e il 1944. La scoperta di una divisa in un borsone nell’armadio della madre morta, sarà il punto di partenza per scoprire cosa è successo nel lontano 1944.

Bene non aggiungo altro, vi lascio il gusto di una lettura all'inizio un po' lenta ma che saprà prendere cammin facendo.                                                                                                                                                                                        

ELITƎ

Sono sincera ogni volta che aprivo Netflix e che mi comparivano le locandine, snobbavo questa serie. Non so per quale motivo ma, senza leggere la trama, mi ero immaginata una storia completamente diversa, sullo stile del telefilm americano Gossip girl…. Invece una piacevolissima sorpresa. Come oramai di consuetudine nei telefilm spagnoli, ritroviamo attori che hanno recitato nelle serie in voga in questo periodo: VIS A VIS e LA CASA DI CARTA. Jaime Lorente, l’attore che ha interpretato Denver, anche in questo telefilm interpreta un ragazzo sbandato NANO, appena uscito di galera, con un futuro incerto e con poca voglia di mettersi sulla retta via; quindi una figura in linea con il personaggio interpretato nella casa di carta. Miguel Herrán, interprete di Rio, invece in questa serie riveste il ruolo di un ragazzo di umili origini ,Christian, irriverente e che non si sottrae a nulla pur di entrare a far parte del mondo fintamente patinato in cui si è ritrovato suo malgrado. Una parte decisamente lontana dal “cervellone” informatico della “casa de papel”. Elisabet Gelabert è una attrice che anche in Vis a vis interpreta un ruolo di comando, la direttrice del carcere, instabile dopo l’abbandono del marito diventa la pedina del perfido dottore della prigione. In questo telefilm è invece la direttrice della scuola, anche in questo caso la sua figura è quella di una donna fragile, manipolata dai genitori ricchi degli studenti e che a seguito della dichiarata omosessualità del figlio ( anche lui studente della scuola ) si separa dal marito. Irene Arcos la ritroviamo in un ruolo molto marginale in Vis a Vis, il suo personaggio esce di scena senza alcuna spiegazione. E’ la moglie di Fabio, la guardia che si innamora della detenuta Macarena . In Elite il suo ruolo potrebbe avere maggiore risonanza, è la madre di Nano e Samuel ( due protagonisti della prima stagione ). Tuttavia non riesce ad avere una maggiore incidenza e anche in questo telefilm esce di scena in punta di piedi. La trama appare all’inizio semplice e priva di colpi di scena, invece invito lo spettatore a portar pazienza perchè in breve tempo si ritroverà alla fine della terza stagione con la speranza che vengano presto registrate la 4 e 5 serie, così come promesso. Un gruppo di ragazzi di una scuola pubblica ricevono una borsa di studio per frequentare Las Encinas, prestigioso liceo di Madrid. La loro presenza risulta indigesta fin dalle prime scene e non mancano atti di bullismo e di umiliazione per questi 3 ragazzi che però dimostrano un carattere forte, frutto dall’ambiente da cui derivano. L’omicidio di una delle ragazze in vista della scuola è il punto d’inizio di questa intricata storia dove i ragazzi pur essendone i protagonisti non sono altro che lo specchio delle loro famiglie,e dell’ambiente in cui sono cresciuti. Il telefilm non si fa mancare nulla, oltre all’omicidio le scene di sesso non si risparmiano, ma neanche il classico amore giovanile e il superamento delle barriere sociali e religiose. Come abbiamo già visto nella casa di Carta la narrazione avviene per ritroso, per flashback . Un metodo molto utilizzato, che tiene lo spettatore ancorato al video e che gli fa dire….”ecco perchè …..” A chi consiglio questo telefilm, a chi ha iniziato il filone spagnolo e vuole segnare un’altra “tacca”, a chi ama i film dove il colpevole è già chiaro alle prime scene ma chissà perchè non ci crediamo fino a quando non vediamo la parola fine, a chi non ama i film per ragazzi perchè in questo caso ci si dimentica presto dell’età dei giovani che appaiono molto più adulti di quanto ci si potrebbe aspettare. Quindi buona visione !

MAD MAN

Con il termine MAD venivano chiamati gli uomini che lavoravano come creativi pubblicitari a Madison Avenue, giocando con il doppio significato di ” matto ” ma anche di abbreviazione della parola Madison. Questo telefilm fa un salto indietro nel passato, ai favolosi anni 60 con gli uomini in giacca e cravatta, sempre molto curati e le donne al pieno della loro femminilità ma purtroppo sempre tre passi indietro agli uomini, soprattutto nel mondo del lavoro. E’ questo uno dei tanti aspetti di questo telefilm, mostrare in maniera cruda uno spaccato di quella società che spesso nei film dell’epoca veniva rappresentata in maniera patinata. Il passare degli anni nelle varie stagioni della serie tv ci mostra il cambiamento della società americana, se prima l’abuso di alcool e il fumo erano quasi la normalità piano piano vediamo entrare in scena l’uso delle droghe più o meno pesanti fino all’ LSD assunta da uno dei personaggi per provare una esperienza mistica e spirituale e una esaltazione delle emozioni . La trama è abbastanza semplice, è il racconto della vita di un creatore pubblicitario che lavora in una famosa agenzia pubblicitaria a New York, il tutto ambientato in un periodo storico ricco di avvenimenti, ad esempio l’attentato a J.F. Kennedy, che interagiscono con la vita dei vari personaggi. Il protagonista Don Draper nasconde un passato misterioso che ci viene svelato a piccoli passi durante tutta la serie tv. Un passato determinante nelle scelte di vita, un passato da nascondere. L’analisi dettagliata e precisa della società fanno a mio parere il punto cardine di questo telefilm. Il finale è interpretativo ….senza spoilerare nulla posso dire che vi sono due correnti di pensiero sul reale significato dell’ultima scena….quindi non vi resta che vedere il telefilm e poi capire a quel corrente appartenete. A chi consiglio questo telefilm? a chi avrebbe voluto vivere negli anni sessanta, a chi dopo aver visto “la casa di carta ” e ” vis a vis ” vuole prendersi una pausa dallo “stile spagnolo” e ritornare alle origini del telefilm americano, a chi piacciono i personaggi complessi, da analizzare, in conclusione a tutti colori che arrivati all’ultima scena hanno voglia di rivederlo perchè sono convinti che una seconda visione gli fornirebbe una chiave di lettura diversa. Quindi Buona visione !

DESIGNATED SURVIVOR

Un giorno scorrendo i titoli su Netflix e nella più completa indecisione sono incappata in questa serie tv. Si compone di 3 stagioni ma a mio gusto l’ultima è la meno bella. Il titolo è veramente identificativo …il sopravvissuto designato. Durante il discorso sullo Stato dell’Unione viene nominato come sopravvissuto designato il segretario della casa e dello sviluppo urbano degli Stati Uniti. Una esplosione al Campidoglio uccide tutti coloro che in linea di successione presidenziale sono prima del Segretario. Il designato, portato in tutta fretta alla Casa Bianca, è nominato Presidente degli Stati Uniti d’ America. La sua inesperienza e il suo carattere non gli renderanno la vita facile fin dall’inizio, ma la sua tenacia lo porterà a farsi apprezzare dal popolo Americano e a scoprire chi si nasconde dietro all’ esplosione. Per la durata delle prime due stagioni il protagonista sembra non essere mai convinto al 100% di essere all’altezza della sua posizione e delle sue capacità. Ho avuto la sensazione che non aspettasse che lo scadere del mandato per ritornare alla sua vecchia carica. Nella terza stagione tutto ruota intorno alla campagna elettorale. Qui vediamo il protagonista molto più sicuro di se, a tratti quasi ” arrogante ” . Questo è uno dei motivi per cui non ho apprezzato gli episodi finali. Altro motivo è il cambiamento quasi totale del cast, i personaggi che fungono da contorno al Presidente ma che hanno un ruolo importante con una loro personalità definita, spariscono quasi tutti nella terza stagione senza una spiegazione…..Tutti questi elementi mi hanno fatto vedere il finale come se fosse un telefilm a se, slegato dai due precedenti. A chi consiglio questo telefilm, a chi ama il genere Americano, fatto di colpi di scena, a chi di solito si “innamora” del protagonista per il suo carisma e tifa per lui fino alla fine, a chi ha amato i Kennedy nonostante gli errori commessi. BUONA VISIONE !

ORGOGLIO e PREGIUDIZIO

Oggi facendo Zapping mi sono imbattuta nel film del 2005 ” Orgoglio e Pregiudizio”. Avendo letto da poco il romanzo ho deciso di vederlo. Per fortuna ho letto il libro prima di avventurarmi nella visione del film, perchè il cast me l’ero immaginato completamente o quasi …diverso! Se ho promosso l’attore che ha interpretato Darcy, non posso dire la stessa cosa di Keira Knightley nel ruolo di Lizzy . Nella mia fantasia per questo ruolo avevo pensato a una figura più minuta nell’altezza, mi ero immaginata la stessa attrice che aveva interpretato Jane Eyre nella versione del 1996 ( se volete vedere a chi mi riferisco potete consultare wikipidia ). Ciascuno di noi percepisce alcuni elementi nella descrizione che fa l’autore dei personaggi e da questi particolari si costruisce nella propria testa ” il cast” del romanzo. LIzzy me l’ero immaginata piccolina, con una bellezza non sfacciata, con delicati lineamenti ma con uno sguardo fiero, capace di rispondere a tono senza trasmettere aggressività, mentre l’interpretazione di Keira Knightley l’ho trovata un po’ troppo forte e impetuosa . Questo rimane il mio parere perchè invece l’interpretazione dell’attrice le valse la nomination agli oscar del 2006 come miglior attrice, oscar che però non vinse . Il Romanzo non ha certo bisogno di una recensione. Ci sono persone che credono che leggere certi libri che loro considerano “impegnati”, li renda più colti, questo a prescindere dalla reale comprensione del libro. E così in maniera un po’ prevenuta e snob ho sempre rimandato la lettura di questo libro pensando fosse un tomo pesante nel contenuto . Beh devo dire che mi sbagliavo. Il libro è scritto in maniera molto piacevole e la storia è sicuramente più moderna di quanto mi aspettassi. A chi consiglierei questo libro ? A coloro che vogliono riscoprire un modo di scrivere e di parlare ricercato ma non “ostico”, a coloro che credono nelle storie d’amore senza tempo, e a chi non si stanca mai della vecchia e cara Inghilterra.

THE SINNER

In questi giorni di quarantena come la maggior parte di noi, mi sono buttata alla ricerca di nuovi telefilm/serie tv su Netflix. Come ho già avuto modo di dire sono una vera e propria divoratrice di questo genere di intrattenimento. Tra la vasta scelta che ci offre la piattaforma televisiva ho scelto The Sinner. Presa dalla frenesia non mi sono accorta che ho invertito le stagione iniziando dalla seconda, ma devo ammettere che questo mio errore non mi ha limitato nella visione perchè le due stagioni, salvo qualche riferimento sono distaccate. Il protagonista è un detective di una piccola cittadina statunitense . La prima stagione è tratta dal romanzo della scrittrice tedesca Petra Hammesfahr. e ha per protagonista femminile l’attrice Jessica Biel che interpreta la parte di Cora, una moglie e madre dall’apparente vita serena che un giorno presa da un raptus uccide in spiaggia un ragazzo che sembra non avere inizialmente alcun legame con lei. La seconda stagione vede invece la storia girare intorno alla figura di un emblematico ragazzino vissuto all’interno di una comune. In entrambe le stagioni il detective è chiamato a far chiarezza sul delitto compiuto e che all’apparenza sembra già risolto perchè l’assassino è palese fin dal primo episodio; tuttavia la caparbietà del nostro protagonista ci fa capire che le cose semplici spesso sono lo scudo di situazioni ben più complicate. La ricostruzione a ritroso con flash back dei fatti avvenuti sono l’elemento chiave di questo Telefilm. ( cit.Wikipidia )

A chi consiglio questo telefilm, sicuramente a chi ama i gialli conditi da un alone di mistero, che non rispecchiano i classici polizieschi. A chi vuole che il detective non sia integerrimo …nella sua vita privata. A chi vuole una storia che non si lasci scoprire durante la visione ma che ci lasci col fiato sospeso fino all’ultimo episodio e ci faccia esclamare ” CASPITA NON L’AVREI MAI DETTO !”