IL VOLO

Photo by Sheila on Pexels.com

Certo che il mio capo quando ci si mette è proprio pesante. Avevo chiesto un giorno di ferie per partire con le mie amiche e andare a festeggiare l’addio al nubilato di Carlotta. Invece ho dovuto partecipare a una stupidissima riunione che poteva essere tranquillamente posticipata. Mi toccherà partire domani, volare da sola e questo mi terrorizza. Io amo viaggiare, vorrei avere più tempo per poterlo fare, ma allo stesso tempo il tragitto mi mette sempre ansia.
Inutile pensarci ora Finisco di preparare il bagaglio a mano e poi cerco di riposarmi. Magari sarò più rilassata.
La sveglia suona alle 8.30. Ho tutto il tempo di farmi una doccia, vestirmi e recarmi all’aeroporto. Il volo parte alle 14.00.
Mi preparo un caffè e mangio due biscotti, non voglio appesantirmi. Poi chiudo la valigia. No, aspetta devo mettere il mio ebook in borsa. Non viaggio mai senza. Magari lo leggerò in volo, così sarò distratta.
Abbigliamento comodo un piumino 100gr, un jeans, una t-shirt oversize e sneaker. L’immancabile sciarpina, quasi la mia copertina di Linus, sempre presente nei miei viaggi. Breve sguardo allo specchio. Si posso andare. 40 minuti dopo sono già all’aeroporto. Individuato il desk dove mi rilasceranno il biglietto, mi metto alla ricerca di un bar, dove comprare una bottiiglietta d’acqua e un tramezzino. Cerco un posto da sedere un po’ lontano dalla folla e mi gusto il mio pranzo. Prendo dalla borsa il mio ebook e leggo alcune pagine. Amo la storia di questa ragazza che dopo esser stata lasciata dal fidanzato durante una vacanza, si inventa un nuovo lavoro e una nuova vita in un paese sconosciuto. A volte vorrei avere io questa forza di reinventarmi. Il tempo passa velocemente e posso già mettermi in fila per il check-in. Posto a sedere 12 D. per fortuna non sono vicino al finestrino. Soffro di vertigini, poi non ho alcuna voglia che il mio vicino di posto si sporga verso me per vedere fuori, che poi chissà che c’è da vedere !
Mi avvio con calma al gate e seguo il serpentello per raggiungere il controllo di sicurezza. Per essere marzo ce ne sono di persone che partono ! La tizia dietro di me sembra aver fretta, mi sta letteralmente attaccata. Apro la valigia e tiro fuori i sacchettini con i prodotti formato viaggio, mentre dalla borsa tiro fuori l’ebook e il cellulare. Passo sotto il metal detector e la Tizia con tacco dieci mi è dietro smaniosa. Afferro tutto velocemente e ripongo il cellulare in borsa e il resto in valigia e mi dirigo alla ricerca del gate numero tre. Caspita i posti a sedere sono quasi tutti occupati. Parigi è una meta che attira tutto l’anno. Decido quindi di sedere al gate quattro prestando sempre l’orecchio a ogni annuncio.
Eccomi in fila per l’imbarco e l’ansia comincia a farsi sentire. Prima di salire mettono il bagaglio a mano nella stiva quindi ho solo la mia borsetta. Trovato il 12 D, dopo essermi tolta il piumino, mi metto a sedere, sistemo il seggiolino, ripongo la borsa sotto quello davanti a me e mi allaccio la cintura. Sento una presenza accanto a me. Mi volto e vedo un ragazzo sui 25 anni, alto circa 1,75, biondo, occhi verde oliva, carnagione dorata che mi fissa. In pochi secondi realizzo che è il mio “compagno di viaggio”. Stacco la cintura e lo faccio passare. Il ragazzo ha una calma invidiabile. Si è già tolto la giacca che ha sistemato nella cappelliera. Si sistema al suo posto, apre le bocchette dell’aria condizionata. Si infila la felpa sulla camicia. Estrae dallo zaino, prima di riporlo sotto il sedile di fronte, il cellulare, gli auricolari e un ebook. Caspita mi fa sempre strano vedere un ragazzo giovane con un libro in mano.
Si infila le cuffiette e chiude gli occhi. Come lo invidio! beh aspetta posso prendere anche io il mio ebook…..Nooo! Per colpa della Tizia ho riposto il mio adorato “libro” nella valigia che ora è nella stiva.
L’hostess ha già iniziato a dare le istruzioni di sicurezza che tutti guardano ma che credo in pochi si ricorderebbero in caso di effettiva necessità. L’aereo si mette in posizione e inizia ad accelerare, si stacca dal suolo. Bene siamo partiti. Respira, respira, respira….
Siamo in viaggio da mezz’ora e …cosa è stato? Un vuoto d’aria, poi un altro ancora poi trema tutto! Ma che sta succedendo ?
Ecco un altro vuoto d’aria e nell’aereo si sentono dei gridolini di preoccupazione.
Un altro sobbalzo ed io allargo le mani ed invece di afferrare il poggiolo afferro le mani del ragazzo, che apre gli occhi mi guarda.
Caspita che figuraccia, lo guardo e sussurro un << I’m sorry. >> Lui gentilmente mi porge la sua mano per rassicurarmi. Non è credibile che un ragazzino cerchi di rassicurarmi, quindi gentilmente rifiuto. Ma sono ancora terrorizzata. Lui deve essersene accorto, si stacca una cuffietta dall’orecchio e me la porge. La avvicino al mio e parte una musica francese che mi ricorda molto lo stile dei Manu Chao. Quanti ricordi del passato che riaffiorano. Non me ne accorgo ma sto già meglio.
Siamo atterrati. Il resto del volo è stato tranquillo probabilmente era stata solo un po’ di turbolenza sopra le Alpi.
Restituisco l’auricolare al proprietario e ringrazio << Thanks. >> Poi mi avvio all’uscita. Meglio non soffermarsi troppo, non ho alcuna voglia di intavolare una conversazione di circostanza.
Esco dal gate e cerco con lo sguardo le mie amiche.
Ad aspettarmi ci sono Laura e Carlotta. Laura è la più esuberante tra di noi. Il suo motto è “ogni lasciata, è persa “. Ha 30 anni, è la più giovane del gruppetto. E’ certamente una ragazza che non passa inosservata. Alta 1,70, carnagione olivastra, grandi occhi verde-nocciola, e una massa di ricci castano-ramato.
Carlotta ha 31 anni ed è la festeggiata. Tra due mesi si sposerà con il ragazzo di sempre: Giorgio. Lei è l’esatto opposto di Laura. Non ho mai incontrato una persona più calma e tranquilla di lei. E’ veramente difficile litigarci. Con questo non voglio dire che sia una persona senza spina dorsale. Al contrario, ha le idee ben chiare. Ma ha un modo di esporle che è difficile dirle di no. Sicuramente il suo aspetto la aiuta molto. Minuta, con lunghi capelli biondo chiaro, una carnagione diafana e due grandi occhi blu. Come si fa a discutere con un angelo ? Poi ci sono io. Sono la più grande ( mi rifiuto di usare il termine vecchia ) ho 33 anni. Sono un giusto mix tra le mie amiche. Non sono alta come Laura e non sono magra come Carlotta. Potrei dire che sono una normale 42, sviluppata in 1,63 di altezza. Ho capelli medio lunghi biondo scuro e due occhi verdi a mandorla, il mio punto di forza. Non sono certamente dolce come Carlotta, ma sono più riflessiva di Laura.
Ecco che vedo le mie amiche. Agito la mano e mi vedono.
<< Emma hai fatto buon viaggio ? >> chiede Carlotta
<< Insomma. Per me è sempre difficile giudicare buono un viaggio. >>
Ci avviamo all’uscita in cerca di un taxì quando sento dire << Au revoir. >> Mi volto ed è il ragazzo dell’aereo che mi saluta.
Subito Laura che non le sfugge nulla mi chiede << Chi è il ragazzino? >> – << il mio vicino di seggiolino. >> rispondo in maniera evasiva. Di certo non ho alcuna voglia in questo momento di raccontare quanto accaduto. Soprattutto a Laura. Ci sarà tempo.
Ma Laura non è una che si arrende e subito incalza << Grazioso, hai dovuto tenergli la mano per il viaggio per rassicurarlo ? >>
Arrossisco, non ci posso far nulla è sempre stato così. Il mio tallone d’Achille. Quando mi sento in imbarazzo divento rossa….
<< Ecco, veramente è stato lui che si è offerto di tenermi la mano, ma ho rifiutato e quindi…>>
<< Quindi ? >> chiede Laura sempre più curiosa.
<< Quindi mi ha fatto ascoltare la musica che stava ascoltando anche lui e mi sono tranquillizzata. E ora cerchiamo un taxi sono stanca e vorrei andare in hotel. >> Il mio tono si è fatto un po’ sbrigativo e subito Carlotta interviene
<< Laura lascia stare Emma. Sai che non ama volare sola. Forza cerchiamo un taxi ! >>

VIAGGIARE CON LA FAMIGLIA

Quando 20 anni fa ho iniziato a viaggiare con mio figlio non era una cosa scontata come oggi. Non ho certo la pretesa di insegnare come viaggiare con i bambini, primo perchè esistono moltissimi blog dove mamme viaggiatrici danno consigli, secondo perchè sono passati molti anni da quando mio figlio era piccolo e le cose sono cambiate e per ultimo …..non credo che esistano regole adatte a tutti …bisogna sempre ascoltare i nostri figli, e il portafoglio. Come al solito se non abbiamo limiti di spesa, tutto risulta più facile ma se abbiamo un bilancio famigliare ? E’ un punto che ho già sottolineato ma credo sia importante. Apro una parentesi da cinquantenne …. siamo sinceri, sui social spesso cerchiamo il profilo che ci fa sognare, quella con una casa da sogno, un guardaroba degno di Carrie Bradshaw, che si alza al mattino e invece che un biglietto del bus, compra un ticket per una destinazione esotica. Poi guardiamo la nostra quotidianità e vediamo pile di panni da lavare, un lavoro dietro uno sterile computer, bimbi urlanti e un guardaroba vecchio nell’anima. Non sentiamoci tristi , cerchiamo di vedere questa vita come un’avventura dove far quadrare tutto e incastrare i vari mattoncini come in un tetris . Quando Lorenzo aveva 3 anni mio marito decise di cambiare lavoro e ci ritrovammo con pochi giorni di ferie. L’idea di spostare “mezza casa” per una settimana di mare non mi entusiasmava, quindi decidemmo di fare una breve vacanza a PARIGI. In molti erano scettici della mia scelta, soprattutto perchè avevo deciso di viaggiare in treno, (TGV) e senza passeggino. In realtà mi è bastato programmarmi in base alle esigenze di mio figlio. Al mattino ci alzavamo, facevamo una colazione abbondante, poi iniziavamo a visitare la città cercando di scegliere mete alla portata di un bimbo di tre anni. Se c’è una cosa che non sopporto, sono quei genitori che si ostinano a portare bimbi piccoli a vedere monumenti, pinacoteche, musei non adatti alla loro età pensando che la visione di un quadro possa per osmosi far diventare i loro figli novelli Picasso. . Ecco genitori provate a pensare cosa vi ricordate dei vostri 2 – 3 anni …io ben poco. Se un bambino ha qualche attitudine è giusto seguirla, in alternativa non trovo giusto che i visitatori di un museo si ritrovino baby-sitter inconsapevoli dei vostri figli. In passato questo mio pensiero era abbastanza condiviso, oggi non credo che sia molto popolare. A Parigi sono riuscita a vedere la Conciergerie , raccontando che era una prigione dove avevano rinchiuso una regina e la ricostruzione della cella con i manichini mi è venuta certamente in aiuto. A Notre-Dame ho raccontato che dentro la chiesa si nascondeva un fantasma e che lui doveva guardare in alto perchè si nascondeva tra i rosoni ….e lui ha passato il tempo a dire..” è là mamma, l’ho visto.!…” . Sicuramente però la città delle scienze e dell’industria è stato il museo che ha preferito. All’interno ci sono due padiglioni dedicati ai bambini uno per bimbi dai 2 ai 7 anni e l’altro dai 5 ai 12 anni. (il costo del biglietto per la città dei bimbi è a parte ). Ecco credo proprio che questa sia stata la parte più divertente per mio figlio. Dopo aver dedicato al mattino tempo per le visite delle attrazioni, cercavamo un ristorante o un piccolo bistrot per mangiare. Poi riprendevamo il nostro giro e verso le 16.00 tornavamo all’hotel, dopo un piccolo riposo ( che mio figlio spesso iniziava già sul metrò) ci preparavamo per la cena. Il nostro hotel era situato nel quartiere di Montparnasse, vicino avevamo ristorantini e Bistrot situati nel Boulevard che prendono il nome dallo stesso quartiere. Spesso se consultate i menù posti all’esterno dei locali potreste essere frenati dal prezzo che a prima vista potrebbe apparire alto. Parigi è sicuramente una città cara, tuttavia considerate che vi portano una caraffa d’acqua di rubinetto che non è così cattiva, che spesso se prendete un piatto con la bistecca c’è già compreso un piccolo contorno, che il coperto non si paga. Cosa sia rimasto di questa gita nei ricordi di mio figlio ? beh ben poco, e non credo sia dovuto alla poca memoria di Lorenzo ma al fatto che fosse piccolo. Anche se questo potrebbe essere un deterrente, ( chi ce lo fa fare di sobbarcarci ore di treno o macchina, camminate estenuanti in giro per città con bambini a volte capricciosi) se tornassi indietro rifarei tutto esattamente come ho fatto . Quindi cari genitori se viaggiate con la speranza di ricordi futuri di quella memorabile vacanza….forse andrete incontro a qualche delusione, se invece, come ho fatto io, viaggiate con l’intenzione di far “assaporare” a vostro figlio usi e costumi diversi, adattandovi a ritmi che scombinano la quotidianità della vostra famiglia, consapevoli che in fondo 10 giorni ( purtroppo ) passano in fretta e il non mangiare ai soliti orari non “rovina” la vita dei vostri figli , beh se appartenete a questa seconda categoria, forza non appena apriranno le frontiere ( anche regionali) “zaino” in spalla e pronti per una nuova avventura !

MAD MAN

Con il termine MAD venivano chiamati gli uomini che lavoravano come creativi pubblicitari a Madison Avenue, giocando con il doppio significato di ” matto ” ma anche di abbreviazione della parola Madison. Questo telefilm fa un salto indietro nel passato, ai favolosi anni 60 con gli uomini in giacca e cravatta, sempre molto curati e le donne al pieno della loro femminilità ma purtroppo sempre tre passi indietro agli uomini, soprattutto nel mondo del lavoro. E’ questo uno dei tanti aspetti di questo telefilm, mostrare in maniera cruda uno spaccato di quella società che spesso nei film dell’epoca veniva rappresentata in maniera patinata. Il passare degli anni nelle varie stagioni della serie tv ci mostra il cambiamento della società americana, se prima l’abuso di alcool e il fumo erano quasi la normalità piano piano vediamo entrare in scena l’uso delle droghe più o meno pesanti fino all’ LSD assunta da uno dei personaggi per provare una esperienza mistica e spirituale e una esaltazione delle emozioni . La trama è abbastanza semplice, è il racconto della vita di un creatore pubblicitario che lavora in una famosa agenzia pubblicitaria a New York, il tutto ambientato in un periodo storico ricco di avvenimenti, ad esempio l’attentato a J.F. Kennedy, che interagiscono con la vita dei vari personaggi. Il protagonista Don Draper nasconde un passato misterioso che ci viene svelato a piccoli passi durante tutta la serie tv. Un passato determinante nelle scelte di vita, un passato da nascondere. L’analisi dettagliata e precisa della società fanno a mio parere il punto cardine di questo telefilm. Il finale è interpretativo ….senza spoilerare nulla posso dire che vi sono due correnti di pensiero sul reale significato dell’ultima scena….quindi non vi resta che vedere il telefilm e poi capire a quel corrente appartenete. A chi consiglio questo telefilm? a chi avrebbe voluto vivere negli anni sessanta, a chi dopo aver visto “la casa di carta ” e ” vis a vis ” vuole prendersi una pausa dallo “stile spagnolo” e ritornare alle origini del telefilm americano, a chi piacciono i personaggi complessi, da analizzare, in conclusione a tutti colori che arrivati all’ultima scena hanno voglia di rivederlo perchè sono convinti che una seconda visione gli fornirebbe una chiave di lettura diversa. Quindi Buona visione !