IL DIVERSO CHE PIACE

In passato, quando i social non esistevano, le amicizie nascevano per alchimia, ci si accontentava di ciò che riuscivamo a carpire da una conversazione, una breve frequentazione ci portava a decidere se la persona poteva essere nostra amica. Oggi sui social alcune persone si mostrano a 360° e nonostante questo la gente si sofferma su una immagine per decidere se un profilo è “seguibile” oppure no. L’altro giorno, una ragazza che seguo, ha ricevuto una domanda alquanto bizzarra. Dal nickname si evince che la ragazza di cui parlo è Italiana ma vive in America, tuttavia, una persona le ha chiesto le origini, basandosi sul colore della pelle ( è semplicemente olivastra e quindi in questa stagione abbronzata ) e sulle labbra carnose ( beata lei ). Da queste caratteristiche somatiche ha dedotto che avesse origini africane. E’ così importante sapere l’origine di una persona per decidere se è interessante ? Io seguo persone perché le reputo stimolanti. Probabilmente la mia età, ma credo anche la mia indole, mi spinge a cercare profili che trasmettano qualcosa. Profili che fanno un sacco di pubblicità, che parlano solo di moda o di prodotti di bellezza non catturano la mia attenzione.
Ciò che è capitato a questa ragazza mi ha portato alla mente che quando Lorenzo ( mio figlio ) era piccolo, gli avevo comprato un cappellino peruviano. Un giorno che ero a passeggio con un’altra mamma, ci ha fermato una sua amica e vedendo Lorenzo con quel cappellino mi ha chiesto se fosse peruviano e l’avessi adottato. Non mi sono offesa per la domanda ma ho certamente deciso che quella ragazza era una persona insensibile. Che cosa avrebbe cambiato sapere se quel bimbo nel passeggino era “uscito” da me o da un portellone di un aereo ? Era mio figlio e questo le doveva bastare. Una domanda del genere avrebbe potuto imbarazzare un’altra mamma. Inoltre mio marito non poteva essere lui Peruviano ?
Oggi giorno vi sono sempre più coppie miste, di etnia diversa quindi trovo riduttivo dar per scontato che diversità di “colore ” tra madre e figlio possa essere riconducibile solamente ad una adozione. Ci si riempie la bocca di ” siamo tutti uguali ” e poi abbiamo necessità di sapere le origini di ciascuno di noi. Io non credo nel “essere tutti uguali” , forse perché amo le diversità. Amo circondarmi di persone diverse da me per avere stimoli di conversazione e per imparare sempre cose nuove. Vorrei che fossimo tutti uguali davanti alla legge , questo sì …. ma qui si apre un discorso molto complicato.
GLOBALIZZAZIONE … a me questa parola fa paura, forse perché per assonanza mi fa pensare ad un piattume di idee. Il cercare di uniformarsi tra di noi a non evidenziare le diversità. Basti pensare a quando si viaggia, una volta si portava a casa il “ricordino”, il souvenir, che ci rammentava il posto dove eravamo stati. Ora gli oggetti sono uguali ovunque, cambia solo la scritta col nome del luogo. … Ed ecco che quando una cosa, una persona, non si uniformizza nel contesto in cui la incontriamo in automatico diventa diversa e io aggiungo …..interessante .
In passato quando si guardava al futuro si pensava ad un mondo “governato” da robot e forse questa volontà che oggi abbiamo di essere tutti uguali non si discosta tanto da questa “idea futuristica”.
