L’AMORE NEL TEMPO

Un pomeriggio sono andata  sul terrazzo per pulirlo e ho visto lontano, su una panchina, un vecchietto. Era solo, guardava davanti a se e ogni tanto volta la testa a sinistra. In fondo al viale c’è l’ospedale.  Il mio primo pensiero è stato“ ma non sa che deve stare a casa ?!”, ma poi ho continuato con i miei lavori, in fondo erano in pochi quelli che rispettavano la quarantena !Verso sera ero uscita nuovamente sul terrazzo per innaffiare i fiori e il vecchietto non c’era più.Visto che questa quarantena non ci permetteva di uscire, avevo messo sul balcone una poltroncina e avevo deciso che al pomeriggio mi ci sarei seduta a leggere per prendere un po’ d’aria. Mi sono voltata ed eccolo là, come il giorno prima, stessa panchina, stesso sguardo che vagava tra il campo davanti a lui e l’ospedale.“Beh se vuole rischiare non possiamo farci nulla” avevo pensato e avevo iniziato a leggere. Dopo una mezz’ora mi ero alzata per andare a bere un thè. Il vecchietto era sempre là, non si era mosso neanche quando ero tornata dopo la mia pausa.Il giorno dopo e quello dopo ancora, per tutta la settimana il vecchietto era là,  seduto sulla panchina.  La cosa mi aveva stupito, ma non  gli avevo dato peso fino all’arrivo del weekend, quando non lo avevo visto al solito posto e non lo avevo visto neppure Lunedì e dentro di me avevo pensato “ Bene ! qualche figlio lo avrà costretto a stare a casa.” , ma solo dopo tanto tempo ho saputo da una mia vicina di casa la triste storia del sig.Attilio.Attilio abitava nel mio quartiere, nella prima casa in fondo alla via. Aveva abitato sempre lì, da quando sul finire degli anni 60 era stato costruito questo quartiere. Si era trasferito nell’ appartamento insieme alla moglie Elvira, subito dopo il matrimonio, quando lui aveva poco più di vent’anni e la moglie era da poco diventata maggiorenne.Gli era sembrato un sogno costruire una famiglia con la ragazza di cui era da sempre innamorato. Si erano conosciuti nel gruppo parrocchiale.Per lui era stato amore a prima vista, lei più timida non aveva subito corrisposto, ma il corteggiamento di Attilio non le aveva dato modo di dubitare del suo amore.Dopo poco più di un anno che si erano trasferiti, nacque il loro primo figlio, Giovanni, un bellissimo bambino tutto assomigliante alla mamma.Attilio ed Elvira erano al settimo cielo, non potevano desiderare di più. Lui aveva un buon lavoro in comune e lei si prendeva cura dei suoi due uomini.Dopo due anni nacque il loro secondogenito, Matteo.Rispetto a Giovanni era più piccolino e fragile. Fin dai primi anni di vita  si era capito che Matteo avrebbe avuto problemi di salute. Non soffriva di nessuna patologia particolare, ma bastava un po’ di vento freddo e lui subito si buscava un bel raffreddore e gli veniva la febbre.Attilio ed Elvira aveva quindi iniziato a fare sacrifici per potersi permettere una vacanza all’anno al  mare e passarci più tempo possibile.  I loro sacrifici furono ricompensati e i loro figli crebbero in salute. Gli anni passavano e i due ragazzi riuscirono a laurearsi: Giovanni era diventato architetto e Matteo invece era diventato avvocato.  Quando si erano sposati, entrambi avevano deciso di andare a vivere fuori dalla città, Giovanni in collina e Matteo in campagna.Ma torniamo ai giorni nostri. Elvira si era ammalata, aveva contratto quel virus sconosciuto, ed era questo il motivo che portava Attilio tutti i giorni a sedere su quella panchina, perché a causa delle restrizioni non poteva andare a trovare la sua amata moglie in ospedale.  Si sedeva e in questo modo gli sembrava di esserle vicino. Purtroppo Elvira era morta un sabato mattina. Quando lo avevano chiamato a casa, Attilio si era limitato a dire “va bene “, aveva riagganciato la cornetta del vecchio telefono nel corridoio, si era diretto nel salotto e si era messo a sedere sulla poltrona. Era la sua poltrona preferita, quella sulla quale Elvira aveva appoggiato un centrino da lei ricamato con le loro iniziali e un cuore. Solo in quel momento le lacrime aveva iniziato a scendere dai suoi tristi occhi e non avevano smesso fino a quando Attilio non si era addormentato. Il mattino successivo Giovanni era andato a casa del padre per prendere accordi circa il funerale della madre.Aveva suonato il campanello ma non aveva ricevuto risposta. Con la sua chiave aveva aperto la porta e aveva trovato il padre addormentato sulla poltrona….ma Attilio non era assopito, il cuore non aveva retto e l’uomo aveva raggiunto la moglie Elvira.Ai funerali fu permesso solo ai figli di presenziare.  Molte persone che avevano conosciuto la coppia, nel silenzio  delle loro  case recitarono una preghiera, alcuni con gli occhi lucidi, altri con  il volto rigato dalle lacrime.Ora mi sento in colpa di aver pensato male di quel vecchietto. Ancora oggi se guardo verso la panchina mi sembra di vederlo, un po’ più giovane, con la schiena più dritta. Non è solo, accanto siede una donna dallo sguardo innamorato, si tengono per mano …..PER SEMPRE.

Cotton club

Bessie ha sempre sognato di poter ballare in qualche locale in voga nella luminosa Times Square Ma per il momento si é dovuta accontentare di qualche festicciola sul terrazzo di qualche vicino nella meno elegante Harlem.
Il GRAFFIO sul vecchio disco fa saltare la puntina, ma i “dondolanti” ballerini non ci fanno caso tanto sono inebriati dallo swing.
Bessie è tra le forti braccia di Johnny. Quando balla dimentica tutto, anche il colore della sua pelle fonte di dolore. Sul terrazzo non c’è distinzione tra italiani, portoricani, o gente di colore. Sono solo giovani ragazzi che ballano.
Bessie è nata ad Harlem ma la sua famiglia è originaria della Louisiana. Suo padre non l’ha mai conosciuto. Le hanno raccontato che è morto durante la costruzione della ferrovia di New Orleans. Lei però non ci crede. In casa non c’è neppure una sua foto in ricordo. Questo è molto strano perché la nonna ci tiene molto a quella vecchia scatola di latta con dentro le “ daguerrèotypes “ come le chiama lei, di tutta la famiglia. Di tutta la famiglia meno quelle di suo padre. Non ci crede perché sua madre non ne parla mai con dolore.
Bessie pensa che se le fosse morto il marito lei avrebbe il cuore in POLTIGLIA. La madre invece ha solamente uno sguardo triste. Lavora tanto nella lavanderia a Manhattan. Nascosta nel caldo retrobottega, con altre 5 donne, lavora 10 ore al giorno. Oltre ad essere una lavanderia è anche una tintoria. Bessie sa che il vapore che respira sua madre è VELENOSO. Lo capisce da come tossisce di notte, appena si sdraia nel letto.
Sua mamma fa tutto questo per lei, perché spera di darle una vita migliore.
Bessie non crede che suo padre sia morto perché quando si guarda allo specchio vede la sua pelle chiara. Non è bianca come quella di Abigayle, la ragazza scozzese, ma non è neppure scura come quella di sua madre. E’ più simile a quella di Mariasole, la ragazza portoricana.
Anche i capelli non sono ricci e crespi, ma morbidi e ondulati.
Una volta ha sentito la mamma parlare con la nonna di “ il figlio del Padrone “ così buono, ma non abbastanza per la madre.

Bessie ha 18 anni e sa come va la vita. In certi quartieri le responsabilità ti fanno crescere più in fretta che in altri. Può immaginare il segreto di sua madre, ma non vuole farla soffrire.
Sa nel suo cuore che la mamma ha amato e che è stata ricambiata. Ma i tempi non permettono certi amori.
Domani Bessie inizierà un lavoro part –time nella caffetteria all’angolo. Vuole risparmiare per potersi permettere il favoloso Cotton Club. Chi l’avrebbe detto che un locale così alla moda sarebbe sorto nella “buia “ Harlem.
Vorrebbe che anche la madre si potesse permettere un po’ di divertimento. E’ ancora giovane, ha solo 35 anni, ma ne dimostra 10 di più. Ma la mamma di Bessie è così stanca che a volte non ha neppure la forza di mangiare. Eppure queste sere quando ritorna dal lavoro, sta alzata fino a mezzanotte per cucire l’abito CARMINIO per Bessie. L’abito che indosserà al Cotton Club e che la farà sembrare una ragazza alla moda come tutte le altre. Nessuno avrà dubbi sulle sue origini. Ad accompagnarla sarà la sua amica Betty, una frizzante biondina con i capelli alla garconne e le gonne sempre troppo corte per la nonna di Bessie.
Un pensiero TRANSITORIO rallenta la danza di Bessie….e se andassi un giorno a cercare mio padre ? forse se mi vedesse non avrebbe vergogna di me , forse…. ma poi la musica si fa incalzante e Bessie è di nuovo travolta dallo Swing.


SALON DE THE’ AVEC DES CHATS

Non sono una estimatrice culinaria, nel senso che quando viaggio sono disposta a scendere a compromessi per quanto riguarda i pasti. Ho visto spesso dei blog di viaggi dove evidentemente le persone che li hanno scritti si possono permettere vacanze senza guardare troppo al portafoglio. Ma per chi invece deve fare i conti con un bilancio famigliare quali possibilità ha ? Deve obbligatoriamente rinunciare a certe vacanze ? Mi sento di rispondere NO ! deve solamente fare delle scelte, decidere e focalizzare lo scopo del suo viaggio e da qui programmare la vacanza. Mio marito ed io abbiamo gusti culinari molto diversi, ma entrambi preferiamo destinare parte del budget delle vacanze alla visita di musei o attrazioni, per questo motivo spesso ci accontentiamo di un panino o un fast food. Apro una parentesi virtuale, all’ estero c’è una vasta scelta di catene di ristoranti rivolte spesso a una clientela giovane ma che può soddisfare anche turisti di media età come noi. Ad esempio questa estate abbiamo trovato un fast food dove non servivano panini bensì insalate. Sceglievi la base ( una insalata verde o pasta o riso o un mix di questi ingredienti) poi a seconda del menù la arricchivi con 4 o 6 ingredienti, scelti tra una ventina circa di offerte che spaziavano tra pesce, salumi legumi, frutta secca ecc….e per finire sceglievi come condire il tuo piatto; anche la bevanda compresa nel prezzo poteva spaziare dalla semplice acqua, ad una bibita o un bicchiere di succo spremuto a fresco. Pur non avendo come scopo principale nelle nostre vacanze testare la cucina del luogo, ci riserviamo di fare qualche pasto in locali caratteristici. A Bordeaux la scelta è caduta su un salone da Thè. Abbiamo infatti scovato un locale particolare non tanto nei piatti offerti quanto nei proprietari … i padroni di casa sono 9 gatti che appartengono al gestore del salone.

Prima di entrare ti vengono elencate le regole alle quale bisogna sottostare: si può accarezzare i gatti ma non si possono prendere in braccio, si possono fotografare ma non si può dar loro da mangiare e prima di entrare è obbligatorio igienizzarsi le mani. L’intero locale è stato creato a misura di gatto, non ci sono tavoli ma poltroncine con un piccolo tavolino da caffè e per chi preferisce c’è anche una piccola zona esterna creata in un minuscolo e grazioso giardinetto. Come pranzo, offrono al prezzo di 15€. la boule di Budda, acqua e un dolce, il tutto fatto rigorosamente in casa. La boule è un recipiente con una insalata guarnita da germogli , rapanelli, e un terzo ingrediente a scelta ( il giorno che siamo andati si poteva avere o petto d’anatra, o tonno, o formaggi ). Credetemi il mangiare passa in secondo piano, l’ atmosfera che si respira è magica, i gatti girano per il locale per nulla spaventati, alcuni invece sonnecchiano su mensole create ad hoc per loro il tutto accompagnato da una musica in sottofondo e da persone che quasi bisbigliano per non rovinare l’atmosfera…. non ci crederete ma mi sono rilassata ! I 15€. meglio spesi ! p.s. Rientrata in Italia ho saputo che esistono due locali simili a Torino, non resta che scoprirlo !