RICORDI

Lui aveva lo sguardo perso nel vuoto e non si accorse che lei lo stava fissando con un leggero imbarazzo. Ma come, dopo quello che avevano vissuto lui neanche la guardava in faccia! Però è proprio bello, il suo volto ha i segni della vita vissuta, la sua bocca ha un leggero sorriso che a tratti si trasforma di una smorfia, quasi a voler dire ” è impossibile che la felicità venga a trovarmi ” …. e poi c’erano quegli occhi. Quando si descrivono due bei occhi di solito sono o chiari o neri e profondi …. I suoi occhi erano nocciola, con un taglio allungato e grandi …. e perennemente tristi…. Eppure quando scherzava una strana luce li attraversava. Un giorno di tanti mesi fa, lui l’aveva guardata con una dolcezza alla quale lei non era abituata e il suo cuore aveva fatto una capriola e aveva iniziato a battere così forte che aveva avuto paura che fosse un infarto”

Ora era lì, seduta accanto a lui e nei suoi occhi c’era solo tristezza. Forse si era pentito, in fondo era stata lei a volerlo …. E’ così bello anche con quei grandi occhi tristi …….i suoi corti capelli castani non tradivano la sua reale età. “Credo sia arrivato il momento che io me ne vada…. il viaggio per tornare a casa è lungo ….. ” Lui si voltò e la fissò, un piccolo sorriso comparve sul volto segnato….. ” sì credo sia arrivato il momento di dirci Addio ” … “Addio? … quindi non ti è piaciuto? mi dispiace se ho rovinato tutto…..” ” No fermati….. mi è piaciuto più di quello che avrei mai immaginato ….ma sai la mia situazione e non posso cambiarla …. ecco perché preferisco farti soffrire e portarti ad odiarmi ….. ti passerà più velocemente”

Lei si avvicinò e gli diede un bacio che aveva il sapore della chiusura….ma gli rispose ” non posso odiarti …. e non mi passerà…. ma posso capirti …e per questo volerti ancora più bene ….. Addio ” Si alzò e chiuse la porta dietro di se…. Sapeva che non l’avrebbe mai più rivisto ne cercato .

NON VOGLIO INNAMORARMI

Lui le chiese ” cosa cerchi ?” Lei rispose ” nulla, non cerco nulla. Vorrei ancora una volta che il destino decidesse per me ”

Lui allora disse ” ma non hai detto che vorresti un uomo accanto a te? ” Lei fece un sospiro, sapeva che spiegare i propri pensieri non era mai facile, perché anche lei ci aveva messo del tempo per capire cosa voleva.

” Se il destino mi fosse amico, vorrei incontrare un uomo che mi accettasse per quella che sono, con tutte le mie stranezze e la mia voglia di dare. Vorrei un uomo che mi camminasse accanto, che si accontentasse di quello che gli riesco a dare perché non ho più voglia di innamorarmi. Vorrei un uomo che vedesse quanto sono complicata e quanti difetti ho. Dovrebbe dirmi ” vedo i tuoi difetti, ma senza di loro non saresti TU, e io non voglio che tu sia diversa da come sei “

“Ho amato nella vita fino a quando la vita non me l’ha portato via e ora non ho più voglia di spendere tutte queste energie e non ho voglia che una persona le spenda per me. Esistono varie forme di amore e ora vorrei quella più matura. Vorrei un uomo che mi desiderasse, che lo stare con me fosse un piacere, che per incontrarmi facesse “passi a piedi” che il mio buongiorno al mattino non fosse come l’appuntamento con il meteo…. ma che fosse il caffè che ti dà la carica. Vorrei un uomo che non mi chiedesse nulla perché io non gli chiederò nulla se non quello che mi può e mi vuole dare. Soprattutto vorrei un uomo che mi lasciasse i miei spazi, che accettasse che a volte ho bisogna di stare sola con i miei strampalati pensieri e che non fosse geloso se ogni tanto questi pensieri mi riportano a lui , perché è stata una parte importante della mia vita e non posso ne voglio dimenticarlo.”

Lui dopo aver ascoltato disse ” Credo che sarà difficile che tu possa trovare un uomo così, perché un uomo non ama dei limiti “

” Ecco perché non cerco nessuno, e l’uomo che il destino mi farà incontrare so che sarà perfetto per me. Ma tu cosa cerchi? “

L’uomo rispose prontamente ” NON VOGLIO INNAMORARMI, se vedo che lei prova dei sentimenti SCAPPO, se io credo di provare dei sentimenti SCAPPO, voglio un solo incontro perché due vogliono dire relazione e da quella SCAPPO. Voglio un contatto fisico che sia poco più che una ginnastica da letto, perché SCAPPO da ogni minimo coinvolgimento sentimentale. Io sto bene da solo perché posso fare quello che voglio. “

” E cosa vuoi?” – Lui rispose ” essere libero di fare ciò che voglio ” Lei allora gli chiese ” e lo fai ora ? ”

Lui ci mise qualche secondo prima di rispondere ” ci sono persone che hanno bisogno di me, quindi dopo aver soddisfatto le loro esigenze … si sono libero come l’aria !”

Lei lo guardò con uno sguardo dolce e disse ” tu non potresti mai essere l’uomo che cerco perché la condizione principale che cerco in una persona è la sincerità. Tu riesci a mentire a te stesso, non sei libero e non perché hai persone che dipendono da te, ma perché non hai la libertà di provare i sentimenti che la vita ci regala e ti poni così tanti limiti che solo a sentirli ho provato un senso di oppressione …… “

Lei gli diede un bacio dolce sulle labbra, si voltò e si preparò al destino.

OFFICE EDUCATION

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Con questa settimana è partito il countdown ai giorni che mi separano dalle agognate vacanze. Vuoi la meta( dopo due anni tornerò nella mia amata Francia ) vuoi che i miei colleghi non si stiano risparmiando , sto sognando il giorno in cui riporrò le chiavi dell’ufficio e sarò in modalità Comfy..

Non posso non lasciare i miei cari lettori senza le ultime sul fronte colleghi/notfriends. Se da un lato la ragazza non è in ufficio per cause maggiori, i suoi fedeli compagni di merenda ( leggere signora anta e ragazzo ) fanno i degni sostituti nelle cattiverei nei miei confronti. A volte si scusano certi comportamenti dicendo “non è cattiva, è solo stupida, non ci arriva”, Nel mio caso devo riconoscere che non sono stupidi ma solo cattivi, perché sanno perfettamente dove colpirmi per farmi sentire “umiliata”. Il lettore a questo punto mentre la bocca gli disegnerà una O perfetta da far invidia a Giotto, rimarrà sorpreso da questa parolona. E’ quindi mio dovere aggiornare il mio seguito con le ultime “marachelle”. del trio felice.

Come stavo dicendo la ragazza è fuori gioco ma oggi la signora Anta, non paga della brutta figura fatta ai tempi del “rustico” ( per chi se lo fosse perso c’è tutto il racconto nelle mie storie precedenti ) oggi ha replicato la perla di educazione della ragazzina di qualche settimana fa.: Sapendo che il ragazzo non andava a casa gli ha chiesto se voleva andare a mangiare una pizza, poi si è ricordata di avere un impegno, poi però ha proposto un mc …. poi ha detto che no doveva andare all’impegno …. In questo carosello di inviti e disinviti …ho detto con il ragazzo, che nel frattempo già gustava nella sua mente una birra fresca, “perché non vai a mangiare una pizza ?”.pensando “magari mi chiederà di unirmi a lui.”. Morale i due sono usciti come se dovessero affrontare percorsi diversi e sono rientrati ridendo e con la borsina del mc …. Ora io avevo detto alla Anta che il comportamento della ragazzina lo avevo trovato un po’ maleducato …. e lei per non farmelo dimenticare lo ha replicato con dovizia di particolari ( vedi il sacchettino del mc’donald ). Ancora una volta nessuno mi ha invitato ad unirmi alle “danze” e dire che sono una ex ballerina …..

Dopo questo ennesimo racconto a qualcuno gli sarà venuto il dubbio che io sia una persona antipatica ? che emana un cattivo odore? musona? Accentratrice? No per le persone che mi conoscono sono una donna simpatica, originale, che spesso parla un linguaggio tutto suo …ma non certo una persona negativa. Comunque la signora Anta preso forse spunto dalla ragazzina ha cercato di farmi capire senza dirmelo che ” è stata una cosa decisa all’ultimo perchè il suo impegno è saltato” …. un Dejà vu ….

Sono una persona con difetti come tutti ma tra i miei pregi c’è sicuramente la pazienza… che però evapora davanti la cattiveria…. e se aggiungiamo il caldo di questi giorni non è stato difficile trasformarla in una nuvoletta che sbuffando si è allontanata da me. Così quando il ragazzino colto forse da un rimorso o semplicemente per testare il mio umore mi ha chiesto un parere lavorativo … con un tono di voce basso e la testa china trasudando concentrazione, ho risposto ” scusa ora non ho tempo ” … una frase che, per chi si definisce mio amico, sa quanto mi è costata …. ma mai quanto vedere il comportamento di persone che mi hanno giudicata ed etichettata dal primo giorno . Colei che mi ha visto sul piedistallo probabilmente ha avuto paura che qualcuno di lei caro in ufficio mi ci mettesse detronizzandola dalla sua posizione di leader. Se solo avesse avuto il coraggio di aprire gli occhi e non vedermi con le lenti della “paura” avrebbe capito che non amo il posto di nessuno e che se mi viene data la possibilità di solito mi creo un mio angolino . Mi spiace che lei abbia così paura di perdere l’amicizia del ragazzo perché dopo il comportamento degli ultimi mesi non sono minimamente interessata ad essere amica di persone così poco gentili, e mi spiace che credano che il mio scherzare e ridere in ufficio sia segno di debolezza perché nella mia ” cultura si chiama educazione ” …… to be continued

IL LABIRINTO DEI PENSIERI

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Sarà capitato anche a voi di aver un motivetto in testa, soprattutto in estate quanto ci martellano con i “tormentoni”. Oggi avevo un motivetto in testa…così radicato che l’ho cantato a modi loop ….rotto. Incastrato nel labirinto dei miei contorti pensieri riaffiorava come una boa, un salvagente, pronto a venirmi in soccorso. Annaspava nel groviglio delle mie elucubrazioni che in questi giorni sono così presenti da farmi a volte dimenticare la realtà.

Nella mia pazza testa c’è un bellissimo labirinto che somiglia a quello che trovate nei giardini di certe ville inglesi. E’ composto di siepi. Voltando a volte potete incontrare un albero da frutto o un piccolo rovo di rose. Tuttavia l’incontro che preferisco è con le panchine di pietra… mi permettono di sedermi e riposare prima di tornare a cercare l’uscita…..

Anche ora mentre scrivo … il motivetto canta… ” ti dedico le autostrade che ti portano al mare”…. e in automatico si aggancia ad un pensiero che vorrei archiviare in uno schedario . E’ un pensiero “composto” da buoni e cattivi sentimenti . A volte mi fa star bene, mi proietta su una nuvoletta rosa soffice al profumo di zucchero filato … ma poi all’improvviso la nuvoletta scompare e precipito ad una velocità che mi toglie il fiato, allargo le braccia per frenare la caduta ….ma il tonfo lo sento tutto dentro al cuore. Come quando sognate e all’improvviso vi svegliate; stavate facendo un sogno così reale che non vi capacitate che possa essere stata sola una fantasia…. e volete riprendere dal punto in cui si è interrotto …..ma nulla.

Il mio Pensiero si sveglia con me al mattino e mi da il buongiorno. Mi segue durante la giornata, si presenta all’improvviso, a volte nei momenti meno opportuni. Per una manciata di minuti lo accolgo con un sorriso, sperando che profumi di zucchero filato …invece oggi profumava di salsedine…. E come un’ onda viene verso di me per poi scappare lontano e immergersi in un calmo mare verde…. Ho ancora il suo profumo e se chiudo gli occhi sento il rumore di onde che si infrangono sugli scogli, le risa di bambini e le urla dei gabbiani .

Il mio Pensiero mi fa ridere a volte perché è così irreale che collocarlo nella quotidianità fa apparire tutto ciò che lo circonda …disarmonico. A volte appare all’improvviso e sento un calore che invade la mia persona … forse sono le “caldane” o forse sta cercando di scaldare le mie giornate “fredde” . Nonostante tutto questo vorrei archiviarlo, “metterlo via” perché ho paura che possa rovinarsi, ma so che se lo “oscurassi” avrei le vertigini date dall’instabilità di camminare senza di lui …

” portami dove vuoi, solo che sia lontano da me “(cit.)

SEX for THE OFFICE

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La libertà sessuale ha sdoganato quello che un tempo si poteva solo sussurrare? Oggi la parola sesso è presente nelle nostre conversazioni come se fosse uno dei tanti argomenti che il galateo ci consente di utilizzare. Quando la situazione si fa imbarazzante ecco che compare l’argomento sesso che “sdrammatizza ” e provoca talvolta l’ilarità generale. Io “finta puritana ” del 21esimo secolo sono stata assorbita da questo mal comune, e in ufficio ho fatto la mia battuta stile “Mrs Maisel ” o meglio … spero di aver avuto la stesso graffiante sarcasmo ….

Non importa dove lavoro, un ufficio vale l’altro, me ne sono resa conto con gli anni …. Siamo in quattro gatti, nel senso letterale del termine: due attempate signore di mezza età ( una di loro sono io ), un ragazzo e una ragazzina under 40. Se a prima vista le due signore possono sembrare le uniche ad avere qualcosa in comune, beh mi spiace deludere il lettore: nulla di più falso, siamo il giorno e la notte. Io sono una donna di mezza età che sfoga la sua “fanciullezza” nei social, la mia collega è una donna di mezza età che si sente giovane e che “condanna” a priori tutto ciò che faccio o meglio che crede che io faccia… perché appena arrivata a lavorare mi ha confezionato una bella etichetta … basandosi su ciò che lei pensa io sia . Cosa c’è di più bello quando dei colleghi vanno così d’accordo da creare un ambiente armonico ? Nulla se non lo basano sulla parola amicizia…perché al primo screzio ecco che partono frecciatine, punzecchiature e… “isolamenti”.

Non sto neanche a chiedervi di indovinare chi possa essere la vittima di cotante attenzioni, insulterei la vostra intelligenza. Ebbe sì dopo solo nove mesi ( giusto il tempo di una gestazione ) sono stata bandita dal “cerchio dell’amicizia ” e credetemi senza aver fatto nulla… semplicemente non sono più una amica per il ragazzino, quindi per la signora…( è un po’ l’effetto boomerang) …. E dire che il 35enne l’aveva previsto, … mi aveva definito “troppo grande” …. un modo quasi elegante per dire vecchia … Il lettore curioso si domanderà cosa mai io posso aver fatto per essere definita vecchia …. semplicemente l’organizzazione di un frigo pieno e il presunto mio astenersi da aperitivi serali, mi hanno portato ad essere definita … ” troppo grande ” …. peccato non ci fosse un punto esclamativo dopo questa insulsa frase … del tipo ” wow troppo grande !!!!”.

Le mie giornate lavorative sono ora caratterizzate da risolini, ammiccamenti, frasi lasciate a metà …. con un lieve movimento di testa come per dire ” si lo so ma … non lo dico …. ” organizzazioni di aperitivi ai quali non sono invitata ( d’altra parte se sono troppo grande…. )…. e tentativi di fingere che io non sia lì … peccato sia un open space. e per quanto io sia una versione tascabile …mi si vede…

Il lettore attento arrivato a questo punto si chiederà …ma il sesso … dove lo mettiamo . Beh caro lettore è il leitmotiv di molte conversazioni dell’ufficio e credetemi non ne sono scandalizzata anche se ad ogni battuta della mia collega non perde occasione per alludere ad un mio presunto “imbarazzo” …. così un giorno con una audacia e una spavalderia alla quale non erano abituati …. ho zittito la mia collega e ho avuto l’ultima parola proprio con una battuta sul sesso,, …. ho Blastato la mia collega e per 10 minuti .. sono tornata a far parte “della cerchia dell’amicizia”…..Quindi a questo punto più che il libro di “Marta Stewart su come essere una brava donna di casa, visto la mia riconosciuta capacità ad organizzare il frigo, dovrei cercare il manuale ..”.come conquistare un collega con il sesso parlato” …. to be continued..

L’ANELLO

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Ogni mattina la vedeva passare insieme alle sue colleghe di lavoro. Era una sartina nell’atelier di Madame Moreau. Lui poco più che ventenne, studiava per diventare un architetto. Ogni mattina rimaneva incantato davanti alla dolcezza del viso di questa ragazza, i suoi grandi occhi marroni lo guardavano di nascosto. Non aveva mai osato fermarla per parlarle, fino a quel giorno, quando una folata di vento le aveva portato via il foulard. Prontamente lui l’aveva rincorso e raccolto, poi glielo aveva riportato, cogliendo l’occasione per presentarsi. Lei gli aveva sorriso e aveva accettato di farsi accompagnare al lavoro. Da quel giorno era diventato il suo accompagnatore ufficiale.

Era passato un anno da quel famoso giorno, ma sembrava una vita. Lui non aveva mai avuto il coraggio di confessarle il suo amore, neanche il giorno della partenza per il fronte. Eppure aveva comprato l’anello che adesso teneva in mano. Aveva deciso che al rientro a casa le avrebbe chiesto di sposarlo. Ripose l’anello dentro la scatolina e l’avvolse nella lettera che aveva scritto alla sua amata. In quelle poche righe le confessava il suo infinito amore e le chiedeva una vita insieme. Ripose il gioiello tra i suoi effetti, dentro una busta dove sopra, con una grafia tremolante, aveva scritto ” da consegnare a Valerie Bonnet in caso di mia morte”.

Sono passati 5 anni, la guerra è finita e Valerie lavora sempre da Madame Moreau. Al dito porta una fede e accanto un piccolo anello d’argento con tre piccole pietre viola. Ogni tanto lo rigira tra le dite e una piccola lacrima le scende lungo la guancia. A casa conserva ancora la lettera che Vincent le aveva fatto recapitare insieme alla scatolina. A volte la legge, di nascosto dal marito e il cuore torna a battere per il suo primo e unico amore.

Ora guardo la mia mano, ho una fede e a tenerla ferma un piccolo anello d’argento, un po’ annerito. Le pietre oramai sono opache Eppure quando lo rigiro tra le dita sento ancora l’amore di quel giovane ragazzo per quella piccola sartina

IL MINUETTO DELL’AMICIZIA

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Spesso mi sono ritrovata a ballare un minuetto, senza formale invito. Spesso mi sono ritrovata ad andare incontro ad una persona per poi velocemente ritornare al punto di partenza. Spesso l’altro danzatore, avanzava verso di me incurante del mio retrocedere. Spesso l’altro danzatore ed io ci spingevamo a suon di musica verso il centro della pista e solo dopo mi accorgevo che la mia posizione era già occupata da un’altra figura, che non avevo visto perché il suo ballare era una cosa sola con il mio danzatore. Spesso iniziavo un minuetto per poi accorgermi che la musica che sentivo era diversa da quella ballata dal mio danzatore. Spesso il mio ballo non era considerato consono alla musica suonata. Spesso nel minuetto ballato in gruppo, pestavo i piedi a qualche danzatore.

Il mio minuetto, oggi, ha trovato un critico severo, me stessa che ha deciso di far riposare i piedi e vedere “come se la cavano” gli altri danzatori

IL DIVERSO CHE PIACE

In passato, quando i social non esistevano, le amicizie nascevano per alchimia, ci si accontentava di ciò che riuscivamo a carpire da una conversazione, una breve frequentazione ci portava a decidere se la persona poteva essere nostra amica. Oggi sui social alcune persone si mostrano a 360° e nonostante questo la gente si sofferma su una immagine per decidere se un profilo è “seguibile” oppure no. L’altro giorno, una ragazza che seguo, ha ricevuto una domanda alquanto bizzarra. Dal nickname si evince che la ragazza di cui parlo è Italiana ma vive in America, tuttavia, una persona le ha chiesto le origini, basandosi sul colore della pelle ( è semplicemente olivastra e quindi in questa stagione abbronzata ) e sulle labbra carnose ( beata lei ). Da queste caratteristiche somatiche ha dedotto che avesse origini africane. E’ così importante sapere l’origine di una persona per decidere se è interessante ? Io seguo persone perché le reputo stimolanti. Probabilmente la mia età, ma credo anche la mia indole, mi spinge a cercare profili che trasmettano qualcosa. Profili che fanno un sacco di pubblicità, che parlano solo di moda o di prodotti di bellezza non catturano la mia attenzione.

Ciò che è capitato a questa ragazza mi ha portato alla mente che quando Lorenzo ( mio figlio ) era piccolo, gli avevo comprato un cappellino peruviano. Un giorno che ero a passeggio con un’altra mamma, ci ha fermato una sua amica e vedendo Lorenzo con quel cappellino mi ha chiesto se fosse peruviano e l’avessi adottato. Non mi sono offesa per la domanda ma ho certamente deciso che quella ragazza era una persona insensibile. Che cosa avrebbe cambiato sapere se quel bimbo nel passeggino era “uscito” da me o da un portellone di un aereo ? Era mio figlio e questo le doveva bastare. Una domanda del genere avrebbe potuto imbarazzare un’altra mamma. Inoltre mio marito non poteva essere lui Peruviano ?

Oggi giorno vi sono sempre più coppie miste, di etnia diversa quindi trovo riduttivo dar per scontato che diversità di “colore ” tra madre e figlio possa essere riconducibile solamente ad una adozione. Ci si riempie la bocca di ” siamo tutti uguali ” e poi abbiamo necessità di sapere le origini di ciascuno di noi. Io non credo nel “essere tutti uguali” , forse perché amo le diversità. Amo circondarmi di persone diverse da me per avere stimoli di conversazione e per imparare sempre cose nuove. Vorrei che fossimo tutti uguali davanti alla legge , questo sì …. ma qui si apre un discorso molto complicato.

GLOBALIZZAZIONE … a me questa parola fa paura, forse perché per assonanza mi fa pensare ad un piattume di idee. Il cercare di uniformarsi tra di noi a non evidenziare le diversità. Basti pensare a quando si viaggia, una volta si portava a casa il “ricordino”, il souvenir, che ci rammentava il posto dove eravamo stati. Ora gli oggetti sono uguali ovunque, cambia solo la scritta col nome del luogo. … Ed ecco che quando una cosa, una persona, non si uniformizza nel contesto in cui la incontriamo in automatico diventa diversa e io aggiungo …..interessante .

In passato quando si guardava al futuro si pensava ad un mondo “governato” da robot e forse questa volontà che oggi abbiamo di essere tutti uguali non si discosta tanto da questa “idea futuristica”.

COME STAI ?

Sai che non so come rispondere? L’educazione vorrebbe che, con un timido sorriso un po’ tirato, dicessi che sto bene. Invece non lo so. Mi sento chiusa dentro una bolla pronta a scoppiare al primo spigolo che trova.

Guardo la mia immagine ad uno specchio inclemente che mi rimanda una me piena di difetti. Anzi sembra quasi ingrandirli. Se mi guardo troppo, di colpo gli occhi e il naso diventano rossi. La bocca assume una smorfia quasi grottesca e solo un grosso respiro, rumoroso, riesce a riportarmi ad uno stato di quasi normalità.

Mi sento come un tetris che aspetta l’ultima combinazione di caselle per scoppiare . Ne sono accadute troppe e ogni volta ho “ingoiato” e archiviato in una parte dentro di me. Ora mi fanno male le braccia, le ginocchia, lo stomaco. Vogliono uscire, tossisco, respiro e credo di star meglio, ma so che è solo un rimedio passeggero.

Non ho ancora realizzato tutto. Corro incontro al tempo, riempio le mie giornate di fatti e parole, per non pensare a tutto quello che è successo. Vorrei urlare in faccia alle persone fino a non sentire più la loro stupida voce. Vorrei urlare BASTA ! Ma ho capito che non sono io il giostraio, che questo Carosello continuerà fino a quando non sarò in grado di ammettere che sto male. So che ci saranno persone che mi diranno, fatti forza, stai bene e questo è l’importante. Sto veramente bene? Mi guardo: non ho ferite, ne tagli, ne lividi ….esterni. Ho paura ad uscire, mi sento come messa al centro di un cerchio dove tutti mi guardano e anche se indosso un cappello e un cappotto loro vedono cosa nascondono questi strati di tessuto.

Fatti forza, se ti piangi addosso non ne esci. Piangersi addosso, siamo ancora a questo punto? Magari riuscissi a piangere, invece non escono. Sono come me, hanno paura a farsi vedere. Eppure la gente quel giorno si aspettava un fiume di lacrime. Sono uscite ma non a sufficienza e mi stavano soffocando.

Chiedimi come sto, io ti risponderò “bene”.

UNA SECONDA VITA

racconto di fantasia

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Sono entrata in questa fredda stanza. Vi sono fiori ovunque e il loro profumo mi chiude la gola. Non provo nulla. Nessuno si è accorto di me, continuano a versare lacrime. Sono due gruppi di familiari, di parenti, di fratelli.

La bara è chiara e un velo la ricopre. Le mani unite sul ventre reggono un rosario. Il volto non è diverso da quando era viva, impassibile, non mostra sentimenti. Le labbra sottili formano quasi una smorfia di disgusto. Esattamente come quando era viva, non credo di averla mai vista ridere di gusto. I capelli corti sono ancora biondi, devono aver visto il parrucchiere fino a poco tempo fa.

Il viso è pallido ma non l’ho mai visto prendere colore, non l’ho mai visto mostrare un sentimento di gioia.

È vestita di scuro, non ha gioielli, probabilmente sono già finiti nel portagioie di qualcuno.

Continuo a essere invisibile e ne sono contenta. I pianti sono interrotti ogni tanto da un chiacchiericcio sommesso. Staranno facendo l’inventario dei beni.

Chi semina raccoglie, tu cara mia hai seminato odio e ora raccogli indifferenza. I pianti per dovere nascondono le mani vogliose di denaro che frugano dentro le tue tasche.

Nessuno nella stanza guarda la salma. Hai visto, neanche da morta sei la protagonista, tu che avevi indossato la corona e ti eri investita del ruolo di regina madre. La madre non l’hai mai saputa fare.

Hai sempre pensato di ferirmi, ci hai messo molto impegno, te ne devo dare merito. Hai sempre messo più impegno a creare odio che amore.

Mi spiace di non averti dato soddisfazione, per me eri e sarai sempre la mamma di… la nonna di…

Mi hanno insegnato che i sentimenti sono beni preziosi e vanno dati a coloro che li possono capire, non è il tuo caso.

Chissà ora dove andrai, tu hai sempre sostenuto che la tua bontà ti avrebbe fatto guadagnare il paradiso…

Sento la tua voce che dice “lo so che mi odi “Mi dispiace deluderti anche questa volta, per te non provo nulla.

Sarebbe facile odiarti per il dolore che hai dato alle persone a cui voglio bene, ma vorrebbe dire provare un sentimento per te.

Mi avvicino alla bara e faccio il segno della croce. Due volti mi guardano con disprezzo e si voltano per non salutarmi. Ne sono contenta, non ho voglia di urla e insulti, ne ho già ricevuti troppi e gratuiti. Spero che il luogo e la circostanza freni le loro lingue.

Mi volto ed esco, il mio dovere l’ho fatto. Mi siedo su una panchina e aspetto. Mi sento più leggera, anche lui stamattina nonostante il dolore mi ha detto “inizia una seconda vita”.