Piemonte, il turismo che non conoscevo.

Quest’anno, causa pandemia, per le vacanze sono rimasta in Italia. Non volevo una località di mare, avevo il timore di trovarci “il mondo” e il tempo mi ha dato ragione. Volevo rimanere al nord e aiutare anche se in minima parte le regioni che avevano subito più danni. La mia scelta è ricaduta sul Piemonte ed è stata una piacevolissima scoperta. Abbiamo prenotato in un B&B ” Tenuta la Violina “sulle colline Astigiane. Una dimora dell’ 800 curata e mantenuta nel suo aspetto originario che offre camere elegantemente arredate con mobili d’epoca e piccoli dettagli , come un vaso di fiori ad esempio, che rendono l’ambiente meno impersonale. La padrona di casa è una signora gentilissima pronta a far fronte alle esigenze degli ospiti. La formula da noi scelta comprendeva pernottamento e colazione quest’ ultima servita in maniera impeccabile al tavolo apparecchiato all’ esterno su un paesaggio rilassante. In caso di pioggia o di tempo incerto la colazione si svolge all’interno. La tenuta offre la possibilità di pranzare o di cenare, è sufficiente comunicarlo al cameriere al mattino. Abbiamo quindi usufruito di questa possibilità per due sere . La tenuta offre anche un campo da tennis, un piccolo campo da bocce, e una piscina. Abbiamo così potuto alternare gite esplorative a riposanti pomeriggi a prendere il sole. Il Piemonte è sicuramente una regione poco conosciuta se non forse per gli amanti del Vino, Eppure è ricca di piccoli borghi con chiesette suggestive, paesaggi verdeggianti pieni di filari di viti e di …..noccioli. Si perchè non scordiamoci che ad Alba c’è la sede della Ferrero ! Nella città merita sicuramente una visita anche la cattedrale di San Lorenzo.

Acqui Terme, chi non ha sentito parlare di questa cittadina ? E’ il luogo più turistico che abbiamo visto. Non distante dalla Liguria è sicuramente meta di tanti vacanzieri della riviera che si spostano per visitare questa cittadina molto accogliente. La città è veramente molto carina è offre scorci interessanti

La fontana a gradini che ci accoglie all’ingresso della città è un ottimo biglietto da visita, anche se la fontana con l’acqua a 74.5° è sicuramente la principale fonte di attrazione, Dove la possiamo trovare ? nella famosa piazza della Bollente

Il Piemonte è certamente tra le regioni meno pubblicizzate a livello turistico. Se pensiamo tuttavia a Torino come ex capitale d’ Italia non sarà così difficile immaginare quanta storia ha da raccontarci questa terra. Piccoli paesini o città più importanti, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Per chi si avventurasse per la prima volta suggerisco di prendersi del tempo e visitare l’ elegante Torino, forse meno modaiola di Milano, ma ricca di Palazzi e strutture del primo novecento che mi hanno fatto pensare a una Parigi “nostrana”. I prezzi, cosa da non sottovalutare mai, sono veramente competiti. Facendo il confronto ovviamente con la mia terra ( Emilia Romagna ), devo riconoscere che l’offerta incontrata è sicuramente molto vantaggiosa, ad esempio ad Asti in centro ci sono ristoranti o piccole trattorie che offrono menu a prezzo fisso a partire da 10 Euro ! Alle porte di Asti abbiamo cenato in una vecchia stazione di campagna riconvertita a ristorante, molto curata nei dettagli, simulava una carrozza ristorante degli anni 50, una piacevole alternativa al classico locale !

Spero con la mia descrizione di avervi invogliato a conoscere questa terra che nasconde in se tanta Storia .

HOTEL o APPARTAMENTO ?

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Anche se nel 2020 parlare di vacanze risulta un po’ anomalo, il quesito ci si ripropone ogni anno, soprattutto se siamo genitori. ” meglio l’hotel o l’appartamento ? ” C’è chi preferisce l’appartamento per non avere vincoli di orario, per poter gestire il bambino senza stravolgergli la vita, per continuare con l’alimentazione che aveva a casa. Altri invece preferiscono la comodità dell’hotel, dove non devi pensare a nulla, tutto è organizzato e gestito dal personale dell’albergo, ma il rischio è quello a volte di dover fare la fila al buffet, o di trovare cibi che non piacciono ai nostri figli …..Quindi quale è la soluzione migliore ? I primi 2 anni di vita di Lorenzo avevamo optato per un appartamento, era vicino al mare, situato in un palazzo dove vivevano i padroni di casa e i loro genitori, quindi una situazione di massima tranquillità. E’ stata per quel periodo sicuramente la soluzione migliore anche perchè ci potevamo permettere quasi 3 settimane di vacanze. Poi mio marito ha cambiato lavoro e i tempi delle ferie si sono ridotti. Abbiamo quindi optato per l’albergo, in modo che anche io potessi riposarmi. Ho scelto questa soluzione per abituare mio figlio alla vita in comune con altre persone, il rispetto per gli spazi altrui ( non gli ho mai permesso di alzarsi da tavola e scorrazzare tra i camerieri ) e soprattutto cercare di fargli provare cibi che non conosceva, anche se Lorenzo è sempre stato un bimbo abbastanza abitudinario nei gusti alimentari . Nel 2012 abbiamo deciso di provare la formula del B&B. Lory era già più grandino ed è stata un ottima soluzione, avevamo la colazione compresa, non avevo un grande appartamento da gestire ma solamente una camera che mi veniva pulita. Un’ altra ottima soluzione che ho provato con Lorenzo grandicello è stato il campeggio. Attualmente in Italia si trovano molti camping ben curati che strizzano l’occhio ai villaggi, sono infatti corredati di piscina e animatori. Il campeggio permette la libertà di un appartamento ma l’organizzazione di un villaggio vacanze, spesso all’interno oltre ad un piccolo market si può trovare un ristorante con prezzi accessibili. Quest’ ultima soluzione è ottimale non solo se si hanno figli piccoli ma anche adolescenti perchè hanno la loro libertà di movimento e soprattutto è facile per loro farsi nuovi amici . Quindi a questo punto non vi resta che provare la formula più adatta a voi e fatemi sapere !

LA CONFESSIONE

segue il volo

Parigi è una città che non mi stanco mai di visitare, nonostante abbia tutti i problemi che una grande metropoli ha, traffico compreso.
Il nostro Hotel, villa Modigliani, è situato nel quartiere di Montparnasse. Amo questa zona, c’è un grande Boulevard dal quale si può ammirare in lontananza la Tour Eiffel.
Dopo aver sbrigato le incombenze in portineria, saliamo in camera e mi butto sul letto .
<< Allora ragazze avete deciso cosa fare ? avete già un programma? >> chiedo mettendomi a sedere mentre mi tolgo le scarpe.
<> risponde Carlotta << Sei riuscita a spostare il giorno di vacanza a giovedì ? >>
<< Certo ! “Mr pesantezza “ me lo doveva visto che mi ha obbligato a lavorare Venerdì. >> rispondo.
<< Wow perfetto! >> esclama Laura << 4 giorni da vivere nella città dell’amore .>>
<< Sono veramente molto contenta 4 giorni tutti per noi. Ma ora cosa vorresti fare ? Sei Stanca ? >> chiede Carlotta
<< No, non sono stanca ma visto l’ora pensavo di andare a cercare qualche Bistrot lungo il Boulervard qui vicino e poi magari prendere un taxi e farci portare a ” la scala ” che ne pensate? >>
<< Per me va bene. Ho giusto voglia di fare due salti. >> risponde Laura.
<< Laura non ti assicuro che ci sarà la musica house che tu ami tanto, ma ti garantisco che è una delle discoteche più modaiole. >>
<< Non importa, sai che la musica mi scatena. Mi adatterò. >>
E’ proprio questo che a volte mi preoccupa di Laura, il suo scaternarsi !
Faccio una doccia rigenerante e ci prepariamo per uscire.
Di solito in questo periodo, fine marzo, il clima a Parigi è ancora freddo. Quindi decido di indossare un pantalone skinny nero con décolleté nere senza calze e una maglietta rigorosamente maniche lunghe. Sono troppo freddolosa e già non mettere le calze è un azzardo per me. Laura invece è una temeraria: vestitino mini leggerissimo e tronchetti tacco 12 . Che invidia, qualsiasi cosa indossi la rende super sexy. Carlotta invece è l’eleganza fatta persona. indossa un semplice pantalone a sigaretta bordeaux e una camicia in chiffon cipria con décolleté nere.
Usciamo e camminiamo a piedi fino al Boulevard e scegliamo un bistrot che sembra uscito da una cartolina dei primi del novecento.
<< Ieri sera abbiamo girato per mezz’ora alla ricerca di un ristorante che avesse qualche piatto italiano nel menù. >> mi racconta Carlotta.
<< Non è colpa mia se non ho voglia di mangiare cibi con uno spiccato profumo di formaggio andato a male o se non voglio stordire qualcuno con un alito all’aglio Non sai mai chi puoi incontrare >> risponde piccata Laura.
<< Laura non ti preoccupare, mi ha fatto piacere anche a me mangiare un piatto di pasta. >> risponde dolcemente Carlotta.
<< E ora come fai, cosa hai intenzione di ordinare? >> chiedo a Laura.
<< Nessun problema prima di entrare ho visto che fanno la cotoletta. >> risponde prontamente.
Come faccia questa ragazza a mangiare per due senza mettere su neanche un etto. Non me lo so proprio spiegare !
Ci accomodiamo in un tavolino vicino alla vetrata. Laura ordina la sua cotoletta, tutta soddisfatta. Carlotta ed io scegliamo qualcosa di più leggero: due ” salade de chevre chaud “.
<< Carlotta sei emozionata ? tra due mesi ti sposi ! >> Chiedo
<< In realtà no e questo non mi rende felice. Ho sempre sentito le mie amiche che non dormivano di notte per l’eccitazione. Io invece mi sento come se stessi organizzando una festa qualsiasi. Forse è perché Giorgio lo conosco fin dai tempi del liceo. Dopo esserci diplomati abbiamo iniziato l’università nella stessa città anche se facoltà diverse. Quindi era normale andare a vivere insieme per dividere le spese. Terminati gli studi abitare insieme era oramai diventata una consuetudine. Quindi non avrò nessun cambiamento nella mia vita se non che avremo un anello al dito che ci ricorderà l’ufficialità della nostra convivenza. >>
Guardai la mia amica con un po’ di tristezza. Il giorno del matrimonio è sempre descritto come il giorno più bello, nonostante lo stress da preparativi. Ma Carlotta sembra quasi annoiata da ciò che le sta capitando e questo non è da lei .
<< Carlotta, scusa se te lo chiedo in maniera così diretta, ma ci sono dei problemi con Giorgio? >> domando con un po’ di titubanza.

In realtà no. E’ tutto come sempre. Forse è questo. Io non mi sarei mai sposata, almeno non ora. Avremmo potuto farlo con la nascita di un figlio. Stiamo così bene e sposarmi mi pesa come un passo doveroso da fare. Mi sembra quasi che Giorgio lo faccia più per soddisfare le aspettative di familiari e amici. >>
<< Avresti voluto un matrimonio più romantico, una dichiarazione da romanzo rosa e una luna di miele da 9 settimane 1/2 ? >> chiede Laura sempre diretta e con poco tatto.

<< Non so. Sono così tanti anni che viviamo insieme che forse aspettarsi del i fuochi d’artificio sarebbe troppo. Ma avrei voluto che questo passo Giorgio lo sentisse col cuore e non con la testa. Ho questa impressione, che per lui sia una tappa scontata della nostra vita a due, quasi un atto dovuto >>
<< Ma ne hai parlato con Giorgio ? >> chiedo per provare a capire meglio la situazione.
<< Ecco vedi anche questo. Mi aspettavo che dopo tanto tempo Giorgio capisse,…mi capisse. Invece non si è accorto di nulla. Pensa che la mia calma sia solo una peculiarità del mio carattere. >>
<< Ma lo ami ancora ? >> Laura non si smentisce mai !
<< Questa è l’unica cosa di cui ero certa fino a questo momento. So ragazze che può sembrare strano. Se ami un uomo e lui ti chiede di sposarlo, una dovrebbe essere al settimo cielo. Purtroppo io non riesco a sentirmi così. E’ per questo che sto mettendo in dubbio anche ciò che credevo certo: il mio sentimento >>
Io non sono una persona romantica, Almeno credo. Carlotta invece lo è sempre stata e in Giorgio ha trovato il partner giusto. La ricopre di mille attenzioni e gesti così ” zuccherosi ” da rischiare il diabete ! Ecco perché le parole della mia amica mi lasciano senza parole.
<< Non sposarlo ! è semplice. Ascolta i tuoi ripensamenti. Digli che ti vuoi prendere un periodo di pausa ! >> dice Laura con naturalità mentre affetta la sua cotoletta.
<< Scusa credi che questa sia la soluzione ? Credi che ad ogni problema che si presenta nella vita basti voltarsi e prendere un’altra direzione ? >> chiedo a una Laura masticante.
<< Perché star male allora ! io faccio così. Una cosa non va ? la elimino dalla mia vita e riparto ! >> risponde Laura.
A pensarci bene è vero. Lei si è sempre comportata come il video gioco degli anni ottanta, il Pac-man, che quando incontrava un ostacolo cambiava direzione.
<< Emma non dovresti essere meravigliata, in fondo tu non sei molto diversa da me L’unica differenza, se la vogliamo trovare, è che io agisco alla luce del sole mentre tu inconsciamente agisci fino a farle concludere le cose. >> dice Laura mentre Carlotta mi guarda come a darle ragione.
Come? E’ così che mi vedono le mie amiche ?
<< Laura non mi sembra. Sono stata un anno con Aldo e mi sono molto impegnata fino all’ultimo giorno per far funzionare il rapporto >> dico con risentimento.
Laura ribatte << Ne sei sicura? Credo che in cuor tuo avessi già deciso che la tua relazione era finita da tempo. Non ti ho visto soffrire, disperarti. Il giorno dopo che vi siete lasciati hai accettato di partire con me per un week end a Firenze. Ti ricordi ? >>
Caspita è vero !!!
<< Anzi ti dirò di più, eri talmente felice e rilassata che hai messo su un po’ di ….peso. >>
Cosa !!! ma come si permette !!! Guardo il mio riflesso nella vetrina del locale e con sorpresa vedo il mio viso più pieno, Gli abiti non sono certo stretti, ma devo ammettere che la maglietta la riempio meglio .
Aiuto, ha ragione !!!
<< Emma sei bellissima come sempre, non stare ad ascoltare Laura. >> dice dolcemente Carlotta vedendomi preoccupata.
<< Certo che non sei diventata brutta ! Volevo solo farti notare che sei rilassata, non certo stressata per la rottura di una relazione. >> cerca di salvarsi Laura.
Le sorrido << Non ti scusare. Adesso che me l’hai fatto notare non posso che darti ragione. Nella mia testa volevo chiudere il rapporto ma non ne avevo il coraggio. Quindi ho iniziato a comportarmi in modo tale da essere lasciata >>.
Finiamo la cena pensando a quello che ci eravamo dette, paghiamo il conto e andiamo alla ricerca di un Taxì.

IL DO UT DES DI INSTAGRAM.

Sono una neofita di Instagram, Non l’ho mai preso in considerazione perchè mi dava l’idea di essere una vetrina di foto “patinate”. Poi nel 2018 ci sono capitata, non mi ricordo neanche il motivo che mi ci ha portato. Piano piano mi ci sono affezionata. Capitava in un periodo vuoto. Ero alla ricerca di un lavoro, convalescente da una malattia, con la voglia di riprendere la mia vita in mano. Ho colto la palla al balzo e ho iniziato a postare foto come se fosse un diario nel quale riporre ricordi. Non so se è dovuto alla mia generazione o se è una mia personale interpretazione ma ho sempre visto i social non come piattaforme per socializzare ma come palcoscenici dove “raccontarmi”.Probabilmente essere una “mancata ballerina” un po’ mi pesa e ho quindi cercato un mio proscenio e mi sono accontentata di un pubblico virtuale, ma soprattutto ho cambiato la disciplina artistica buttandomi sulla “narrativa”. Instagram a differenza di Facebook impone la presenza di una immagine per poter esprimere un concetto e se questo inizialmente mi infastidiva, oggi è uno stimolo per cercare una foto che racconti la mia didascalia. Le differenze tra i due social sono notevoli; mentre con facebook parti alla ricerca di amici vecchi e nuovi, Instragram cerca amici per te che prendono il nome di followers. Questa parola che, tradotta in italiano è un pochino inquietante “seguaci”, è il perno di tutto il meccanismo, il numero assume la stessa importanza che hanno i famosi centimetri per gli uomini, più è alto più sei “desiderato”. Sì perchè quando hai molti followers assumi quella importanza riconosciuta da tutti nell’era moderna, che spesso non dipende da nessuna qualità tangibile se non di saper fare belle foto, di esser fotogenica o di apparire bene in video. Non è necessario parlare bene l’italiano, avere una voce gradevole, sapere bene una lingua straniera, tutte doti che in passato si richiedevano a uno speaker o a uno scrittore, per diventare un famoso “influencer” spesso basta un grosso colpo di …….fortuna ! Ma come si fa ad aumentare i followers ? se fate questa domanda su google vi si aprirà un mondo con suggerimenti più o meno leciti. La via più breve è quello dell’acquisto. Sì avete capito bene, esistono siti preposti nella vendita di followers.. Ultimamente ho anche letto che è possibile acquistarne un grosso quantitativo ma aggiungerli ” un po’ alla volta ” per dare un senso più realistico alla crescita del profilo. Su questo argomento potremmo scrivere un libro, ma sono argomenti ampiamente sviscerati su internet da persone con più competenza della mia, dico solo che ho provato ad applicare le tecniche per capire se è “tutto oro quello che luccica” nella pagina di alcune persone che negli ultimi mesi sono cresciute di un numero considerevole di “seguaci” e posso dire che il sospetto che dietro ci sia un acquisto, mi è balenato ! Ci sono poi metodi meno illeciti ( concedetemi il gioco di parole ), dove un gruppo di persone decidono di seguirsi a vicenda e di mettere “mi piace ” e commentare i feed pubblicati. L’idea potrebbe essere interessante se si vede l’opportunità di accrescere la sfera di amicizie e soprattutto se tutti “seguissero” le regole del gruppo, ma purtroppo non è così. Ci sono persone che ti mettono un distratto like o ti commentano con una emoticon solo nel momento che hanno necessità che tu ricambi il loro feed. In poche parole ti faccio il favore di mettere mi piace al tuo post, che non ho neanche letto, se tu lo metti al mio. Perdonatemi ma alla mia età posso venirvi incontro ma dopo l’ennesima foto di un bambino sorridente con stucchevole didascalia sul futuro e l’amore materno …..PASSO ! Se uno mi chiedesse ” ti piacerebbe avere molti followers ? ” risponderei ” Caspita sì !!!” ma vorrei soprattutto persone interessate a ciò che scrivo e pubblico, non una CLAQUE ! ….. E qui arriviamo all’ultimo modo per accrescere i followers, il più difficile e il più appagante a mio avviso : creare un profilo che piaccia, che dica qualcosa di interessante, che si differenzi dagli altri, che abbia un contenuto che vada oltre a una bella fotografia. Non tutte abbiamo lo stesso gusto, non tutte siamo esperte di fotografia, io ad esempio non lo sono. Quindi quando mi metto davanti un quadro, una immagine, non riesco a notare i dettagli tecnici ma riesco a dire se ciò che vedo mi piace per ciò che mi trasmette. Su instagram abbiamo anche la possibilità di accompagnare la visione con un racconto ….ecco quando c’è “compatibilità” tra le due cose ( fotografia e descrizione)…per me è un bel contenuto . Quindi se siete come me, un po’ “ribelli” e non amate le persone che vi riempiono la pagina di cuoricini senza mai scrivere nulla, che vi dicono “come sei bella” anche se avete pubblicato la foto del vostro bagno ( mi è capitato di leggerla sotto una “influencer” che sta diventato moooolto famosa ), che a volte pubblicate una foto discreta con un commento nel quale credete ma che riceve si è no 5 visualizzazioni ….beh sappiate che il vostro lavoro probabilmente non è banale, che richiede un piccolo sforzo per essere capito, ma che questo lo rende non un prodotto “commerciale” fatto in serie ma ” un pezzo unico” !

ELITƎ

Sono sincera ogni volta che aprivo Netflix e che mi comparivano le locandine, snobbavo questa serie. Non so per quale motivo ma, senza leggere la trama, mi ero immaginata una storia completamente diversa, sullo stile del telefilm americano Gossip girl…. Invece una piacevolissima sorpresa. Come oramai di consuetudine nei telefilm spagnoli, ritroviamo attori che hanno recitato nelle serie in voga in questo periodo: VIS A VIS e LA CASA DI CARTA. Jaime Lorente, l’attore che ha interpretato Denver, anche in questo telefilm interpreta un ragazzo sbandato NANO, appena uscito di galera, con un futuro incerto e con poca voglia di mettersi sulla retta via; quindi una figura in linea con il personaggio interpretato nella casa di carta. Miguel Herrán, interprete di Rio, invece in questa serie riveste il ruolo di un ragazzo di umili origini ,Christian, irriverente e che non si sottrae a nulla pur di entrare a far parte del mondo fintamente patinato in cui si è ritrovato suo malgrado. Una parte decisamente lontana dal “cervellone” informatico della “casa de papel”. Elisabet Gelabert è una attrice che anche in Vis a vis interpreta un ruolo di comando, la direttrice del carcere, instabile dopo l’abbandono del marito diventa la pedina del perfido dottore della prigione. In questo telefilm è invece la direttrice della scuola, anche in questo caso la sua figura è quella di una donna fragile, manipolata dai genitori ricchi degli studenti e che a seguito della dichiarata omosessualità del figlio ( anche lui studente della scuola ) si separa dal marito. Irene Arcos la ritroviamo in un ruolo molto marginale in Vis a Vis, il suo personaggio esce di scena senza alcuna spiegazione. E’ la moglie di Fabio, la guardia che si innamora della detenuta Macarena . In Elite il suo ruolo potrebbe avere maggiore risonanza, è la madre di Nano e Samuel ( due protagonisti della prima stagione ). Tuttavia non riesce ad avere una maggiore incidenza e anche in questo telefilm esce di scena in punta di piedi. La trama appare all’inizio semplice e priva di colpi di scena, invece invito lo spettatore a portar pazienza perchè in breve tempo si ritroverà alla fine della terza stagione con la speranza che vengano presto registrate la 4 e 5 serie, così come promesso. Un gruppo di ragazzi di una scuola pubblica ricevono una borsa di studio per frequentare Las Encinas, prestigioso liceo di Madrid. La loro presenza risulta indigesta fin dalle prime scene e non mancano atti di bullismo e di umiliazione per questi 3 ragazzi che però dimostrano un carattere forte, frutto dall’ambiente da cui derivano. L’omicidio di una delle ragazze in vista della scuola è il punto d’inizio di questa intricata storia dove i ragazzi pur essendone i protagonisti non sono altro che lo specchio delle loro famiglie,e dell’ambiente in cui sono cresciuti. Il telefilm non si fa mancare nulla, oltre all’omicidio le scene di sesso non si risparmiano, ma neanche il classico amore giovanile e il superamento delle barriere sociali e religiose. Come abbiamo già visto nella casa di Carta la narrazione avviene per ritroso, per flashback . Un metodo molto utilizzato, che tiene lo spettatore ancorato al video e che gli fa dire….”ecco perchè …..” A chi consiglio questo telefilm, a chi ha iniziato il filone spagnolo e vuole segnare un’altra “tacca”, a chi ama i film dove il colpevole è già chiaro alle prime scene ma chissà perchè non ci crediamo fino a quando non vediamo la parola fine, a chi non ama i film per ragazzi perchè in questo caso ci si dimentica presto dell’età dei giovani che appaiono molto più adulti di quanto ci si potrebbe aspettare. Quindi buona visione !

IL VOLO

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Certo che il mio capo quando ci si mette è proprio pesante. Avevo chiesto un giorno di ferie per partire con le mie amiche e andare a festeggiare l’addio al nubilato di Carlotta. Invece ho dovuto partecipare a una stupidissima riunione che poteva essere tranquillamente posticipata. Mi toccherà partire domani, volare da sola e questo mi terrorizza. Io amo viaggiare, vorrei avere più tempo per poterlo fare, ma allo stesso tempo il tragitto mi mette sempre ansia.
Inutile pensarci ora Finisco di preparare il bagaglio a mano e poi cerco di riposarmi. Magari sarò più rilassata.
La sveglia suona alle 8.30. Ho tutto il tempo di farmi una doccia, vestirmi e recarmi all’aeroporto. Il volo parte alle 14.00.
Mi preparo un caffè e mangio due biscotti, non voglio appesantirmi. Poi chiudo la valigia. No, aspetta devo mettere il mio ebook in borsa. Non viaggio mai senza. Magari lo leggerò in volo, così sarò distratta.
Abbigliamento comodo un piumino 100gr, un jeans, una t-shirt oversize e sneaker. L’immancabile sciarpina, quasi la mia copertina di Linus, sempre presente nei miei viaggi. Breve sguardo allo specchio. Si posso andare. 40 minuti dopo sono già all’aeroporto. Individuato il desk dove mi rilasceranno il biglietto, mi metto alla ricerca di un bar, dove comprare una bottiiglietta d’acqua e un tramezzino. Cerco un posto da sedere un po’ lontano dalla folla e mi gusto il mio pranzo. Prendo dalla borsa il mio ebook e leggo alcune pagine. Amo la storia di questa ragazza che dopo esser stata lasciata dal fidanzato durante una vacanza, si inventa un nuovo lavoro e una nuova vita in un paese sconosciuto. A volte vorrei avere io questa forza di reinventarmi. Il tempo passa velocemente e posso già mettermi in fila per il check-in. Posto a sedere 12 D. per fortuna non sono vicino al finestrino. Soffro di vertigini, poi non ho alcuna voglia che il mio vicino di posto si sporga verso me per vedere fuori, che poi chissà che c’è da vedere !
Mi avvio con calma al gate e seguo il serpentello per raggiungere il controllo di sicurezza. Per essere marzo ce ne sono di persone che partono ! La tizia dietro di me sembra aver fretta, mi sta letteralmente attaccata. Apro la valigia e tiro fuori i sacchettini con i prodotti formato viaggio, mentre dalla borsa tiro fuori l’ebook e il cellulare. Passo sotto il metal detector e la Tizia con tacco dieci mi è dietro smaniosa. Afferro tutto velocemente e ripongo il cellulare in borsa e il resto in valigia e mi dirigo alla ricerca del gate numero tre. Caspita i posti a sedere sono quasi tutti occupati. Parigi è una meta che attira tutto l’anno. Decido quindi di sedere al gate quattro prestando sempre l’orecchio a ogni annuncio.
Eccomi in fila per l’imbarco e l’ansia comincia a farsi sentire. Prima di salire mettono il bagaglio a mano nella stiva quindi ho solo la mia borsetta. Trovato il 12 D, dopo essermi tolta il piumino, mi metto a sedere, sistemo il seggiolino, ripongo la borsa sotto quello davanti a me e mi allaccio la cintura. Sento una presenza accanto a me. Mi volto e vedo un ragazzo sui 25 anni, alto circa 1,75, biondo, occhi verde oliva, carnagione dorata che mi fissa. In pochi secondi realizzo che è il mio “compagno di viaggio”. Stacco la cintura e lo faccio passare. Il ragazzo ha una calma invidiabile. Si è già tolto la giacca che ha sistemato nella cappelliera. Si sistema al suo posto, apre le bocchette dell’aria condizionata. Si infila la felpa sulla camicia. Estrae dallo zaino, prima di riporlo sotto il sedile di fronte, il cellulare, gli auricolari e un ebook. Caspita mi fa sempre strano vedere un ragazzo giovane con un libro in mano.
Si infila le cuffiette e chiude gli occhi. Come lo invidio! beh aspetta posso prendere anche io il mio ebook…..Nooo! Per colpa della Tizia ho riposto il mio adorato “libro” nella valigia che ora è nella stiva.
L’hostess ha già iniziato a dare le istruzioni di sicurezza che tutti guardano ma che credo in pochi si ricorderebbero in caso di effettiva necessità. L’aereo si mette in posizione e inizia ad accelerare, si stacca dal suolo. Bene siamo partiti. Respira, respira, respira….
Siamo in viaggio da mezz’ora e …cosa è stato? Un vuoto d’aria, poi un altro ancora poi trema tutto! Ma che sta succedendo ?
Ecco un altro vuoto d’aria e nell’aereo si sentono dei gridolini di preoccupazione.
Un altro sobbalzo ed io allargo le mani ed invece di afferrare il poggiolo afferro le mani del ragazzo, che apre gli occhi mi guarda.
Caspita che figuraccia, lo guardo e sussurro un << I’m sorry. >> Lui gentilmente mi porge la sua mano per rassicurarmi. Non è credibile che un ragazzino cerchi di rassicurarmi, quindi gentilmente rifiuto. Ma sono ancora terrorizzata. Lui deve essersene accorto, si stacca una cuffietta dall’orecchio e me la porge. La avvicino al mio e parte una musica francese che mi ricorda molto lo stile dei Manu Chao. Quanti ricordi del passato che riaffiorano. Non me ne accorgo ma sto già meglio.
Siamo atterrati. Il resto del volo è stato tranquillo probabilmente era stata solo un po’ di turbolenza sopra le Alpi.
Restituisco l’auricolare al proprietario e ringrazio << Thanks. >> Poi mi avvio all’uscita. Meglio non soffermarsi troppo, non ho alcuna voglia di intavolare una conversazione di circostanza.
Esco dal gate e cerco con lo sguardo le mie amiche.
Ad aspettarmi ci sono Laura e Carlotta. Laura è la più esuberante tra di noi. Il suo motto è “ogni lasciata, è persa “. Ha 30 anni, è la più giovane del gruppetto. E’ certamente una ragazza che non passa inosservata. Alta 1,70, carnagione olivastra, grandi occhi verde-nocciola, e una massa di ricci castano-ramato.
Carlotta ha 31 anni ed è la festeggiata. Tra due mesi si sposerà con il ragazzo di sempre: Giorgio. Lei è l’esatto opposto di Laura. Non ho mai incontrato una persona più calma e tranquilla di lei. E’ veramente difficile litigarci. Con questo non voglio dire che sia una persona senza spina dorsale. Al contrario, ha le idee ben chiare. Ma ha un modo di esporle che è difficile dirle di no. Sicuramente il suo aspetto la aiuta molto. Minuta, con lunghi capelli biondo chiaro, una carnagione diafana e due grandi occhi blu. Come si fa a discutere con un angelo ? Poi ci sono io. Sono la più grande ( mi rifiuto di usare il termine vecchia ) ho 33 anni. Sono un giusto mix tra le mie amiche. Non sono alta come Laura e non sono magra come Carlotta. Potrei dire che sono una normale 42, sviluppata in 1,63 di altezza. Ho capelli medio lunghi biondo scuro e due occhi verdi a mandorla, il mio punto di forza. Non sono certamente dolce come Carlotta, ma sono più riflessiva di Laura.
Ecco che vedo le mie amiche. Agito la mano e mi vedono.
<< Emma hai fatto buon viaggio ? >> chiede Carlotta
<< Insomma. Per me è sempre difficile giudicare buono un viaggio. >>
Ci avviamo all’uscita in cerca di un taxì quando sento dire << Au revoir. >> Mi volto ed è il ragazzo dell’aereo che mi saluta.
Subito Laura che non le sfugge nulla mi chiede << Chi è il ragazzino? >> – << il mio vicino di seggiolino. >> rispondo in maniera evasiva. Di certo non ho alcuna voglia in questo momento di raccontare quanto accaduto. Soprattutto a Laura. Ci sarà tempo.
Ma Laura non è una che si arrende e subito incalza << Grazioso, hai dovuto tenergli la mano per il viaggio per rassicurarlo ? >>
Arrossisco, non ci posso far nulla è sempre stato così. Il mio tallone d’Achille. Quando mi sento in imbarazzo divento rossa….
<< Ecco, veramente è stato lui che si è offerto di tenermi la mano, ma ho rifiutato e quindi…>>
<< Quindi ? >> chiede Laura sempre più curiosa.
<< Quindi mi ha fatto ascoltare la musica che stava ascoltando anche lui e mi sono tranquillizzata. E ora cerchiamo un taxi sono stanca e vorrei andare in hotel. >> Il mio tono si è fatto un po’ sbrigativo e subito Carlotta interviene
<< Laura lascia stare Emma. Sai che non ama volare sola. Forza cerchiamo un taxi ! >>

MAD MAN

Con il termine MAD venivano chiamati gli uomini che lavoravano come creativi pubblicitari a Madison Avenue, giocando con il doppio significato di ” matto ” ma anche di abbreviazione della parola Madison. Questo telefilm fa un salto indietro nel passato, ai favolosi anni 60 con gli uomini in giacca e cravatta, sempre molto curati e le donne al pieno della loro femminilità ma purtroppo sempre tre passi indietro agli uomini, soprattutto nel mondo del lavoro. E’ questo uno dei tanti aspetti di questo telefilm, mostrare in maniera cruda uno spaccato di quella società che spesso nei film dell’epoca veniva rappresentata in maniera patinata. Il passare degli anni nelle varie stagioni della serie tv ci mostra il cambiamento della società americana, se prima l’abuso di alcool e il fumo erano quasi la normalità piano piano vediamo entrare in scena l’uso delle droghe più o meno pesanti fino all’ LSD assunta da uno dei personaggi per provare una esperienza mistica e spirituale e una esaltazione delle emozioni . La trama è abbastanza semplice, è il racconto della vita di un creatore pubblicitario che lavora in una famosa agenzia pubblicitaria a New York, il tutto ambientato in un periodo storico ricco di avvenimenti, ad esempio l’attentato a J.F. Kennedy, che interagiscono con la vita dei vari personaggi. Il protagonista Don Draper nasconde un passato misterioso che ci viene svelato a piccoli passi durante tutta la serie tv. Un passato determinante nelle scelte di vita, un passato da nascondere. L’analisi dettagliata e precisa della società fanno a mio parere il punto cardine di questo telefilm. Il finale è interpretativo ….senza spoilerare nulla posso dire che vi sono due correnti di pensiero sul reale significato dell’ultima scena….quindi non vi resta che vedere il telefilm e poi capire a quel corrente appartenete. A chi consiglio questo telefilm? a chi avrebbe voluto vivere negli anni sessanta, a chi dopo aver visto “la casa di carta ” e ” vis a vis ” vuole prendersi una pausa dallo “stile spagnolo” e ritornare alle origini del telefilm americano, a chi piacciono i personaggi complessi, da analizzare, in conclusione a tutti colori che arrivati all’ultima scena hanno voglia di rivederlo perchè sono convinti che una seconda visione gli fornirebbe una chiave di lettura diversa. Quindi Buona visione !

L’AMORE NEL TEMPO

Un pomeriggio sono andata  sul terrazzo per pulirlo e ho visto lontano, su una panchina, un vecchietto. Era solo, guardava davanti a se e ogni tanto volta la testa a sinistra. In fondo al viale c’è l’ospedale.  Il mio primo pensiero è stato“ ma non sa che deve stare a casa ?!”, ma poi ho continuato con i miei lavori, in fondo erano in pochi quelli che rispettavano la quarantena !Verso sera ero uscita nuovamente sul terrazzo per innaffiare i fiori e il vecchietto non c’era più.Visto che questa quarantena non ci permetteva di uscire, avevo messo sul balcone una poltroncina e avevo deciso che al pomeriggio mi ci sarei seduta a leggere per prendere un po’ d’aria. Mi sono voltata ed eccolo là, come il giorno prima, stessa panchina, stesso sguardo che vagava tra il campo davanti a lui e l’ospedale.“Beh se vuole rischiare non possiamo farci nulla” avevo pensato e avevo iniziato a leggere. Dopo una mezz’ora mi ero alzata per andare a bere un thè. Il vecchietto era sempre là, non si era mosso neanche quando ero tornata dopo la mia pausa.Il giorno dopo e quello dopo ancora, per tutta la settimana il vecchietto era là,  seduto sulla panchina.  La cosa mi aveva stupito, ma non  gli avevo dato peso fino all’arrivo del weekend, quando non lo avevo visto al solito posto e non lo avevo visto neppure Lunedì e dentro di me avevo pensato “ Bene ! qualche figlio lo avrà costretto a stare a casa.” , ma solo dopo tanto tempo ho saputo da una mia vicina di casa la triste storia del sig.Attilio.Attilio abitava nel mio quartiere, nella prima casa in fondo alla via. Aveva abitato sempre lì, da quando sul finire degli anni 60 era stato costruito questo quartiere. Si era trasferito nell’ appartamento insieme alla moglie Elvira, subito dopo il matrimonio, quando lui aveva poco più di vent’anni e la moglie era da poco diventata maggiorenne.Gli era sembrato un sogno costruire una famiglia con la ragazza di cui era da sempre innamorato. Si erano conosciuti nel gruppo parrocchiale.Per lui era stato amore a prima vista, lei più timida non aveva subito corrisposto, ma il corteggiamento di Attilio non le aveva dato modo di dubitare del suo amore.Dopo poco più di un anno che si erano trasferiti, nacque il loro primo figlio, Giovanni, un bellissimo bambino tutto assomigliante alla mamma.Attilio ed Elvira erano al settimo cielo, non potevano desiderare di più. Lui aveva un buon lavoro in comune e lei si prendeva cura dei suoi due uomini.Dopo due anni nacque il loro secondogenito, Matteo.Rispetto a Giovanni era più piccolino e fragile. Fin dai primi anni di vita  si era capito che Matteo avrebbe avuto problemi di salute. Non soffriva di nessuna patologia particolare, ma bastava un po’ di vento freddo e lui subito si buscava un bel raffreddore e gli veniva la febbre.Attilio ed Elvira aveva quindi iniziato a fare sacrifici per potersi permettere una vacanza all’anno al  mare e passarci più tempo possibile.  I loro sacrifici furono ricompensati e i loro figli crebbero in salute. Gli anni passavano e i due ragazzi riuscirono a laurearsi: Giovanni era diventato architetto e Matteo invece era diventato avvocato.  Quando si erano sposati, entrambi avevano deciso di andare a vivere fuori dalla città, Giovanni in collina e Matteo in campagna.Ma torniamo ai giorni nostri. Elvira si era ammalata, aveva contratto quel virus sconosciuto, ed era questo il motivo che portava Attilio tutti i giorni a sedere su quella panchina, perché a causa delle restrizioni non poteva andare a trovare la sua amata moglie in ospedale.  Si sedeva e in questo modo gli sembrava di esserle vicino. Purtroppo Elvira era morta un sabato mattina. Quando lo avevano chiamato a casa, Attilio si era limitato a dire “va bene “, aveva riagganciato la cornetta del vecchio telefono nel corridoio, si era diretto nel salotto e si era messo a sedere sulla poltrona. Era la sua poltrona preferita, quella sulla quale Elvira aveva appoggiato un centrino da lei ricamato con le loro iniziali e un cuore. Solo in quel momento le lacrime aveva iniziato a scendere dai suoi tristi occhi e non avevano smesso fino a quando Attilio non si era addormentato. Il mattino successivo Giovanni era andato a casa del padre per prendere accordi circa il funerale della madre.Aveva suonato il campanello ma non aveva ricevuto risposta. Con la sua chiave aveva aperto la porta e aveva trovato il padre addormentato sulla poltrona….ma Attilio non era assopito, il cuore non aveva retto e l’uomo aveva raggiunto la moglie Elvira.Ai funerali fu permesso solo ai figli di presenziare.  Molte persone che avevano conosciuto la coppia, nel silenzio  delle loro  case recitarono una preghiera, alcuni con gli occhi lucidi, altri con  il volto rigato dalle lacrime.Ora mi sento in colpa di aver pensato male di quel vecchietto. Ancora oggi se guardo verso la panchina mi sembra di vederlo, un po’ più giovane, con la schiena più dritta. Non è solo, accanto siede una donna dallo sguardo innamorato, si tengono per mano …..PER SEMPRE.

Cotton club

Bessie ha sempre sognato di poter ballare in qualche locale in voga nella luminosa Times Square Ma per il momento si é dovuta accontentare di qualche festicciola sul terrazzo di qualche vicino nella meno elegante Harlem.
Il GRAFFIO sul vecchio disco fa saltare la puntina, ma i “dondolanti” ballerini non ci fanno caso tanto sono inebriati dallo swing.
Bessie è tra le forti braccia di Johnny. Quando balla dimentica tutto, anche il colore della sua pelle fonte di dolore. Sul terrazzo non c’è distinzione tra italiani, portoricani, o gente di colore. Sono solo giovani ragazzi che ballano.
Bessie è nata ad Harlem ma la sua famiglia è originaria della Louisiana. Suo padre non l’ha mai conosciuto. Le hanno raccontato che è morto durante la costruzione della ferrovia di New Orleans. Lei però non ci crede. In casa non c’è neppure una sua foto in ricordo. Questo è molto strano perché la nonna ci tiene molto a quella vecchia scatola di latta con dentro le “ daguerrèotypes “ come le chiama lei, di tutta la famiglia. Di tutta la famiglia meno quelle di suo padre. Non ci crede perché sua madre non ne parla mai con dolore.
Bessie pensa che se le fosse morto il marito lei avrebbe il cuore in POLTIGLIA. La madre invece ha solamente uno sguardo triste. Lavora tanto nella lavanderia a Manhattan. Nascosta nel caldo retrobottega, con altre 5 donne, lavora 10 ore al giorno. Oltre ad essere una lavanderia è anche una tintoria. Bessie sa che il vapore che respira sua madre è VELENOSO. Lo capisce da come tossisce di notte, appena si sdraia nel letto.
Sua mamma fa tutto questo per lei, perché spera di darle una vita migliore.
Bessie non crede che suo padre sia morto perché quando si guarda allo specchio vede la sua pelle chiara. Non è bianca come quella di Abigayle, la ragazza scozzese, ma non è neppure scura come quella di sua madre. E’ più simile a quella di Mariasole, la ragazza portoricana.
Anche i capelli non sono ricci e crespi, ma morbidi e ondulati.
Una volta ha sentito la mamma parlare con la nonna di “ il figlio del Padrone “ così buono, ma non abbastanza per la madre.

Bessie ha 18 anni e sa come va la vita. In certi quartieri le responsabilità ti fanno crescere più in fretta che in altri. Può immaginare il segreto di sua madre, ma non vuole farla soffrire.
Sa nel suo cuore che la mamma ha amato e che è stata ricambiata. Ma i tempi non permettono certi amori.
Domani Bessie inizierà un lavoro part –time nella caffetteria all’angolo. Vuole risparmiare per potersi permettere il favoloso Cotton Club. Chi l’avrebbe detto che un locale così alla moda sarebbe sorto nella “buia “ Harlem.
Vorrebbe che anche la madre si potesse permettere un po’ di divertimento. E’ ancora giovane, ha solo 35 anni, ma ne dimostra 10 di più. Ma la mamma di Bessie è così stanca che a volte non ha neppure la forza di mangiare. Eppure queste sere quando ritorna dal lavoro, sta alzata fino a mezzanotte per cucire l’abito CARMINIO per Bessie. L’abito che indosserà al Cotton Club e che la farà sembrare una ragazza alla moda come tutte le altre. Nessuno avrà dubbi sulle sue origini. Ad accompagnarla sarà la sua amica Betty, una frizzante biondina con i capelli alla garconne e le gonne sempre troppo corte per la nonna di Bessie.
Un pensiero TRANSITORIO rallenta la danza di Bessie….e se andassi un giorno a cercare mio padre ? forse se mi vedesse non avrebbe vergogna di me , forse…. ma poi la musica si fa incalzante e Bessie è di nuovo travolta dallo Swing.


DESIGNATED SURVIVOR

Un giorno scorrendo i titoli su Netflix e nella più completa indecisione sono incappata in questa serie tv. Si compone di 3 stagioni ma a mio gusto l’ultima è la meno bella. Il titolo è veramente identificativo …il sopravvissuto designato. Durante il discorso sullo Stato dell’Unione viene nominato come sopravvissuto designato il segretario della casa e dello sviluppo urbano degli Stati Uniti. Una esplosione al Campidoglio uccide tutti coloro che in linea di successione presidenziale sono prima del Segretario. Il designato, portato in tutta fretta alla Casa Bianca, è nominato Presidente degli Stati Uniti d’ America. La sua inesperienza e il suo carattere non gli renderanno la vita facile fin dall’inizio, ma la sua tenacia lo porterà a farsi apprezzare dal popolo Americano e a scoprire chi si nasconde dietro all’ esplosione. Per la durata delle prime due stagioni il protagonista sembra non essere mai convinto al 100% di essere all’altezza della sua posizione e delle sue capacità. Ho avuto la sensazione che non aspettasse che lo scadere del mandato per ritornare alla sua vecchia carica. Nella terza stagione tutto ruota intorno alla campagna elettorale. Qui vediamo il protagonista molto più sicuro di se, a tratti quasi ” arrogante ” . Questo è uno dei motivi per cui non ho apprezzato gli episodi finali. Altro motivo è il cambiamento quasi totale del cast, i personaggi che fungono da contorno al Presidente ma che hanno un ruolo importante con una loro personalità definita, spariscono quasi tutti nella terza stagione senza una spiegazione…..Tutti questi elementi mi hanno fatto vedere il finale come se fosse un telefilm a se, slegato dai due precedenti. A chi consiglio questo telefilm, a chi ama il genere Americano, fatto di colpi di scena, a chi di solito si “innamora” del protagonista per il suo carisma e tifa per lui fino alla fine, a chi ha amato i Kennedy nonostante gli errori commessi. BUONA VISIONE !