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UNA BANALE STORIA

UNA SECONDA VITA

racconto di fantasia

Photo by Maria Orlova on Pexels.com

Sono entrata in questa fredda stanza. Vi sono fiori ovunque e il loro profumo mi chiude la gola. Non provo nulla. Nessuno si è accorto di me, continuano a versare lacrime. Sono due gruppi di familiari, di parenti, di fratelli.

La bara è chiara e un velo la ricopre. Le mani unite sul ventre reggono un rosario. Il volto non è diverso da quando era viva, impassibile, non mostra sentimenti. Le labbra sottili formano quasi una smorfia di disgusto. Esattamente come quando era viva, non credo di averla mai vista ridere di gusto. I capelli corti sono ancora biondi, devono aver visto il parrucchiere fino a poco tempo fa.

Il viso è pallido ma non l’ho mai visto prendere colore, non l’ho mai visto mostrare un sentimento di gioia.

È vestita di scuro, non ha gioielli, probabilmente sono già finiti nel portagioie di qualcuno.

Continuo a essere invisibile e ne sono contenta. I pianti sono interrotti ogni tanto da un chiacchiericcio sommesso. Staranno facendo l’inventario dei beni.

Chi semina raccoglie, tu cara mia hai seminato odio e ora raccogli indifferenza. I pianti per dovere nascondono le mani vogliose di denaro che frugano dentro le tue tasche.

Nessuno nella stanza guarda la salma. Hai visto, neanche da morta sei la protagonista, tu che avevi indossato la corona e ti eri investita del ruolo di regina madre. La madre non l’hai mai saputa fare.

Hai sempre pensato di ferirmi, ci hai messo molto impegno, te ne devo dare merito. Hai sempre messo più impegno a creare odio che amore.

Mi spiace di non averti dato soddisfazione, per me eri e sarai sempre la mamma di… la nonna di…

Mi hanno insegnato che i sentimenti sono beni preziosi e vanno dati a coloro che li possono capire, non è il tuo caso.

Chissà ora dove andrai, tu hai sempre sostenuto che la tua bontà ti avrebbe fatto guadagnare il paradiso…

Sento la tua voce che dice “lo so che mi odi “Mi dispiace deluderti anche questa volta, per te non provo nulla.

Sarebbe facile odiarti per il dolore che hai dato alle persone a cui voglio bene, ma vorrebbe dire provare un sentimento per te.

Mi avvicino alla bara e faccio il segno della croce. Due volti mi guardano con disprezzo e si voltano per non salutarmi. Ne sono contenta, non ho voglia di urla e insulti, ne ho già ricevuti troppi e gratuiti. Spero che il luogo e la circostanza freni le loro lingue.

Mi volto ed esco, il mio dovere l’ho fatto. Mi siedo su una panchina e aspetto. Mi sento più leggera, anche lui stamattina nonostante il dolore mi ha detto “inizia una seconda vita”.

LA CONFESSIONE

segue il volo

Parigi è una città che non mi stanco mai di visitare, nonostante abbia tutti i problemi che una grande metropoli ha, traffico compreso.
Il nostro Hotel, villa Modigliani, è situato nel quartiere di Montparnasse. Amo questa zona, c’è un grande Boulevard dal quale si può ammirare in lontananza la Tour Eiffel.
Dopo aver sbrigato le incombenze in portineria, saliamo in camera e mi butto sul letto .
<< Allora ragazze avete deciso cosa fare ? avete già un programma? >> chiedo mettendomi a sedere mentre mi tolgo le scarpe.
<> risponde Carlotta << Sei riuscita a spostare il giorno di vacanza a giovedì ? >>
<< Certo ! “Mr pesantezza “ me lo doveva visto che mi ha obbligato a lavorare Venerdì. >> rispondo.
<< Wow perfetto! >> esclama Laura << 4 giorni da vivere nella città dell’amore .>>
<< Sono veramente molto contenta 4 giorni tutti per noi. Ma ora cosa vorresti fare ? Sei Stanca ? >> chiede Carlotta
<< No, non sono stanca ma visto l’ora pensavo di andare a cercare qualche Bistrot lungo il Boulervard qui vicino e poi magari prendere un taxi e farci portare a ” la scala ” che ne pensate? >>
<< Per me va bene. Ho giusto voglia di fare due salti. >> risponde Laura.
<< Laura non ti assicuro che ci sarà la musica house che tu ami tanto, ma ti garantisco che è una delle discoteche più modaiole. >>
<< Non importa, sai che la musica mi scatena. Mi adatterò. >>
E’ proprio questo che a volte mi preoccupa di Laura, il suo scaternarsi !
Faccio una doccia rigenerante e ci prepariamo per uscire.
Di solito in questo periodo, fine marzo, il clima a Parigi è ancora freddo. Quindi decido di indossare un pantalone skinny nero con décolleté nere senza calze e una maglietta rigorosamente maniche lunghe. Sono troppo freddolosa e già non mettere le calze è un azzardo per me. Laura invece è una temeraria: vestitino mini leggerissimo e tronchetti tacco 12 . Che invidia, qualsiasi cosa indossi la rende super sexy. Carlotta invece è l’eleganza fatta persona. indossa un semplice pantalone a sigaretta bordeaux e una camicia in chiffon cipria con décolleté nere.
Usciamo e camminiamo a piedi fino al Boulevard e scegliamo un bistrot che sembra uscito da una cartolina dei primi del novecento.
<< Ieri sera abbiamo girato per mezz’ora alla ricerca di un ristorante che avesse qualche piatto italiano nel menù. >> mi racconta Carlotta.
<< Non è colpa mia se non ho voglia di mangiare cibi con uno spiccato profumo di formaggio andato a male o se non voglio stordire qualcuno con un alito all’aglio Non sai mai chi puoi incontrare >> risponde piccata Laura.
<< Laura non ti preoccupare, mi ha fatto piacere anche a me mangiare un piatto di pasta. >> risponde dolcemente Carlotta.
<< E ora come fai, cosa hai intenzione di ordinare? >> chiedo a Laura.
<< Nessun problema prima di entrare ho visto che fanno la cotoletta. >> risponde prontamente.
Come faccia questa ragazza a mangiare per due senza mettere su neanche un etto. Non me lo so proprio spiegare !
Ci accomodiamo in un tavolino vicino alla vetrata. Laura ordina la sua cotoletta, tutta soddisfatta. Carlotta ed io scegliamo qualcosa di più leggero: due ” salade de chevre chaud “.
<< Carlotta sei emozionata ? tra due mesi ti sposi ! >> Chiedo
<< In realtà no e questo non mi rende felice. Ho sempre sentito le mie amiche che non dormivano di notte per l’eccitazione. Io invece mi sento come se stessi organizzando una festa qualsiasi. Forse è perché Giorgio lo conosco fin dai tempi del liceo. Dopo esserci diplomati abbiamo iniziato l’università nella stessa città anche se facoltà diverse. Quindi era normale andare a vivere insieme per dividere le spese. Terminati gli studi abitare insieme era oramai diventata una consuetudine. Quindi non avrò nessun cambiamento nella mia vita se non che avremo un anello al dito che ci ricorderà l’ufficialità della nostra convivenza. >>
Guardai la mia amica con un po’ di tristezza. Il giorno del matrimonio è sempre descritto come il giorno più bello, nonostante lo stress da preparativi. Ma Carlotta sembra quasi annoiata da ciò che le sta capitando e questo non è da lei .
<< Carlotta, scusa se te lo chiedo in maniera così diretta, ma ci sono dei problemi con Giorgio? >> domando con un po’ di titubanza.

In realtà no. E’ tutto come sempre. Forse è questo. Io non mi sarei mai sposata, almeno non ora. Avremmo potuto farlo con la nascita di un figlio. Stiamo così bene e sposarmi mi pesa come un passo doveroso da fare. Mi sembra quasi che Giorgio lo faccia più per soddisfare le aspettative di familiari e amici. >>
<< Avresti voluto un matrimonio più romantico, una dichiarazione da romanzo rosa e una luna di miele da 9 settimane 1/2 ? >> chiede Laura sempre diretta e con poco tatto.

<< Non so. Sono così tanti anni che viviamo insieme che forse aspettarsi del i fuochi d’artificio sarebbe troppo. Ma avrei voluto che questo passo Giorgio lo sentisse col cuore e non con la testa. Ho questa impressione, che per lui sia una tappa scontata della nostra vita a due, quasi un atto dovuto >>
<< Ma ne hai parlato con Giorgio ? >> chiedo per provare a capire meglio la situazione.
<< Ecco vedi anche questo. Mi aspettavo che dopo tanto tempo Giorgio capisse,…mi capisse. Invece non si è accorto di nulla. Pensa che la mia calma sia solo una peculiarità del mio carattere. >>
<< Ma lo ami ancora ? >> Laura non si smentisce mai !
<< Questa è l’unica cosa di cui ero certa fino a questo momento. So ragazze che può sembrare strano. Se ami un uomo e lui ti chiede di sposarlo, una dovrebbe essere al settimo cielo. Purtroppo io non riesco a sentirmi così. E’ per questo che sto mettendo in dubbio anche ciò che credevo certo: il mio sentimento >>
Io non sono una persona romantica, Almeno credo. Carlotta invece lo è sempre stata e in Giorgio ha trovato il partner giusto. La ricopre di mille attenzioni e gesti così ” zuccherosi ” da rischiare il diabete ! Ecco perché le parole della mia amica mi lasciano senza parole.
<< Non sposarlo ! è semplice. Ascolta i tuoi ripensamenti. Digli che ti vuoi prendere un periodo di pausa ! >> dice Laura con naturalità mentre affetta la sua cotoletta.
<< Scusa credi che questa sia la soluzione ? Credi che ad ogni problema che si presenta nella vita basti voltarsi e prendere un’altra direzione ? >> chiedo a una Laura masticante.
<< Perché star male allora ! io faccio così. Una cosa non va ? la elimino dalla mia vita e riparto ! >> risponde Laura.
A pensarci bene è vero. Lei si è sempre comportata come il video gioco degli anni ottanta, il Pac-man, che quando incontrava un ostacolo cambiava direzione.
<< Emma non dovresti essere meravigliata, in fondo tu non sei molto diversa da me L’unica differenza, se la vogliamo trovare, è che io agisco alla luce del sole mentre tu inconsciamente agisci fino a farle concludere le cose. >> dice Laura mentre Carlotta mi guarda come a darle ragione.
Come? E’ così che mi vedono le mie amiche ?
<< Laura non mi sembra. Sono stata un anno con Aldo e mi sono molto impegnata fino all’ultimo giorno per far funzionare il rapporto >> dico con risentimento.
Laura ribatte << Ne sei sicura? Credo che in cuor tuo avessi già deciso che la tua relazione era finita da tempo. Non ti ho visto soffrire, disperarti. Il giorno dopo che vi siete lasciati hai accettato di partire con me per un week end a Firenze. Ti ricordi ? >>
Caspita è vero !!!
<< Anzi ti dirò di più, eri talmente felice e rilassata che hai messo su un po’ di ….peso. >>
Cosa !!! ma come si permette !!! Guardo il mio riflesso nella vetrina del locale e con sorpresa vedo il mio viso più pieno, Gli abiti non sono certo stretti, ma devo ammettere che la maglietta la riempio meglio .
Aiuto, ha ragione !!!
<< Emma sei bellissima come sempre, non stare ad ascoltare Laura. >> dice dolcemente Carlotta vedendomi preoccupata.
<< Certo che non sei diventata brutta ! Volevo solo farti notare che sei rilassata, non certo stressata per la rottura di una relazione. >> cerca di salvarsi Laura.
Le sorrido << Non ti scusare. Adesso che me l’hai fatto notare non posso che darti ragione. Nella mia testa volevo chiudere il rapporto ma non ne avevo il coraggio. Quindi ho iniziato a comportarmi in modo tale da essere lasciata >>.
Finiamo la cena pensando a quello che ci eravamo dette, paghiamo il conto e andiamo alla ricerca di un Taxì.

IL VOLO

Photo by Sheila on Pexels.com

Certo che il mio capo quando ci si mette è proprio pesante. Avevo chiesto un giorno di ferie per partire con le mie amiche e andare a festeggiare l’addio al nubilato di Carlotta. Invece ho dovuto partecipare a una stupidissima riunione che poteva essere tranquillamente posticipata. Mi toccherà partire domani, volare da sola e questo mi terrorizza. Io amo viaggiare, vorrei avere più tempo per poterlo fare, ma allo stesso tempo il tragitto mi mette sempre ansia.
Inutile pensarci ora Finisco di preparare il bagaglio a mano e poi cerco di riposarmi. Magari sarò più rilassata.
La sveglia suona alle 8.30. Ho tutto il tempo di farmi una doccia, vestirmi e recarmi all’aeroporto. Il volo parte alle 14.00.
Mi preparo un caffè e mangio due biscotti, non voglio appesantirmi. Poi chiudo la valigia. No, aspetta devo mettere il mio ebook in borsa. Non viaggio mai senza. Magari lo leggerò in volo, così sarò distratta.
Abbigliamento comodo un piumino 100gr, un jeans, una t-shirt oversize e sneaker. L’immancabile sciarpina, quasi la mia copertina di Linus, sempre presente nei miei viaggi. Breve sguardo allo specchio. Si posso andare. 40 minuti dopo sono già all’aeroporto. Individuato il desk dove mi rilasceranno il biglietto, mi metto alla ricerca di un bar, dove comprare una bottiiglietta d’acqua e un tramezzino. Cerco un posto da sedere un po’ lontano dalla folla e mi gusto il mio pranzo. Prendo dalla borsa il mio ebook e leggo alcune pagine. Amo la storia di questa ragazza che dopo esser stata lasciata dal fidanzato durante una vacanza, si inventa un nuovo lavoro e una nuova vita in un paese sconosciuto. A volte vorrei avere io questa forza di reinventarmi. Il tempo passa velocemente e posso già mettermi in fila per il check-in. Posto a sedere 12 D. per fortuna non sono vicino al finestrino. Soffro di vertigini, poi non ho alcuna voglia che il mio vicino di posto si sporga verso me per vedere fuori, che poi chissà che c’è da vedere !
Mi avvio con calma al gate e seguo il serpentello per raggiungere il controllo di sicurezza. Per essere marzo ce ne sono di persone che partono ! La tizia dietro di me sembra aver fretta, mi sta letteralmente attaccata. Apro la valigia e tiro fuori i sacchettini con i prodotti formato viaggio, mentre dalla borsa tiro fuori l’ebook e il cellulare. Passo sotto il metal detector e la Tizia con tacco dieci mi è dietro smaniosa. Afferro tutto velocemente e ripongo il cellulare in borsa e il resto in valigia e mi dirigo alla ricerca del gate numero tre. Caspita i posti a sedere sono quasi tutti occupati. Parigi è una meta che attira tutto l’anno. Decido quindi di sedere al gate quattro prestando sempre l’orecchio a ogni annuncio.
Eccomi in fila per l’imbarco e l’ansia comincia a farsi sentire. Prima di salire mettono il bagaglio a mano nella stiva quindi ho solo la mia borsetta. Trovato il 12 D, dopo essermi tolta il piumino, mi metto a sedere, sistemo il seggiolino, ripongo la borsa sotto quello davanti a me e mi allaccio la cintura. Sento una presenza accanto a me. Mi volto e vedo un ragazzo sui 25 anni, alto circa 1,75, biondo, occhi verde oliva, carnagione dorata che mi fissa. In pochi secondi realizzo che è il mio “compagno di viaggio”. Stacco la cintura e lo faccio passare. Il ragazzo ha una calma invidiabile. Si è già tolto la giacca che ha sistemato nella cappelliera. Si sistema al suo posto, apre le bocchette dell’aria condizionata. Si infila la felpa sulla camicia. Estrae dallo zaino, prima di riporlo sotto il sedile di fronte, il cellulare, gli auricolari e un ebook. Caspita mi fa sempre strano vedere un ragazzo giovane con un libro in mano.
Si infila le cuffiette e chiude gli occhi. Come lo invidio! beh aspetta posso prendere anche io il mio ebook…..Nooo! Per colpa della Tizia ho riposto il mio adorato “libro” nella valigia che ora è nella stiva.
L’hostess ha già iniziato a dare le istruzioni di sicurezza che tutti guardano ma che credo in pochi si ricorderebbero in caso di effettiva necessità. L’aereo si mette in posizione e inizia ad accelerare, si stacca dal suolo. Bene siamo partiti. Respira, respira, respira….
Siamo in viaggio da mezz’ora e …cosa è stato? Un vuoto d’aria, poi un altro ancora poi trema tutto! Ma che sta succedendo ?
Ecco un altro vuoto d’aria e nell’aereo si sentono dei gridolini di preoccupazione.
Un altro sobbalzo ed io allargo le mani ed invece di afferrare il poggiolo afferro le mani del ragazzo, che apre gli occhi mi guarda.
Caspita che figuraccia, lo guardo e sussurro un << I’m sorry. >> Lui gentilmente mi porge la sua mano per rassicurarmi. Non è credibile che un ragazzino cerchi di rassicurarmi, quindi gentilmente rifiuto. Ma sono ancora terrorizzata. Lui deve essersene accorto, si stacca una cuffietta dall’orecchio e me la porge. La avvicino al mio e parte una musica francese che mi ricorda molto lo stile dei Manu Chao. Quanti ricordi del passato che riaffiorano. Non me ne accorgo ma sto già meglio.
Siamo atterrati. Il resto del volo è stato tranquillo probabilmente era stata solo un po’ di turbolenza sopra le Alpi.
Restituisco l’auricolare al proprietario e ringrazio << Thanks. >> Poi mi avvio all’uscita. Meglio non soffermarsi troppo, non ho alcuna voglia di intavolare una conversazione di circostanza.
Esco dal gate e cerco con lo sguardo le mie amiche.
Ad aspettarmi ci sono Laura e Carlotta. Laura è la più esuberante tra di noi. Il suo motto è “ogni lasciata, è persa “. Ha 30 anni, è la più giovane del gruppetto. E’ certamente una ragazza che non passa inosservata. Alta 1,70, carnagione olivastra, grandi occhi verde-nocciola, e una massa di ricci castano-ramato.
Carlotta ha 31 anni ed è la festeggiata. Tra due mesi si sposerà con il ragazzo di sempre: Giorgio. Lei è l’esatto opposto di Laura. Non ho mai incontrato una persona più calma e tranquilla di lei. E’ veramente difficile litigarci. Con questo non voglio dire che sia una persona senza spina dorsale. Al contrario, ha le idee ben chiare. Ma ha un modo di esporle che è difficile dirle di no. Sicuramente il suo aspetto la aiuta molto. Minuta, con lunghi capelli biondo chiaro, una carnagione diafana e due grandi occhi blu. Come si fa a discutere con un angelo ? Poi ci sono io. Sono la più grande ( mi rifiuto di usare il termine vecchia ) ho 33 anni. Sono un giusto mix tra le mie amiche. Non sono alta come Laura e non sono magra come Carlotta. Potrei dire che sono una normale 42, sviluppata in 1,63 di altezza. Ho capelli medio lunghi biondo scuro e due occhi verdi a mandorla, il mio punto di forza. Non sono certamente dolce come Carlotta, ma sono più riflessiva di Laura.
Ecco che vedo le mie amiche. Agito la mano e mi vedono.
<< Emma hai fatto buon viaggio ? >> chiede Carlotta
<< Insomma. Per me è sempre difficile giudicare buono un viaggio. >>
Ci avviamo all’uscita in cerca di un taxì quando sento dire << Au revoir. >> Mi volto ed è il ragazzo dell’aereo che mi saluta.
Subito Laura che non le sfugge nulla mi chiede << Chi è il ragazzino? >> – << il mio vicino di seggiolino. >> rispondo in maniera evasiva. Di certo non ho alcuna voglia in questo momento di raccontare quanto accaduto. Soprattutto a Laura. Ci sarà tempo.
Ma Laura non è una che si arrende e subito incalza << Grazioso, hai dovuto tenergli la mano per il viaggio per rassicurarlo ? >>
Arrossisco, non ci posso far nulla è sempre stato così. Il mio tallone d’Achille. Quando mi sento in imbarazzo divento rossa….
<< Ecco, veramente è stato lui che si è offerto di tenermi la mano, ma ho rifiutato e quindi…>>
<< Quindi ? >> chiede Laura sempre più curiosa.
<< Quindi mi ha fatto ascoltare la musica che stava ascoltando anche lui e mi sono tranquillizzata. E ora cerchiamo un taxi sono stanca e vorrei andare in hotel. >> Il mio tono si è fatto un po’ sbrigativo e subito Carlotta interviene
<< Laura lascia stare Emma. Sai che non ama volare sola. Forza cerchiamo un taxi ! >>

L’AMORE NEL TEMPO

Un pomeriggio sono andata  sul terrazzo per pulirlo e ho visto lontano, su una panchina, un vecchietto. Era solo, guardava davanti a se e ogni tanto volta la testa a sinistra. In fondo al viale c’è l’ospedale.  Il mio primo pensiero è stato“ ma non sa che deve stare a casa ?!”, ma poi ho continuato con i miei lavori, in fondo erano in pochi quelli che rispettavano la quarantena !Verso sera ero uscita nuovamente sul terrazzo per innaffiare i fiori e il vecchietto non c’era più.Visto che questa quarantena non ci permetteva di uscire, avevo messo sul balcone una poltroncina e avevo deciso che al pomeriggio mi ci sarei seduta a leggere per prendere un po’ d’aria. Mi sono voltata ed eccolo là, come il giorno prima, stessa panchina, stesso sguardo che vagava tra il campo davanti a lui e l’ospedale.“Beh se vuole rischiare non possiamo farci nulla” avevo pensato e avevo iniziato a leggere. Dopo una mezz’ora mi ero alzata per andare a bere un thè. Il vecchietto era sempre là, non si era mosso neanche quando ero tornata dopo la mia pausa.Il giorno dopo e quello dopo ancora, per tutta la settimana il vecchietto era là,  seduto sulla panchina.  La cosa mi aveva stupito, ma non  gli avevo dato peso fino all’arrivo del weekend, quando non lo avevo visto al solito posto e non lo avevo visto neppure Lunedì e dentro di me avevo pensato “ Bene ! qualche figlio lo avrà costretto a stare a casa.” , ma solo dopo tanto tempo ho saputo da una mia vicina di casa la triste storia del sig.Attilio.Attilio abitava nel mio quartiere, nella prima casa in fondo alla via. Aveva abitato sempre lì, da quando sul finire degli anni 60 era stato costruito questo quartiere. Si era trasferito nell’ appartamento insieme alla moglie Elvira, subito dopo il matrimonio, quando lui aveva poco più di vent’anni e la moglie era da poco diventata maggiorenne.Gli era sembrato un sogno costruire una famiglia con la ragazza di cui era da sempre innamorato. Si erano conosciuti nel gruppo parrocchiale.Per lui era stato amore a prima vista, lei più timida non aveva subito corrisposto, ma il corteggiamento di Attilio non le aveva dato modo di dubitare del suo amore.Dopo poco più di un anno che si erano trasferiti, nacque il loro primo figlio, Giovanni, un bellissimo bambino tutto assomigliante alla mamma.Attilio ed Elvira erano al settimo cielo, non potevano desiderare di più. Lui aveva un buon lavoro in comune e lei si prendeva cura dei suoi due uomini.Dopo due anni nacque il loro secondogenito, Matteo.Rispetto a Giovanni era più piccolino e fragile. Fin dai primi anni di vita  si era capito che Matteo avrebbe avuto problemi di salute. Non soffriva di nessuna patologia particolare, ma bastava un po’ di vento freddo e lui subito si buscava un bel raffreddore e gli veniva la febbre.Attilio ed Elvira aveva quindi iniziato a fare sacrifici per potersi permettere una vacanza all’anno al  mare e passarci più tempo possibile.  I loro sacrifici furono ricompensati e i loro figli crebbero in salute. Gli anni passavano e i due ragazzi riuscirono a laurearsi: Giovanni era diventato architetto e Matteo invece era diventato avvocato.  Quando si erano sposati, entrambi avevano deciso di andare a vivere fuori dalla città, Giovanni in collina e Matteo in campagna.Ma torniamo ai giorni nostri. Elvira si era ammalata, aveva contratto quel virus sconosciuto, ed era questo il motivo che portava Attilio tutti i giorni a sedere su quella panchina, perché a causa delle restrizioni non poteva andare a trovare la sua amata moglie in ospedale.  Si sedeva e in questo modo gli sembrava di esserle vicino. Purtroppo Elvira era morta un sabato mattina. Quando lo avevano chiamato a casa, Attilio si era limitato a dire “va bene “, aveva riagganciato la cornetta del vecchio telefono nel corridoio, si era diretto nel salotto e si era messo a sedere sulla poltrona. Era la sua poltrona preferita, quella sulla quale Elvira aveva appoggiato un centrino da lei ricamato con le loro iniziali e un cuore. Solo in quel momento le lacrime aveva iniziato a scendere dai suoi tristi occhi e non avevano smesso fino a quando Attilio non si era addormentato. Il mattino successivo Giovanni era andato a casa del padre per prendere accordi circa il funerale della madre.Aveva suonato il campanello ma non aveva ricevuto risposta. Con la sua chiave aveva aperto la porta e aveva trovato il padre addormentato sulla poltrona….ma Attilio non era assopito, il cuore non aveva retto e l’uomo aveva raggiunto la moglie Elvira.Ai funerali fu permesso solo ai figli di presenziare.  Molte persone che avevano conosciuto la coppia, nel silenzio  delle loro  case recitarono una preghiera, alcuni con gli occhi lucidi, altri con  il volto rigato dalle lacrime.Ora mi sento in colpa di aver pensato male di quel vecchietto. Ancora oggi se guardo verso la panchina mi sembra di vederlo, un po’ più giovane, con la schiena più dritta. Non è solo, accanto siede una donna dallo sguardo innamorato, si tengono per mano …..PER SEMPRE.

Cotton club

Bessie ha sempre sognato di poter ballare in qualche locale in voga nella luminosa Times Square Ma per il momento si é dovuta accontentare di qualche festicciola sul terrazzo di qualche vicino nella meno elegante Harlem.
Il GRAFFIO sul vecchio disco fa saltare la puntina, ma i “dondolanti” ballerini non ci fanno caso tanto sono inebriati dallo swing.
Bessie è tra le forti braccia di Johnny. Quando balla dimentica tutto, anche il colore della sua pelle fonte di dolore. Sul terrazzo non c’è distinzione tra italiani, portoricani, o gente di colore. Sono solo giovani ragazzi che ballano.
Bessie è nata ad Harlem ma la sua famiglia è originaria della Louisiana. Suo padre non l’ha mai conosciuto. Le hanno raccontato che è morto durante la costruzione della ferrovia di New Orleans. Lei però non ci crede. In casa non c’è neppure una sua foto in ricordo. Questo è molto strano perché la nonna ci tiene molto a quella vecchia scatola di latta con dentro le “ daguerrèotypes “ come le chiama lei, di tutta la famiglia. Di tutta la famiglia meno quelle di suo padre. Non ci crede perché sua madre non ne parla mai con dolore.
Bessie pensa che se le fosse morto il marito lei avrebbe il cuore in POLTIGLIA. La madre invece ha solamente uno sguardo triste. Lavora tanto nella lavanderia a Manhattan. Nascosta nel caldo retrobottega, con altre 5 donne, lavora 10 ore al giorno. Oltre ad essere una lavanderia è anche una tintoria. Bessie sa che il vapore che respira sua madre è VELENOSO. Lo capisce da come tossisce di notte, appena si sdraia nel letto.
Sua mamma fa tutto questo per lei, perché spera di darle una vita migliore.
Bessie non crede che suo padre sia morto perché quando si guarda allo specchio vede la sua pelle chiara. Non è bianca come quella di Abigayle, la ragazza scozzese, ma non è neppure scura come quella di sua madre. E’ più simile a quella di Mariasole, la ragazza portoricana.
Anche i capelli non sono ricci e crespi, ma morbidi e ondulati.
Una volta ha sentito la mamma parlare con la nonna di “ il figlio del Padrone “ così buono, ma non abbastanza per la madre.

Bessie ha 18 anni e sa come va la vita. In certi quartieri le responsabilità ti fanno crescere più in fretta che in altri. Può immaginare il segreto di sua madre, ma non vuole farla soffrire.
Sa nel suo cuore che la mamma ha amato e che è stata ricambiata. Ma i tempi non permettono certi amori.
Domani Bessie inizierà un lavoro part –time nella caffetteria all’angolo. Vuole risparmiare per potersi permettere il favoloso Cotton Club. Chi l’avrebbe detto che un locale così alla moda sarebbe sorto nella “buia “ Harlem.
Vorrebbe che anche la madre si potesse permettere un po’ di divertimento. E’ ancora giovane, ha solo 35 anni, ma ne dimostra 10 di più. Ma la mamma di Bessie è così stanca che a volte non ha neppure la forza di mangiare. Eppure queste sere quando ritorna dal lavoro, sta alzata fino a mezzanotte per cucire l’abito CARMINIO per Bessie. L’abito che indosserà al Cotton Club e che la farà sembrare una ragazza alla moda come tutte le altre. Nessuno avrà dubbi sulle sue origini. Ad accompagnarla sarà la sua amica Betty, una frizzante biondina con i capelli alla garconne e le gonne sempre troppo corte per la nonna di Bessie.
Un pensiero TRANSITORIO rallenta la danza di Bessie….e se andassi un giorno a cercare mio padre ? forse se mi vedesse non avrebbe vergogna di me , forse…. ma poi la musica si fa incalzante e Bessie è di nuovo travolta dallo Swing.


Un, deux, trois…..

<< Un, deux, trois. Port de bras … Alice ! port de bras ! Spalle giù, schiena diritta ! Non è la danza delle ore nel cartoon della Disney ! >> Urlò con il suo marcato accento francese Madame Olga.
<< Petit Battment….Alce cosa succede oggi ? ti stai lasciando OBNUBILARE dai tuoi pensieri ? Sono così importanti ? Più della mia lezione ? >> Chiese con un pizzico di acidità Madame.
Alice guardò tristemente la sua insengante di DANZA. A lei doveva tutto. L’aveva presa sotto la sua protezione quando i suoi genitori l’aveva in pratica cacciata di casa, era l’unica che credesse in lei.
La ragazza era nata in una modesta famiglia di agricoltori. Il suo sogno era sempre stato quello di danzare, ma la sua famiglia aveva altri progetti per la figlia. Sognavano per lei una laurea, una posizione lavorativa prestigiosa. Volevano per lei ciò che loro non avevano mai avuto ed erano disposti a sacrificarsi per questo progetto. Ma l’ostinazione di Alice per il balletto e la sua decisione di trasferirsi a Milano per studiarlo in una prestigiosa scuola, li aveva portati a chiudere non solo i “ cordoni della borsa “ ma anche i rapporti con la ragazza.
Madame Olga le si avvicinò. Oramai capiva Alice anche solo con uno sguardo. Questo perché si rivedeva in lei. Aveva solo 17 anni quando era dovuta andare contro al volere dei suoi genitori e scappare letteramente dalla sua amata Mosca. Era fuggita a Parigi con pochissimi soldi in tasca. I suoi genitori si erano rifiutati di pagarle ancora le lezioni di danza…troppo costose a loro dire. Arrivata in una città sconosciuta era stata costretta a lavorare come cameriera in un Bistrot per mantenersi e pagarsi le lezioni di danza. Spesso aveva dovuto digiunare, perché i soldi finivano in scarpette per il ballo e in cerotti. Nessuno può immaginare la sofferenza delle ballerine quando volteggiano come leggere farfalle sulle punte. Olga si ricordò all’improvviso di quella CROSTA sull’alluce che non voleva guarire. Di certo non erano d’aiuto le lunghe ore in piedi a servire ai tavoli, seguite dalle lunghe lezioni di danza. Alla fine però i suoi sacrifici erano stati ricompensati, si era presa una rivincita. Aveva fatto ritorno a Mosca, ma come vincitrice. Aveva tenuto uno spettacolo al teatro Bolshoi, e non come una semplice ballerina di fila, ma come una “ Etroile “, come “ la prima ballerina “.
Il BRONTOLIO della pancia di Alice la distolse dai suoi agrodolci ricordi.
<< Alice vieni >> condusse la ragazza in disparte, lontano dalle orecchie degli altri allievi.
<< E’ lui ? Marco? Che ti rende così goffa oggi ? >> le chiese dolcemente.
Alice aveva uno scomodo segreto. Aveva paura a confidarlo a Madame perché sicuramente l’avrebbe delusa.
<< Alice sei la figlia che non ho mai avuto. Mi puoi dire tutto. Non aver paura >> disse Madame Olga.
Alice pensò non ci fosse un modo “educato” di dire la cosa e tutto d’un fiato << Sono incinta >> Le lacrime iniziarono lentamente a rigarle il volto << Ho rovinato tutto >> disse con un fil di voce.
<< Non dirlo….ma tu sei contenta di questo bambino ? >> Le chiese Madame. Voleva capire cosa stesse provando Alice, voleva che fosse onesta con se stessa.
<< Io amo Marco e lui ama me. Ma sono combattuta. Il mio sogno era essere una ballerina, una prima ballerina. Ora che ho questa alternativa, mi vergogno a dirlo …ma ne sono felice. >> rispose Alice con un tono basso, quasi avesse paura lei stessa delle sue parole. Quasi come se realizzasse in quel momento cosa volesse dalla vita.
<< tu non sai che il mio rimpianto più grande è quello di non aver avuto un amore tutto mio ed essere l’unico amore per qualcuno. Ho lasciato tutti e tutto fuori dalla mia vita, fatta eccezione per la carriera. >>
Alice la guardò sotto un’altra luce. Si ricordò all’improvviso che non aveva mai visto in casa dell’insegnante un album di foto. Le uniche immagini della ballerina, erano quelle che la ritraevano in una locandina di uno spettacolo o in una immagine catturata da qualche fotografo e fatta più per essere distribuita tra fans che per piacere e ricordo personale.
<< Madame ho paura di sbagliare. Desidero questo bambino, ma non potrò mai più essere una grande danzatrice…. Come lei >> disse Alice
<< E perché ? quando si desidera qualcosa, si lotta per ottenerlo e tu lo farai con accanto le due persone che ti amano di più al mondo, Marco e il tuo bambino. Anzi mi correggo con le tre persone che ti amano di più al mondo : Marco, tuo figlio, ed io . E se proprio la carriere non dovesse decollare, nella mia scuola di Danza ci sarà sempre posto per te . >> disse con gli occhi lucidi Madame.
<< E ora vai a cambiarti, finita la lezione andremo fuori a pranzo. Ora siete in 2, devi fare un pasto SOSTANZIOSO !!! >>

LIBERTA’

Guardo la mia immagine nello specchio e non la riconosco più. Vedo una donna grigia, nei capelli, nella pelle .. nei pensieri.
Quante volte ho detto basta e quante volte mi sono rimessa seduta su quella poltrona, vicino alla finestra , con il mio tavolino sul quale è appoggiato un libro ogni volta diverso….un romanzo rosa per sognare il battito di un cuore, sguardi innamorati …..un poliziesco per scoprire la verità, per il senso di giustizia che mi appartiene….un libro di fantascienza per viaggiare oltre i confini, per fuggire il più lontano possibile….un libro GIALLO per prendere ispirazione….
Si pensa che colei che fugge sia una debole, invece è una forte, una capace di voltare la pagina del pensante libro della vita…
E’ più facile stare a sedere, sperare negli eventi, nella ” famosa ruota che gira ” . Per me la ruota si è fermata 20 anni fa, in quel giorno. Quel Lunedì quando ho detto NO a lui.
Forse ora i miei occhi sarebbero ancora di quel verde brillante, forse la mia pelle arrossirebbe ancora davanti al suo sguardo malizioso….forse le mie mani sarebbero ancora pulite. …
Invece ho scelto l’uomo di cultura, quello che si riempiva la bocca di paroloni che pochi ascoltatori capivano ma che gli avevano regalato il soprannome di ERUDITO.
In quanti nel paese invidiavano la mia posizione, beh è sempre così la gente vede l’esterno della casa non ciò che accade all’interno, non le urla, le offese ….gli sguardi di compassione verso una moglie …stupida.
Una moglie che ritrovava la pace solo dopo 4 bicchieri di cognac…utili ad OFFUSCARE la mente quel tanto per non cogliere la cattiveria del marito.
Mi volto, la VALIGIA è pronta sul letto. Ho deciso di non portare tante cose, voglio tagliare col passato. pochi abiti, poche scarpe ….e nessun gioiello …solo quella cartolina, piegata oramai negli angoli ma sulla quale posso ancora leggere …. ” sei speciale non te lo dimenticare mai ….”
Scendo le scale, prendo le scarpe, le pulisco dal TERRICCIO che si è attaccato quando sono andata nell’orto a raccogliere l’insalata…. Non è colpa mia se, essendo così stupida, insieme alla lattuga ho raccolto dello stramonio…. Mi volto …la tavola è ancora apparecchiata …per uno ….e lui è lì, a terra rannicchiato, …senza vita…..
Esco …mi specchio nel vetro della finestra …..e una nuova luce appare nei miei occhi.