UNA SECONDA VITA
racconto di fantasia
Sono entrata in questa fredda stanza. Vi sono fiori ovunque e il loro profumo mi chiude la gola. Non provo nulla. Nessuno si è accorto di me, continuano a versare lacrime. Sono due gruppi di familiari, di parenti, di fratelli.
La bara è chiara e un velo la ricopre. Le mani unite sul ventre reggono un rosario. Il volto non è diverso da quando era viva, impassibile, non mostra sentimenti. Le labbra sottili formano quasi una smorfia di disgusto. Esattamente come quando era viva, non credo di averla mai vista ridere di gusto. I capelli corti sono ancora biondi, devono aver visto il parrucchiere fino a poco tempo fa.
Il viso è pallido ma non l’ho mai visto prendere colore, non l’ho mai visto mostrare un sentimento di gioia.
È vestita di scuro, non ha gioielli, probabilmente sono già finiti nel portagioie di qualcuno.
Continuo a essere invisibile e ne sono contenta. I pianti sono interrotti ogni tanto da un chiacchiericcio sommesso. Staranno facendo l’inventario dei beni.
Chi semina raccoglie, tu cara mia hai seminato odio e ora raccogli indifferenza. I pianti per dovere nascondono le mani vogliose di denaro che frugano dentro le tue tasche.
Nessuno nella stanza guarda la salma. Hai visto, neanche da morta sei la protagonista, tu che avevi indossato la corona e ti eri investita del ruolo di regina madre. La madre non l’hai mai saputa fare.
Hai sempre pensato di ferirmi, ci hai messo molto impegno, te ne devo dare merito. Hai sempre messo più impegno a creare odio che amore.
Mi spiace di non averti dato soddisfazione, per me eri e sarai sempre la mamma di… la nonna di…
Mi hanno insegnato che i sentimenti sono beni preziosi e vanno dati a coloro che li possono capire, non è il tuo caso.
Chissà ora dove andrai, tu hai sempre sostenuto che la tua bontà ti avrebbe fatto guadagnare il paradiso…
Sento la tua voce che dice “lo so che mi odi “Mi dispiace deluderti anche questa volta, per te non provo nulla.
Sarebbe facile odiarti per il dolore che hai dato alle persone a cui voglio bene, ma vorrebbe dire provare un sentimento per te.
Mi avvicino alla bara e faccio il segno della croce. Due volti mi guardano con disprezzo e si voltano per non salutarmi. Ne sono contenta, non ho voglia di urla e insulti, ne ho già ricevuti troppi e gratuiti. Spero che il luogo e la circostanza freni le loro lingue.
Mi volto ed esco, il mio dovere l’ho fatto. Mi siedo su una panchina e aspetto. Mi sento più leggera, anche lui stamattina nonostante il dolore mi ha detto “inizia una seconda vita”.