Pubblicato in: CHIACCHIERE

La Malinconia nei Testi delle Canzoni

Scorrono testi di malinconiche canzoni su un video che illumina una stanza buia. Testi pieni di significati solo per chi li legge, ma che non coincidono con chi li ha scritti. Le parole si sfumano dietro lacrime che scendono lente su un viso che porta i segni di una vita che non voleva. Silenziose parole escono da una bocca chiusa, stanca oramai di sperare di essere baciata. Occhi intensi di pensieri che si accumulano in una testa stracolma di preoccupazioni . Un viso spesso ignorato per dar spazio a un corpo che attira attenzioni non richieste.

Una donna stanca di essere guardata ma non vista. Una donna che sogna per respirare e non vedere .

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L’UOMO DEL NULLA

Mi alzo, ancora una volta, e vado da lui. Il mio nome è ripetuto così tante volte durante il giorno, che oramai non mi piace più. ” Sì ti porto un bicchiere d’acqua ” ” No aspetta ti configuro il telefono ” ” Si è divertente questo video, ma stavo stirando …..” Aspetta fammi dare una occhiata al mio telefono, magari non ho sentito una notifica…. no nulla…. nessuna stupida finestra con un circolo colorato e un nome abbreviato e una emoticon di dubbio gusto. E’ passato una settimana dal suo ultimo messaggio e mi sembra una eternità. Mi sento come se all’improvviso fossi sola, ma lui non era qui per me. E’ strano come a volte ci illudiamo, ci consoliamo, ci inventiamo una storia per far passare la giornata… la settimana…. la vita. Era entrato nel quotidiano su mio invito. Ero curiosa di vedere chi fosse diventato, se il ragazzino timido, riuscisse ancora a farmi ridere e a farmi sentire una persona speciale. Volevo vedere se riusciva ancora a vedermi come una amica…. e ripetevo a me stessa che era solo curiosità ….. invece era bisogno, necessità di avere un ruolo diverso in questa vita che mi era stata confezionata . Fin dall’inizio non avevo avuto problemi a ritrovare la complicità che un tempo mi legava a lui. Riuscivo a parlare di tutto, anche cose che una donna che vuole conquistare un uomo tiene ben nascoste. Io non lo volevo conquistare perché sapevo che un sentimento tra di noi avrebbe fatto crollare il castello di carta in cui vivevo. Le giornate avevano preso un ritmo pieno, il buongiorno di rito, un breve riassunto della mattinata, un resoconto del pomeriggio … e la notifica che andava a casa dalla sua famiglia. Nulla di compromettente, nulla che non fosse una tranquilla conversazione tra amici…. ma che mi dava uno strano senso di appartenenza. Tra di noi avevamo posto delle regole : nessuna foto, nessuna telefonata ma soprattutto nessun incontro. La cosa mi piaceva perché in fondo anche solo con i suoi messaggi ermetici, conditi da emoticon … io stavo bene, e riuscivo a dimenticare il vuoto che mi circondava. Poi un giorno il telefono squillò e risentii la sua voce. Non era cambiata, forse il timbro era più maturo, ma il lento parlare, lo scandire ogni parola, erano quelli di sempre. Ed eccomi di nuovo adolescente, ridere seduta su una panchina. Poi un brusco risveglio ” Chi è al telefono ?” ” Nulla il solito call center, ora riattacco” A queste mie parole è lui a interrompere la conversazione, per poi inviarmi subito un messaggio ” Scusa non sapevo che LUI fosse a casa. Spero di non averti messo in difficoltà ” . Un amaro sorriso si disegna sulle mie labbra…. io sono in difficoltà ogni giorno e i tuoi messaggi sono il mio salvagente…ma gli scrivo ” non ti preoccupare. bella voce … non è cambiata negli anni ” Da quel giorno le telefonate si fecero sempre più presenti … anticipate da un messaggio per sapere se il campo era libero. Sicuramente agli occhi di qualche malizioso la nostra amicizia era il preludio di qualcosa che avrebbe portato dolore alle nostre famiglie. Ma io ero così felice che non riuscivo a vedere nulla di “marcio”, in fondo erano messaggi e qualche telefonata perché ci eravamo ripromessi di non vederci neanche in foto . La cosa non mi pesava. Quello che riusciva a darmi equivaleva alla boccata d’aria di un condannato a morte. Tutto andava bene fino a quando una settimana fa all’improvviso mi invia un lungo messaggio. ” Questi mesi sono volati, la tua risata e la tua disponibilità a starmi vicino nei momenti meno felici mi hanno aiutato a superare un periodo molto pesante. Spero che la mia presenza ti sia stata di uguale utilità. Tuttavia, è arrivato il momento di dirti arrivederci, perché non riesco a dirti Addio. Sei diventata una amica molto importante ma ho bisogno di prendere tempo per me e devo lasciare tutto dietro alle spalle. Forse un giorno ci incontreremo o forse godremo del ricordi di questi mesi….. Arrivederci ” In questi giorni ho letto e riletto questo messaggio un sacco di volte, con la voglia di intravvedere una piccola speranza futura. Invece no è uno dei suoi tipici messaggi, di poche parole, dove non riesce a scrivere ciò che vuole, ma che in qualche modo te lo dice…. ADDIO. Ora sono qui nello studio, seduta sulla poltrona e mi chiedo se lui sia mai esistito o se la mia mente ha concretizzato una nostalgica fantasia. …. ” non riesco a inviare una foto mi aiuti ????” ” Arrivo”

NON VOGLIO INNAMORARMI

Lui le chiese ” cosa cerchi ?” Lei rispose ” nulla, non cerco nulla. Vorrei ancora una volta che il destino decidesse per me ”

Lui allora disse ” ma non hai detto che vorresti un uomo accanto a te? ” Lei fece un sospiro, sapeva che spiegare i propri pensieri non era mai facile, perché anche lei ci aveva messo del tempo per capire cosa voleva.

” Se il destino mi fosse amico, vorrei incontrare un uomo che mi accettasse per quella che sono, con tutte le mie stranezze e la mia voglia di dare. Vorrei un uomo che mi camminasse accanto, che si accontentasse di quello che gli riesco a dare perché non ho più voglia di innamorarmi. Vorrei un uomo che vedesse quanto sono complicata e quanti difetti ho. Dovrebbe dirmi ” vedo i tuoi difetti, ma senza di loro non saresti TU, e io non voglio che tu sia diversa da come sei “

“Ho amato nella vita fino a quando la vita non me l’ha portato via e ora non ho più voglia di spendere tutte queste energie e non ho voglia che una persona le spenda per me. Esistono varie forme di amore e ora vorrei quella più matura. Vorrei un uomo che mi desiderasse, che lo stare con me fosse un piacere, che per incontrarmi facesse “passi a piedi” che il mio buongiorno al mattino non fosse come l’appuntamento con il meteo…. ma che fosse il caffè che ti dà la carica. Vorrei un uomo che non mi chiedesse nulla perché io non gli chiederò nulla se non quello che mi può e mi vuole dare. Soprattutto vorrei un uomo che mi lasciasse i miei spazi, che accettasse che a volte ho bisogna di stare sola con i miei strampalati pensieri e che non fosse geloso se ogni tanto questi pensieri mi riportano a lui , perché è stata una parte importante della mia vita e non posso ne voglio dimenticarlo.”

Lui dopo aver ascoltato disse ” Credo che sarà difficile che tu possa trovare un uomo così, perché un uomo non ama dei limiti “

” Ecco perché non cerco nessuno, e l’uomo che il destino mi farà incontrare so che sarà perfetto per me. Ma tu cosa cerchi? “

L’uomo rispose prontamente ” NON VOGLIO INNAMORARMI, se vedo che lei prova dei sentimenti SCAPPO, se io credo di provare dei sentimenti SCAPPO, voglio un solo incontro perché due vogliono dire relazione e da quella SCAPPO. Voglio un contatto fisico che sia poco più che una ginnastica da letto, perché SCAPPO da ogni minimo coinvolgimento sentimentale. Io sto bene da solo perché posso fare quello che voglio. “

” E cosa vuoi?” – Lui rispose ” essere libero di fare ciò che voglio ” Lei allora gli chiese ” e lo fai ora ? ”

Lui ci mise qualche secondo prima di rispondere ” ci sono persone che hanno bisogno di me, quindi dopo aver soddisfatto le loro esigenze … si sono libero come l’aria !”

Lei lo guardò con uno sguardo dolce e disse ” tu non potresti mai essere l’uomo che cerco perché la condizione principale che cerco in una persona è la sincerità. Tu riesci a mentire a te stesso, non sei libero e non perché hai persone che dipendono da te, ma perché non hai la libertà di provare i sentimenti che la vita ci regala e ti poni così tanti limiti che solo a sentirli ho provato un senso di oppressione …… “

Lei gli diede un bacio dolce sulle labbra, si voltò e si preparò al destino.

AMORE MIO

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“Mi spiace doverlo dire, ma la gente ti ferisce perché non ti vuoi abbastanza bene !” “No guarda, ti sbagli. Io mi voglio bene, oserei dire che sono innamorata di me stessa, Sì, ok vedo gli occhi gonfi… la cellulite sulle gambe…… la pancia… un girovita che non c’è più … ma mi amo…. perché mi conosco …” Eppure colleziono cicatrici invisibili.

La gente a volte mi vede come un klinex …. si soffia il naso ( leggi si sfoga ) e poi mi butta via…. se mi va bene in un cestino …altri più maleducati per terra.

Ma poi cosa vuol dire volersi bene ? considerarsi perfetti, avere la presunzione di non sbagliare mai, giustificare i propri difetti … Ah ecco se questo vuol dire volersi bene … avete ragione io mi odio, perché io mi voglio bene nonostante i miei difetti.

Ho un bruttissimo vizio, non giudico fino a quando non sono giudicata. Se le scelte delle persone non intaccano la mia persona … perché darne giudizio se soprattutto non è richiesto ? …. Eppure vengo costantemente consigliata a cambiare…. Chissà mai che fastidiosi difetti la gente vede in me: sei permalosa, sei un riccio, sei cicciotella, sei silenziosa, sei chiacchierona, ….sono una persona che mette il cuore in quello che fa e che viene ferita a volte perché non capita. Mi sono convinta di parlare una lingua tutta mia perché spesso sono fraintesa al punto che le persone decidono di chiudere il rapporto a seguito di qualcosa che ho detto …. e guarda caso hanno quasi sempre capito male il mio pensiero, o hanno voluto capire male il mio pensiero, così hanno avuto una scusa servita su un vassoio …. d’argento !

E’ così difficile accettare le persone che il destino ci mette lungo la strada. Per accettare intendo non volerle modificare a propria immagine. Tuttavia, la cosa che la gente trova difficile è essere sincera, accampano scuse assurde e nel frattempo ti feriscono come se fosse un passatempo…. “tu rimani ferita perché sei sensibile, perché ti fai castelli in aria…” No perché considero il mio cuore non solo un organo pulsante ….. ” no scusa non posso continuare la nostra amicizia perché ho paura che possa diventare qualcosa di troppo importante….per te che io non riesco a ricambiare.” ” Non ti preoccupare ho ammaestrato il mio cuore a non -sporcare- le vite di persone che non vogliono mettere i sentimenti neppure nel volersi bene !!!!”

” Guarda te lo dico con – sincerità – non ci metto i sentimenti perché nella vita sono rimasto ferito/a ” … “Beh anche io sono rimasta ferita ieri, OGGI, e domani …..ma senza metterci tutta me stessa …. mi sento un robot …. ” ” Se la pensi così forse è meglio che chiudiamo…. ” ” Cosa chiudiamo ? il telefono? il computer? una conoscenza? una bellissima amicizia? ” …. e se il problema fosse che il tuo cuore ha richiesto di essere utilizzato ?

Ho sempre pensato di me che non ero portata per l’avventura, il viaggio comodo, in hotel per anni è stato la mia sistemazione ideale visto che avevo un figlio piccolo. Tuttavia, credo di essere invece stata sempre temeraria perché mi sono avventurata nella contorta stupidaggine e cattiveria delle persone …… e le cicatrici che porto ne sono una indiscutibile dimostrazione.

IL LABIRINTO DEI PENSIERI

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Sarà capitato anche a voi di aver un motivetto in testa, soprattutto in estate quanto ci martellano con i “tormentoni”. Oggi avevo un motivetto in testa…così radicato che l’ho cantato a modi loop ….rotto. Incastrato nel labirinto dei miei contorti pensieri riaffiorava come una boa, un salvagente, pronto a venirmi in soccorso. Annaspava nel groviglio delle mie elucubrazioni che in questi giorni sono così presenti da farmi a volte dimenticare la realtà.

Nella mia pazza testa c’è un bellissimo labirinto che somiglia a quello che trovate nei giardini di certe ville inglesi. E’ composto di siepi. Voltando a volte potete incontrare un albero da frutto o un piccolo rovo di rose. Tuttavia l’incontro che preferisco è con le panchine di pietra… mi permettono di sedermi e riposare prima di tornare a cercare l’uscita…..

Anche ora mentre scrivo … il motivetto canta… ” ti dedico le autostrade che ti portano al mare”…. e in automatico si aggancia ad un pensiero che vorrei archiviare in uno schedario . E’ un pensiero “composto” da buoni e cattivi sentimenti . A volte mi fa star bene, mi proietta su una nuvoletta rosa soffice al profumo di zucchero filato … ma poi all’improvviso la nuvoletta scompare e precipito ad una velocità che mi toglie il fiato, allargo le braccia per frenare la caduta ….ma il tonfo lo sento tutto dentro al cuore. Come quando sognate e all’improvviso vi svegliate; stavate facendo un sogno così reale che non vi capacitate che possa essere stata sola una fantasia…. e volete riprendere dal punto in cui si è interrotto …..ma nulla.

Il mio Pensiero si sveglia con me al mattino e mi da il buongiorno. Mi segue durante la giornata, si presenta all’improvviso, a volte nei momenti meno opportuni. Per una manciata di minuti lo accolgo con un sorriso, sperando che profumi di zucchero filato …invece oggi profumava di salsedine…. E come un’ onda viene verso di me per poi scappare lontano e immergersi in un calmo mare verde…. Ho ancora il suo profumo e se chiudo gli occhi sento il rumore di onde che si infrangono sugli scogli, le risa di bambini e le urla dei gabbiani .

Il mio Pensiero mi fa ridere a volte perché è così irreale che collocarlo nella quotidianità fa apparire tutto ciò che lo circonda …disarmonico. A volte appare all’improvviso e sento un calore che invade la mia persona … forse sono le “caldane” o forse sta cercando di scaldare le mie giornate “fredde” . Nonostante tutto questo vorrei archiviarlo, “metterlo via” perché ho paura che possa rovinarsi, ma so che se lo “oscurassi” avrei le vertigini date dall’instabilità di camminare senza di lui …

” portami dove vuoi, solo che sia lontano da me “(cit.)

GLI SPECCHI DEFORMANTI

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Non vi è mai capitato di sentirvi come nella casa degli specchi, davanti a un vostro riflesso distorto. Voi siete normali, non troppo alti e lo specchio vi mostra bassi e tarchiati. Chi è con voi è convinto che quella sia la vostra vera natura; per quanto voi cerchiate di dire che non siete così, loro vi vedono bassi e tarchiati Magari aggiungono anche un” per l’altezza non si può far nulla ma cerca di fare del moto “. Così una distorta immagine spinge le persone a giudicarvi ops a suggerirvi di essere diversi.

“io non giudico, a me vanno bene le persone per come sono. Tuttavia, se tu potessi essere meno bassa….” No non posso esserlo principalmente perché io mi piaccio “bassa” e non faccio del male a nessuno, non faccio ombra a nessuno. Sì “bassa” mi piaccio.

Non vi è mai capitato di sentirvi nella vita come se steste camminando su un marciapiede pieno di buche. Fate molta attenzione perché sapete che potete farvi del male; ma poi alzate la testa per essere educato e salutare un amico/a ed ecco che il piede perde terreno e il dolore alla caviglia si fa intenso. Eppure era solo un amico/a che ci salutava e involontariamente ci hanno fatto “del male”

Non vi è mai capitato di sentirvi come nella casa degli orrori, sapete che è tutta finzione ma al primo grido …. vi accorgete che siete stati voi a urlare.

RESPIRA

Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Cerca di non far uscire neppure una lacrima dagli occhi. Evita che la gente ti guardi con compassione. Evita che la gente pensi che tu sia “una prima donna” malata di protagonismo. Evita che la gente fraintenda il tuo io. Evita di dover dar spiegazioni.

Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Fallo ancora, sento i tuoi occhi bruciare e il tuo naso diventare rosso. Ancora una volta hai pensato che la gente ti accettasse come sei. Povera illusa, costretta a essere un pagliaccio per non far vedere il dolore che porti dentro da troppo tempo. Ogni “granello di sale” sulla ferita ti ricorda che sei un numero, anche quando ti fanno credere di essere una persona.

Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Il sole attraverso vetri opachi non riesce a scaldare il freddo che ti appartiene. Povera illusa, convinta di essere accettata. Evita che la gente ti veda star male, penserebbe che sei gelosa. Non spiegare chi sei, non perdere tempo nei giochi di stupidi “guerrieri”. Non dare la tua disponibilità a chi la vede come un atto di superbia.

Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Porgi troppo spesso una mano che rimane vuota. Spostati e vedrai da un’altra angolazione chi hai davanti, scoprirai che è una piccola persona che usa “tacchi” per osservare e giudicare. Spostati e ti troverai sola, ma lo eri anche prima. Non elemosinare l’amicizia di chi ti ha già messo in un angolo perché “troppo perfetta”. Non ha voluto vedere che nella tua ricerca di donare aiuto, c’era una richiesta.

Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori.

L’ANELLO

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Ogni mattina la vedeva passare insieme alle sue colleghe di lavoro. Era una sartina nell’atelier di Madame Moreau. Lui poco più che ventenne, studiava per diventare un architetto. Ogni mattina rimaneva incantato davanti alla dolcezza del viso di questa ragazza, i suoi grandi occhi marroni lo guardavano di nascosto. Non aveva mai osato fermarla per parlarle, fino a quel giorno, quando una folata di vento le aveva portato via il foulard. Prontamente lui l’aveva rincorso e raccolto, poi glielo aveva riportato, cogliendo l’occasione per presentarsi. Lei gli aveva sorriso e aveva accettato di farsi accompagnare al lavoro. Da quel giorno era diventato il suo accompagnatore ufficiale.

Era passato un anno da quel famoso giorno, ma sembrava una vita. Lui non aveva mai avuto il coraggio di confessarle il suo amore, neanche il giorno della partenza per il fronte. Eppure aveva comprato l’anello che adesso teneva in mano. Aveva deciso che al rientro a casa le avrebbe chiesto di sposarlo. Ripose l’anello dentro la scatolina e l’avvolse nella lettera che aveva scritto alla sua amata. In quelle poche righe le confessava il suo infinito amore e le chiedeva una vita insieme. Ripose il gioiello tra i suoi effetti, dentro una busta dove sopra, con una grafia tremolante, aveva scritto ” da consegnare a Valerie Bonnet in caso di mia morte”.

Sono passati 5 anni, la guerra è finita e Valerie lavora sempre da Madame Moreau. Al dito porta una fede e accanto un piccolo anello d’argento con tre piccole pietre viola. Ogni tanto lo rigira tra le dite e una piccola lacrima le scende lungo la guancia. A casa conserva ancora la lettera che Vincent le aveva fatto recapitare insieme alla scatolina. A volte la legge, di nascosto dal marito e il cuore torna a battere per il suo primo e unico amore.

Ora guardo la mia mano, ho una fede e a tenerla ferma un piccolo anello d’argento, un po’ annerito. Le pietre oramai sono opache Eppure quando lo rigiro tra le dita sento ancora l’amore di quel giovane ragazzo per quella piccola sartina

IL MINUETTO DELL’AMICIZIA

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Spesso mi sono ritrovata a ballare un minuetto, senza formale invito. Spesso mi sono ritrovata ad andare incontro ad una persona per poi velocemente ritornare al punto di partenza. Spesso l’altro danzatore, avanzava verso di me incurante del mio retrocedere. Spesso l’altro danzatore ed io ci spingevamo a suon di musica verso il centro della pista e solo dopo mi accorgevo che la mia posizione era già occupata da un’altra figura, che non avevo visto perché il suo ballare era una cosa sola con il mio danzatore. Spesso iniziavo un minuetto per poi accorgermi che la musica che sentivo era diversa da quella ballata dal mio danzatore. Spesso il mio ballo non era considerato consono alla musica suonata. Spesso nel minuetto ballato in gruppo, pestavo i piedi a qualche danzatore.

Il mio minuetto, oggi, ha trovato un critico severo, me stessa che ha deciso di far riposare i piedi e vedere “come se la cavano” gli altri danzatori

IL DIVERSO CHE PIACE

In passato, quando i social non esistevano, le amicizie nascevano per alchimia, ci si accontentava di ciò che riuscivamo a carpire da una conversazione, una breve frequentazione ci portava a decidere se la persona poteva essere nostra amica. Oggi sui social alcune persone si mostrano a 360° e nonostante questo la gente si sofferma su una immagine per decidere se un profilo è “seguibile” oppure no. L’altro giorno, una ragazza che seguo, ha ricevuto una domanda alquanto bizzarra. Dal nickname si evince che la ragazza di cui parlo è Italiana ma vive in America, tuttavia, una persona le ha chiesto le origini, basandosi sul colore della pelle ( è semplicemente olivastra e quindi in questa stagione abbronzata ) e sulle labbra carnose ( beata lei ). Da queste caratteristiche somatiche ha dedotto che avesse origini africane. E’ così importante sapere l’origine di una persona per decidere se è interessante ? Io seguo persone perché le reputo stimolanti. Probabilmente la mia età, ma credo anche la mia indole, mi spinge a cercare profili che trasmettano qualcosa. Profili che fanno un sacco di pubblicità, che parlano solo di moda o di prodotti di bellezza non catturano la mia attenzione.

Ciò che è capitato a questa ragazza mi ha portato alla mente che quando Lorenzo ( mio figlio ) era piccolo, gli avevo comprato un cappellino peruviano. Un giorno che ero a passeggio con un’altra mamma, ci ha fermato una sua amica e vedendo Lorenzo con quel cappellino mi ha chiesto se fosse peruviano e l’avessi adottato. Non mi sono offesa per la domanda ma ho certamente deciso che quella ragazza era una persona insensibile. Che cosa avrebbe cambiato sapere se quel bimbo nel passeggino era “uscito” da me o da un portellone di un aereo ? Era mio figlio e questo le doveva bastare. Una domanda del genere avrebbe potuto imbarazzare un’altra mamma. Inoltre mio marito non poteva essere lui Peruviano ?

Oggi giorno vi sono sempre più coppie miste, di etnia diversa quindi trovo riduttivo dar per scontato che diversità di “colore ” tra madre e figlio possa essere riconducibile solamente ad una adozione. Ci si riempie la bocca di ” siamo tutti uguali ” e poi abbiamo necessità di sapere le origini di ciascuno di noi. Io non credo nel “essere tutti uguali” , forse perché amo le diversità. Amo circondarmi di persone diverse da me per avere stimoli di conversazione e per imparare sempre cose nuove. Vorrei che fossimo tutti uguali davanti alla legge , questo sì …. ma qui si apre un discorso molto complicato.

GLOBALIZZAZIONE … a me questa parola fa paura, forse perché per assonanza mi fa pensare ad un piattume di idee. Il cercare di uniformarsi tra di noi a non evidenziare le diversità. Basti pensare a quando si viaggia, una volta si portava a casa il “ricordino”, il souvenir, che ci rammentava il posto dove eravamo stati. Ora gli oggetti sono uguali ovunque, cambia solo la scritta col nome del luogo. … Ed ecco che quando una cosa, una persona, non si uniformizza nel contesto in cui la incontriamo in automatico diventa diversa e io aggiungo …..interessante .

In passato quando si guardava al futuro si pensava ad un mondo “governato” da robot e forse questa volontà che oggi abbiamo di essere tutti uguali non si discosta tanto da questa “idea futuristica”.