Scorrono testi di malinconiche canzoni su un video che illumina una stanza buia. Testi pieni di significati solo per chi li legge, ma che non coincidono con chi li ha scritti. Le parole si sfumano dietro lacrime che scendono lente su un viso che porta i segni di una vita che non voleva. Silenziose parole escono da una bocca chiusa, stanca oramai di sperare di essere baciata. Occhi intensi di pensieri che si accumulano in una testa stracolma di preoccupazioni . Un viso spesso ignorato per dar spazio a un corpo che attira attenzioni non richieste.
Una donna stanca di essere guardata ma non vista. Una donna che sogna per respirare e non vedere .
” E cosa vuoi?” – Lui rispose ” essere libero di fare ciò che voglio ” Lei allora gli chiese ” e lo fai ora ? ”
Lui ci mise qualche secondo prima di rispondere ” ci sono persone che hanno bisogno di me, quindi dopo aver soddisfatto le loro esigenze … si sono libero come l’aria !”
La gente a volte mi vede come un klinex …. si soffia il naso ( leggi si sfoga ) e poi mi butta via…. se mi va bene in un cestino …altri più maleducati per terra.
Sarà capitato anche a voi di aver un motivetto in testa, soprattutto in estate quanto ci martellano con i “tormentoni”. Oggi avevo un motivetto in testa…così radicato che l’ho cantato a modi loop ….rotto. Incastrato nel labirinto dei miei contorti pensieri riaffiorava come una boa, un salvagente, pronto a venirmi in soccorso. Annaspava nel groviglio delle mie elucubrazioni che in questi giorni sono così presenti da farmi a volte dimenticare la realtà .
Nella mia pazza testa c’è un bellissimo labirinto che somiglia a quello che trovate nei giardini di certe ville inglesi. E’ composto di siepi. Voltando a volte potete incontrare un albero da frutto o un piccolo rovo di rose. Tuttavia l’incontro che preferisco è con le panchine di pietra… mi permettono di sedermi e riposare prima di tornare a cercare l’uscita…..
Anche ora mentre scrivo … il motivetto canta… ” ti dedico le autostrade che ti portano al mare”…. e in automatico si aggancia ad un pensiero che vorrei archiviare in uno schedario . E’ un pensiero “composto” da buoni e cattivi sentimenti . A volte mi fa star bene, mi proietta su una nuvoletta rosa soffice al profumo di zucchero filato … ma poi all’improvviso la nuvoletta scompare e precipito ad una velocità che mi toglie il fiato, allargo le braccia per frenare la caduta ….ma il tonfo lo sento tutto dentro al cuore. Come quando sognate e all’improvviso vi svegliate; stavate facendo un sogno così reale che non vi capacitate che possa essere stata sola una fantasia…. e volete riprendere dal punto in cui si è interrotto …..ma nulla.
Il mio Pensiero si sveglia con me al mattino e mi da il buongiorno. Mi segue durante la giornata, si presenta all’improvviso, a volte nei momenti meno opportuni. Per una manciata di minuti lo accolgo con un sorriso, sperando che profumi di zucchero filato …invece oggi profumava di salsedine…. E come un’ onda viene verso di me per poi scappare lontano e immergersi in un calmo mare verde…. Ho ancora il suo profumo e se chiudo gli occhi sento il rumore di onde che si infrangono sugli scogli, le risa di bambini e le urla dei gabbiani .
Non vi è mai capitato di sentirvi come nella casa degli specchi, davanti a un vostro riflesso distorto. Voi siete normali, non troppo alti e lo specchio vi mostra bassi e tarchiati. Chi è con voi è convinto che quella sia la vostra vera natura; per quanto voi cerchiate di dire che non siete così, loro vi vedono bassi e tarchiati Magari aggiungono anche un” per l’altezza non si può far nulla ma cerca di fare del moto “. Così una distorta immagine spinge le persone a giudicarvi ops a suggerirvi di essere diversi.
Non vi è mai capitato di sentirvi come nella casa degli orrori, sapete che è tutta finzione ma al primo grido …. vi accorgete che siete stati voi a urlare.
Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Cerca di non far uscire neppure una lacrima dagli occhi. Evita che la gente ti guardi con compassione. Evita che la gente pensi che tu sia “una prima donna” malata di protagonismo. Evita che la gente fraintenda il tuo io. Evita di dover dar spiegazioni.
Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Fallo ancora, sento i tuoi occhi bruciare e il tuo naso diventare rosso. Ancora una volta hai pensato che la gente ti accettasse come sei. Povera illusa, costretta a essere un pagliaccio per non far vedere il dolore che porti dentro da troppo tempo. Ogni “granello di sale” sulla ferita ti ricorda che sei un numero, anche quando ti fanno credere di essere una persona.
Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Il sole attraverso vetri opachi non riesce a scaldare il freddo che ti appartiene. Povera illusa, convinta di essere accettata. Evita che la gente ti veda star male, penserebbe che sei gelosa. Non spiegare chi sei, non perdere tempo nei giochi di stupidi “guerrieri”. Non dare la tua disponibilità a chi la vede come un atto di superbia.
Ogni mattina la vedeva passare insieme alle sue colleghe di lavoro. Era una sartina nell’atelier di Madame Moreau. Lui poco più che ventenne, studiava per diventare un architetto. Ogni mattina rimaneva incantato davanti alla dolcezza del viso di questa ragazza, i suoi grandi occhi marroni lo guardavano di nascosto. Non aveva mai osato fermarla per parlarle, fino a quel giorno, quando una folata di vento le aveva portato via il foulard. Prontamente lui l’aveva rincorso e raccolto, poi glielo aveva riportato, cogliendo l’occasione per presentarsi. Lei gli aveva sorriso e aveva accettato di farsi accompagnare al lavoro. Da quel giorno era diventato il suo accompagnatore ufficiale.
Era passato un anno da quel famoso giorno, ma sembrava una vita. Lui non aveva mai avuto il coraggio di confessarle il suo amore, neanche il giorno della partenza per il fronte. Eppure aveva comprato l’anello che adesso teneva in mano. Aveva deciso che al rientro a casa le avrebbe chiesto di sposarlo. Ripose l’anello dentro la scatolina e l’avvolse nella lettera che aveva scritto alla sua amata. In quelle poche righe le confessava il suo infinito amore e le chiedeva una vita insieme. Ripose il gioiello tra i suoi effetti, dentro una busta dove sopra, con una grafia tremolante, aveva scritto ” da consegnare a Valerie Bonnet in caso di mia morte”.
Sono passati 5 anni, la guerra è finita e Valerie lavora sempre da Madame Moreau. Al dito porta una fede e accanto un piccolo anello d’argento con tre piccole pietre viola. Ogni tanto lo rigira tra le dite e una piccola lacrima le scende lungo la guancia. A casa conserva ancora la lettera che Vincent le aveva fatto recapitare insieme alla scatolina. A volte la legge, di nascosto dal marito e il cuore torna a battere per il suo primo e unico amore.
Ora guardo la mia mano, ho una fede e a tenerla ferma un piccolo anello d’argento, un po’ annerito. Le pietre oramai sono opache Eppure quando lo rigiro tra le dita sento ancora l’amore di quel giovane ragazzo per quella piccola sartina
Ciò che è capitato a questa ragazza mi ha portato alla mente che quando Lorenzo ( mio figlio ) era piccolo, gli avevo comprato un cappellino peruviano. Un giorno che ero a passeggio con un’altra mamma, ci ha fermato una sua amica e vedendo Lorenzo con quel cappellino mi ha chiesto se fosse peruviano e l’avessi adottato. Non mi sono offesa per la domanda ma ho certamente deciso che quella ragazza era una persona insensibile. Che cosa avrebbe cambiato sapere se quel bimbo nel passeggino era “uscito” da me o da un portellone di un aereo ? Era mio figlio e questo le doveva bastare. Una domanda del genere avrebbe potuto imbarazzare un’altra mamma. Inoltre mio marito non poteva essere lui Peruviano ?
In passato quando si guardava al futuro si pensava ad un mondo “governato” da robot e forse questa volontà che oggi abbiamo di essere tutti uguali non si discosta tanto da questa “idea futuristica”.