AMORE MIO

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“Mi spiace doverlo dire, ma la gente ti ferisce perché non ti vuoi abbastanza bene !” “No guarda, ti sbagli. Io mi voglio bene, oserei dire che sono innamorata di me stessa, Sì, ok vedo gli occhi gonfi… la cellulite sulle gambe…… la pancia… un girovita che non c’è più … ma mi amo…. perché mi conosco …” Eppure colleziono cicatrici invisibili.

La gente a volte mi vede come un klinex …. si soffia il naso ( leggi si sfoga ) e poi mi butta via…. se mi va bene in un cestino …altri più maleducati per terra.

Ma poi cosa vuol dire volersi bene ? considerarsi perfetti, avere la presunzione di non sbagliare mai, giustificare i propri difetti … Ah ecco se questo vuol dire volersi bene … avete ragione io mi odio, perché io mi voglio bene nonostante i miei difetti.

Ho un bruttissimo vizio, non giudico fino a quando non sono giudicata. Se le scelte delle persone non intaccano la mia persona … perché darne giudizio se soprattutto non è richiesto ? …. Eppure vengo costantemente consigliata a cambiare…. Chissà mai che fastidiosi difetti la gente vede in me: sei permalosa, sei un riccio, sei cicciotella, sei silenziosa, sei chiacchierona, ….sono una persona che mette il cuore in quello che fa e che viene ferita a volte perché non capita. Mi sono convinta di parlare una lingua tutta mia perché spesso sono fraintesa al punto che le persone decidono di chiudere il rapporto a seguito di qualcosa che ho detto …. e guarda caso hanno quasi sempre capito male il mio pensiero, o hanno voluto capire male il mio pensiero, così hanno avuto una scusa servita su un vassoio …. d’argento !

E’ così difficile accettare le persone che il destino ci mette lungo la strada. Per accettare intendo non volerle modificare a propria immagine. Tuttavia, la cosa che la gente trova difficile è essere sincera, accampano scuse assurde e nel frattempo ti feriscono come se fosse un passatempo…. “tu rimani ferita perché sei sensibile, perché ti fai castelli in aria…” No perché considero il mio cuore non solo un organo pulsante ….. ” no scusa non posso continuare la nostra amicizia perché ho paura che possa diventare qualcosa di troppo importante….per te che io non riesco a ricambiare.” ” Non ti preoccupare ho ammaestrato il mio cuore a non -sporcare- le vite di persone che non vogliono mettere i sentimenti neppure nel volersi bene !!!!”

” Guarda te lo dico con – sincerità – non ci metto i sentimenti perché nella vita sono rimasto ferito/a ” … “Beh anche io sono rimasta ferita ieri, OGGI, e domani …..ma senza metterci tutta me stessa …. mi sento un robot …. ” ” Se la pensi così forse è meglio che chiudiamo…. ” ” Cosa chiudiamo ? il telefono? il computer? una conoscenza? una bellissima amicizia? ” …. e se il problema fosse che il tuo cuore ha richiesto di essere utilizzato ?

Ho sempre pensato di me che non ero portata per l’avventura, il viaggio comodo, in hotel per anni è stato la mia sistemazione ideale visto che avevo un figlio piccolo. Tuttavia, credo di essere invece stata sempre temeraria perché mi sono avventurata nella contorta stupidaggine e cattiveria delle persone …… e le cicatrici che porto ne sono una indiscutibile dimostrazione.

RESPIRA

Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Cerca di non far uscire neppure una lacrima dagli occhi. Evita che la gente ti guardi con compassione. Evita che la gente pensi che tu sia “una prima donna” malata di protagonismo. Evita che la gente fraintenda il tuo io. Evita di dover dar spiegazioni.

Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Fallo ancora, sento i tuoi occhi bruciare e il tuo naso diventare rosso. Ancora una volta hai pensato che la gente ti accettasse come sei. Povera illusa, costretta a essere un pagliaccio per non far vedere il dolore che porti dentro da troppo tempo. Ogni “granello di sale” sulla ferita ti ricorda che sei un numero, anche quando ti fanno credere di essere una persona.

Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Il sole attraverso vetri opachi non riesce a scaldare il freddo che ti appartiene. Povera illusa, convinta di essere accettata. Evita che la gente ti veda star male, penserebbe che sei gelosa. Non spiegare chi sei, non perdere tempo nei giochi di stupidi “guerrieri”. Non dare la tua disponibilità a chi la vede come un atto di superbia.

Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Porgi troppo spesso una mano che rimane vuota. Spostati e vedrai da un’altra angolazione chi hai davanti, scoprirai che è una piccola persona che usa “tacchi” per osservare e giudicare. Spostati e ti troverai sola, ma lo eri anche prima. Non elemosinare l’amicizia di chi ti ha già messo in un angolo perché “troppo perfetta”. Non ha voluto vedere che nella tua ricerca di donare aiuto, c’era una richiesta.

Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori.

NON VOGLIO VENDERE PENTOLE !

Eccomi ancora qua a parlare di lavoro. Nuovo Governo. Nuove aspettative. Vecchi risultati ? La mia Regione, ma penso molte altre, per le persone disoccupate organizza corsi gratuiti per riqualificare le figure e dare nuove opportunità di lavoro. Ottima cosa voi direte, certamente se non fosse per il fatto che i corsi brevi sono per la maggior parte rivolti verso un lavoro “social”.

Mi chiedo quindi il destino di una donna di mezz’età è quello di collaborare sui social? Il massimo al quale posso aspirare e pubblicizzare una crema antirughe ? Ma soprattutto il mio destino è quello di sgomitare ogni giorno per “accalappiare ” followers in maniera più o meno “onesta” ? La mia esperienza più che ventennale si scontra con le dinamiche della nostra società che vede la donna come un soggetto lavorativo poco appetibile. Perchè noi donne se vogliamo avere un lavoro fuori casa, ma allo stesso tempo volerci prender cura della famiglia siamo viste come persone che non amano lavorare ? Perchè solo nel pubblico impiego c’è la possibilità di una elasticità oraria ? Ecco spiegato il motivo per cui molte donne sono arrivate a sognare un lavoro di collaborazione sui social.

Ma il lavoro su instagram o facebook è tutto rose e fiori ? Vi ricordate il detto ” presto e bene non vanno insieme” ? In tutti i lavori ci vuole impegno e così anche in questa nuova professione. Quello che mi fa specie e vedere ragazze che continuamente sottolineano questo impegno che mettono nel realizzare un “contenuto” pubblicitario come se nel resto dei lavori tutto avvenisse in maniera più meccanica.

Personalmente il lavoro di “pubblicitaria” non rientra tra le mie preferenze, ma soprattutto non ho proprio voglia di utilizzare i vari trucchetti ora in atto su instagram per attirare a me nuovi follower che per la maggior parte del tempo non interagiscono ma fanno solamente numero. Appartengo ancora alla vecchia scuola dove la sostanza ha più importanza dell’apparenza. Forse qualcuno si potrebbe chiedere se odio così tanto il mondo dei social cosa ci faccio con un blog. In realtà mi piace molto il web, ci lavorerei se l’opportunità che mi venisse offerta fosse legata a qualità professionali e non solo ad un ” colpo di fortuna “. Mi spiego meglio, dopo un esame di alcune figure su instagram che fanno collaborazione, mi sono accorta che per fare questo mestiere non occorrono grosse preparazioni, visto le “castronerie” che mi è capitato di sentire. Occorre avere i numeri giusti …inteso come numeri di persone che seguono il profilo, che mettono un like, che commentano …insomma numeri facilmente acquistabili. Se si è fotogenici aiuta, se si ha una bella casa aiuta, se si hanno soldi da investire a fondo perduto …. allora siete a cavallo ! Purtroppo io non ho nessuno di questi requisiti, ma ho molta voglia di imparare, sono una persona che si mette sempre in gioco, ma non ama omologarsi e spesso sceglie la strada meno percorsa …. insomma sono l’antitesi del perfetto “creatore di bei contenuti” … così come è inteso sul web. Eppure vi sembrerà strano ma una parte di me avrebbe voglia di mettersi in gioco in una nuova professione, magari la lettrice di audiolibri. Riuscirei a fare un lavoro dove poter unire la mia voglia di leggere, con la voglia di aiutare persone non vedenti a “gustarsi” una buona lettura. Si perchè forse non tutti sanno che ci sono associazione di volontari che creano audiolibri proprio per le persone non vedenti.

Comunque di una cosa sono certa non ho voglia di “vendere pentole” !

VIAGGIARE CON LA FAMIGLIA

Quando 20 anni fa ho iniziato a viaggiare con mio figlio non era una cosa scontata come oggi. Non ho certo la pretesa di insegnare come viaggiare con i bambini, primo perchè esistono moltissimi blog dove mamme viaggiatrici danno consigli, secondo perchè sono passati molti anni da quando mio figlio era piccolo e le cose sono cambiate e per ultimo …..non credo che esistano regole adatte a tutti …bisogna sempre ascoltare i nostri figli, e il portafoglio. Come al solito se non abbiamo limiti di spesa, tutto risulta più facile ma se abbiamo un bilancio famigliare ? E’ un punto che ho già sottolineato ma credo sia importante. Apro una parentesi da cinquantenne …. siamo sinceri, sui social spesso cerchiamo il profilo che ci fa sognare, quella con una casa da sogno, un guardaroba degno di Carrie Bradshaw, che si alza al mattino e invece che un biglietto del bus, compra un ticket per una destinazione esotica. Poi guardiamo la nostra quotidianità e vediamo pile di panni da lavare, un lavoro dietro uno sterile computer, bimbi urlanti e un guardaroba vecchio nell’anima. Non sentiamoci tristi , cerchiamo di vedere questa vita come un’avventura dove far quadrare tutto e incastrare i vari mattoncini come in un tetris . Quando Lorenzo aveva 3 anni mio marito decise di cambiare lavoro e ci ritrovammo con pochi giorni di ferie. L’idea di spostare “mezza casa” per una settimana di mare non mi entusiasmava, quindi decidemmo di fare una breve vacanza a PARIGI. In molti erano scettici della mia scelta, soprattutto perchè avevo deciso di viaggiare in treno, (TGV) e senza passeggino. In realtà mi è bastato programmarmi in base alle esigenze di mio figlio. Al mattino ci alzavamo, facevamo una colazione abbondante, poi iniziavamo a visitare la città cercando di scegliere mete alla portata di un bimbo di tre anni. Se c’è una cosa che non sopporto, sono quei genitori che si ostinano a portare bimbi piccoli a vedere monumenti, pinacoteche, musei non adatti alla loro età pensando che la visione di un quadro possa per osmosi far diventare i loro figli novelli Picasso. . Ecco genitori provate a pensare cosa vi ricordate dei vostri 2 – 3 anni …io ben poco. Se un bambino ha qualche attitudine è giusto seguirla, in alternativa non trovo giusto che i visitatori di un museo si ritrovino baby-sitter inconsapevoli dei vostri figli. In passato questo mio pensiero era abbastanza condiviso, oggi non credo che sia molto popolare. A Parigi sono riuscita a vedere la Conciergerie , raccontando che era una prigione dove avevano rinchiuso una regina e la ricostruzione della cella con i manichini mi è venuta certamente in aiuto. A Notre-Dame ho raccontato che dentro la chiesa si nascondeva un fantasma e che lui doveva guardare in alto perchè si nascondeva tra i rosoni ….e lui ha passato il tempo a dire..” è là mamma, l’ho visto.!…” . Sicuramente però la città delle scienze e dell’industria è stato il museo che ha preferito. All’interno ci sono due padiglioni dedicati ai bambini uno per bimbi dai 2 ai 7 anni e l’altro dai 5 ai 12 anni. (il costo del biglietto per la città dei bimbi è a parte ). Ecco credo proprio che questa sia stata la parte più divertente per mio figlio. Dopo aver dedicato al mattino tempo per le visite delle attrazioni, cercavamo un ristorante o un piccolo bistrot per mangiare. Poi riprendevamo il nostro giro e verso le 16.00 tornavamo all’hotel, dopo un piccolo riposo ( che mio figlio spesso iniziava già sul metrò) ci preparavamo per la cena. Il nostro hotel era situato nel quartiere di Montparnasse, vicino avevamo ristorantini e Bistrot situati nel Boulevard che prendono il nome dallo stesso quartiere. Spesso se consultate i menù posti all’esterno dei locali potreste essere frenati dal prezzo che a prima vista potrebbe apparire alto. Parigi è sicuramente una città cara, tuttavia considerate che vi portano una caraffa d’acqua di rubinetto che non è così cattiva, che spesso se prendete un piatto con la bistecca c’è già compreso un piccolo contorno, che il coperto non si paga. Cosa sia rimasto di questa gita nei ricordi di mio figlio ? beh ben poco, e non credo sia dovuto alla poca memoria di Lorenzo ma al fatto che fosse piccolo. Anche se questo potrebbe essere un deterrente, ( chi ce lo fa fare di sobbarcarci ore di treno o macchina, camminate estenuanti in giro per città con bambini a volte capricciosi) se tornassi indietro rifarei tutto esattamente come ho fatto . Quindi cari genitori se viaggiate con la speranza di ricordi futuri di quella memorabile vacanza….forse andrete incontro a qualche delusione, se invece, come ho fatto io, viaggiate con l’intenzione di far “assaporare” a vostro figlio usi e costumi diversi, adattandovi a ritmi che scombinano la quotidianità della vostra famiglia, consapevoli che in fondo 10 giorni ( purtroppo ) passano in fretta e il non mangiare ai soliti orari non “rovina” la vita dei vostri figli , beh se appartenete a questa seconda categoria, forza non appena apriranno le frontiere ( anche regionali) “zaino” in spalla e pronti per una nuova avventura !

CHI SONO ?

Sono una donna di 51, con un figlio oramai adulto, un marito sempre al mio fianco e un gatto . Fino a qualche anno fa lavoravo part time, poi una serie di eventi hanno fatto chiudere l’azienda e mi sono ritrovata a svolgere il lavoro di mamma/moglie a tempo pieno. Ho accettato in questi anni lavori a tempo determinato per non staccarmi troppo dalla mia professione di ragioniera. Il mio sogno ? Oltre viaggiare, avere nuovamente un lavoro part time che mi permetta di realizzarmi professionalmente, ma allo stesso tempo poter seguire la mia famiglia e i miei tanti progetti tra cui questo blog.