NON VOGLIO VENDERE PENTOLE !

Eccomi ancora qua a parlare di lavoro. Nuovo Governo. Nuove aspettative. Vecchi risultati ? La mia Regione, ma penso molte altre, per le persone disoccupate organizza corsi gratuiti per riqualificare le figure e dare nuove opportunità di lavoro. Ottima cosa voi direte, certamente se non fosse per il fatto che i corsi brevi sono per la maggior parte rivolti verso un lavoro “social”.

Mi chiedo quindi il destino di una donna di mezz’età è quello di collaborare sui social? Il massimo al quale posso aspirare e pubblicizzare una crema antirughe ? Ma soprattutto il mio destino è quello di sgomitare ogni giorno per “accalappiare ” followers in maniera più o meno “onesta” ? La mia esperienza più che ventennale si scontra con le dinamiche della nostra società che vede la donna come un soggetto lavorativo poco appetibile. Perchè noi donne se vogliamo avere un lavoro fuori casa, ma allo stesso tempo volerci prender cura della famiglia siamo viste come persone che non amano lavorare ? Perchè solo nel pubblico impiego c’è la possibilità di una elasticità oraria ? Ecco spiegato il motivo per cui molte donne sono arrivate a sognare un lavoro di collaborazione sui social.

Ma il lavoro su instagram o facebook è tutto rose e fiori ? Vi ricordate il detto ” presto e bene non vanno insieme” ? In tutti i lavori ci vuole impegno e così anche in questa nuova professione. Quello che mi fa specie e vedere ragazze che continuamente sottolineano questo impegno che mettono nel realizzare un “contenuto” pubblicitario come se nel resto dei lavori tutto avvenisse in maniera più meccanica.

Personalmente il lavoro di “pubblicitaria” non rientra tra le mie preferenze, ma soprattutto non ho proprio voglia di utilizzare i vari trucchetti ora in atto su instagram per attirare a me nuovi follower che per la maggior parte del tempo non interagiscono ma fanno solamente numero. Appartengo ancora alla vecchia scuola dove la sostanza ha più importanza dell’apparenza. Forse qualcuno si potrebbe chiedere se odio così tanto il mondo dei social cosa ci faccio con un blog. In realtà mi piace molto il web, ci lavorerei se l’opportunità che mi venisse offerta fosse legata a qualità professionali e non solo ad un ” colpo di fortuna “. Mi spiego meglio, dopo un esame di alcune figure su instagram che fanno collaborazione, mi sono accorta che per fare questo mestiere non occorrono grosse preparazioni, visto le “castronerie” che mi è capitato di sentire. Occorre avere i numeri giusti …inteso come numeri di persone che seguono il profilo, che mettono un like, che commentano …insomma numeri facilmente acquistabili. Se si è fotogenici aiuta, se si ha una bella casa aiuta, se si hanno soldi da investire a fondo perduto …. allora siete a cavallo ! Purtroppo io non ho nessuno di questi requisiti, ma ho molta voglia di imparare, sono una persona che si mette sempre in gioco, ma non ama omologarsi e spesso sceglie la strada meno percorsa …. insomma sono l’antitesi del perfetto “creatore di bei contenuti” … così come è inteso sul web. Eppure vi sembrerà strano ma una parte di me avrebbe voglia di mettersi in gioco in una nuova professione, magari la lettrice di audiolibri. Riuscirei a fare un lavoro dove poter unire la mia voglia di leggere, con la voglia di aiutare persone non vedenti a “gustarsi” una buona lettura. Si perchè forse non tutti sanno che ci sono associazione di volontari che creano audiolibri proprio per le persone non vedenti.

Comunque di una cosa sono certa non ho voglia di “vendere pentole” !

LA VOGLIA DI DISTURBARE

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A voi non capita mai quella giornata in cui vi sentite tranquilli, sereni… decidete di andare su un social e di leggere a random cosa scrivono i vostri amici e uno cattura la vostra attenzione, fate quindi un commento, innocente … e zac il creatore del post risponde …. ma in una maniera tale che vi sembra di sentire la sua voce … un po’ acida. E’ capitato a me nei giorni scorsi. Ero su facebook e vedo ( in occasione della giornata della memoria ) la foto di una ragazzina polacca uccisa nel campo di Auschwizt. La foto è stata “colorata” da una artista, per dare maggior impatto al pubblico. Nel vederla noto un triangolo rosso sull’uniforme della ragazza e di getto scrivo sotto il post. ” un triangolo rosso doveva essere una prigioniera politica ” . La creatrice del post risponde ” se lo dici tu, per me è il simbolo dei prigionieri dei maledetti campi di concentramento nazisti. ” Come ho detto oggi ero tranquilla quindi non avevo certo voglia di intavolare una discussione, in nome di cosa ? del fatto che la gente vede ma non legge e se legge non capisce. ? Rispondo che ai prigionieri venivano dati simboli che li “catalogavano ” ( che orribile termine ) in base al motivo per cui erano rinchiusi, il triangolo rosso identificava i prigionieri politici. La risposta non tarda ad arrivare ” Convinta tu …. ma il tuo commento iniziale ?? ” Scorro in alto e lo rileggo …. e cerco io di capire cosa non è chiaro . E mi faccio coraggio e dico che sono io che non capisco e domando se pensa che stia minimizzando il contenuto della foto. A volte le persone si aspettano reazioni che non avvengono ! ne segue una domanda ancora più dubbiosa dalla mia interlocutrice …” eh?” Respiro piano e rispondo che ho appena finito un libro in cui si parlava dei “segni rossi” e quindi mi sono documentata cosa significasser. Risposta finale Brava. Continua così ! …. ora non so voi ma io non ho sentito nella mia testa un tono di voce gentile. Le mani hanno iniziato a scrivere se vuoi ti dico il titolo del libro, oppure perchè non ti documenti anche tu … poi ho respirato piano e ho scritto Grazie ! …. NON SI PUO’ CAVAR SANGUE DA UNA RAPA …. Se però a voi fa piacere conoscere il titolo del libro che ho appena finito di leggere eccolo ” la lettera perduta di Auschwizt”. Il libro ambientato a Berlino nel 1989, nei giorni che seguono la caduta del muro, parla di una donna che si prende cura del padre morente. Scopre sul polso del genitore, sotto l’orologio, il classico marchio lasciato ai prigionieri dai nazisti. Il padre è stato rinchiuso ad Auschwitz…. e lei non ne ha mai saputo nulla. Ecco che il libro inizia un racconto in due momenti temporali diversi: il 1989 e il 1944. La scoperta di una divisa in un borsone nell’armadio della madre morta, sarà il punto di partenza per scoprire cosa è successo nel lontano 1944.

Bene non aggiungo altro, vi lascio il gusto di una lettura all'inizio un po' lenta ma che saprà prendere cammin facendo.                                                                                                                                                                                        

… un’altra “sconfitta”

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Una mattina ti alzi e compi le stesse azioni di routine: apri la finestra ( anche oggi cielo grigio), bagno, colazione, e divano con la tua serie preferita, un po’ di relax prima di iniziare i ritmi della giornata . Prendi il cellulare e sfogli le mail, le pagine e come ogni mattina capiti su quella degli annunci di lavoro …. ed eccolo lì ” cercarsi con urgenza impiegata … ” E’ l’annuncio al quale hai risposto qualche settimana fa, per il quale hai anche sostenuto due colloqui e ti sembravano essere andati bene, ma l’annuncio che leggi è fatto da un’altra agenzia e la tua mente inizia a elaborare che NON SEI STATA SCELTA.

In un nano secondo la tua mente si fa così tante domande che neanche Marzullo riuscirebbe a “dare una risposta” . Se poi tutto questo accade ad una persona pessimista come me …. anche lo spirito Natalizio si congela.

Essere rifiutati dopo un colloquio è destabilizzante perchè ci si pone un sacco di domande: ho sbagliato a presentarmi? ho parlato troppo o troppo poco ? non avevo le competenze ? oppure ne avevo troppe e hanno avuto paura che chiedessi uno stipendio troppo alto ? e poi arriva la domanda che ultimamente mi faccio più spesso ….. SONO TROPPO VECCHIA ? Per lo Stato no di certo, ma le aziende quando vedono la mia età pensano subito ad una persona rigida, che difficilmente si adatta all’organizzazione dell’azienda, che se il responsabile d’ufficio è una persona più giovane di certo non lo accetterà.

Quando cerchi un lavoro ti dicono che devi scendere a compromessi, di solito chi lo dice ha un lavoro ben pagato e gratificante. Io non chiedo mai dello stipendio perchè per me l’unica voce non trattabile, per la quale non scendo a compromessi ( per il momento ) è l’orario di lavoro. Ecco perchè quando trovo una offerta part time ho già il dito sul bottone “candidatura”.

Quando mi ritrovo a leggere gli annunci di lavoro rimango sempre molto perplessa. Nel mio campo, amministrativo, le caratteristiche richieste sono veramente tantissime, che richiedono molti anni di lavoro per poterli citare nel curriculum come esperienze significative Eppure dopo una lista di mansioni che il ” futuro impiegato/a” dovrebbe svolgere sempre in maniera autonoma ( traduzione per chi non lo sapesse… sei l’unico impiegato ) si richiede, come ciliegina sulla torta, che la persona sia junior … o meglio in età di apprendistato. Ora se uno è assunto come apprendista dovrebbe avere un tutor che gli insegni il lavoro e che registri i miglioramenti fatti. …. Ma come al solito in Italia c’è la legge scritta e quella applicata che difficilmente collimano.

Nella mia carriera lavorativa e di ricercatrice di lavoro mi è anche capitato di aziende che chiedevano una competenza quasi da laureato, per svolgere lavori molto più semplici nella pratica; viceversa ho fatto in passato un colloquio di lavoro dove mi avevano descritto la mansione come basilare … e poi quando mi hanno assunto l’unica cosa che non facevo era pulire l’ufficio !

Quello che manca nel mondo del lavoro è una varietà contrattuale, da noi esiste il full time, quando si parla di part time si intende quello svolto nei negozi dove ti propongono orari assurdi, comunicati settimana per settimana e dove non riesci ad organizzare nulla. Immagino che questa mia affermazione indignerà non pochi, ma come .. cerchi da lavorare e “dai pure di naso ?” A dirlo come al solito sono persone che si fanno le loro 8 ore, sabato e domenica a casa, si possono prendere due/tre settimane di ferie e quando devono andare ( anche dal parrucchiere ) si prendono tranquillamente la mezza giornata di permesso…..

Oggi mi sono svegliata, ho aperto la finestra e il cielo è grigio e vorrei non aver letto gli annunci di lavoro …. to be continued

Piemonte, il turismo che non conoscevo.

Quest’anno, causa pandemia, per le vacanze sono rimasta in Italia. Non volevo una località di mare, avevo il timore di trovarci “il mondo” e il tempo mi ha dato ragione. Volevo rimanere al nord e aiutare anche se in minima parte le regioni che avevano subito più danni. La mia scelta è ricaduta sul Piemonte ed è stata una piacevolissima scoperta. Abbiamo prenotato in un B&B ” Tenuta la Violina “sulle colline Astigiane. Una dimora dell’ 800 curata e mantenuta nel suo aspetto originario che offre camere elegantemente arredate con mobili d’epoca e piccoli dettagli , come un vaso di fiori ad esempio, che rendono l’ambiente meno impersonale. La padrona di casa è una signora gentilissima pronta a far fronte alle esigenze degli ospiti. La formula da noi scelta comprendeva pernottamento e colazione quest’ ultima servita in maniera impeccabile al tavolo apparecchiato all’ esterno su un paesaggio rilassante. In caso di pioggia o di tempo incerto la colazione si svolge all’interno. La tenuta offre la possibilità di pranzare o di cenare, è sufficiente comunicarlo al cameriere al mattino. Abbiamo quindi usufruito di questa possibilità per due sere . La tenuta offre anche un campo da tennis, un piccolo campo da bocce, e una piscina. Abbiamo così potuto alternare gite esplorative a riposanti pomeriggi a prendere il sole. Il Piemonte è sicuramente una regione poco conosciuta se non forse per gli amanti del Vino, Eppure è ricca di piccoli borghi con chiesette suggestive, paesaggi verdeggianti pieni di filari di viti e di …..noccioli. Si perchè non scordiamoci che ad Alba c’è la sede della Ferrero ! Nella città merita sicuramente una visita anche la cattedrale di San Lorenzo.

Acqui Terme, chi non ha sentito parlare di questa cittadina ? E’ il luogo più turistico che abbiamo visto. Non distante dalla Liguria è sicuramente meta di tanti vacanzieri della riviera che si spostano per visitare questa cittadina molto accogliente. La città è veramente molto carina è offre scorci interessanti

La fontana a gradini che ci accoglie all’ingresso della città è un ottimo biglietto da visita, anche se la fontana con l’acqua a 74.5° è sicuramente la principale fonte di attrazione, Dove la possiamo trovare ? nella famosa piazza della Bollente

Il Piemonte è certamente tra le regioni meno pubblicizzate a livello turistico. Se pensiamo tuttavia a Torino come ex capitale d’ Italia non sarà così difficile immaginare quanta storia ha da raccontarci questa terra. Piccoli paesini o città più importanti, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Per chi si avventurasse per la prima volta suggerisco di prendersi del tempo e visitare l’ elegante Torino, forse meno modaiola di Milano, ma ricca di Palazzi e strutture del primo novecento che mi hanno fatto pensare a una Parigi “nostrana”. I prezzi, cosa da non sottovalutare mai, sono veramente competiti. Facendo il confronto ovviamente con la mia terra ( Emilia Romagna ), devo riconoscere che l’offerta incontrata è sicuramente molto vantaggiosa, ad esempio ad Asti in centro ci sono ristoranti o piccole trattorie che offrono menu a prezzo fisso a partire da 10 Euro ! Alle porte di Asti abbiamo cenato in una vecchia stazione di campagna riconvertita a ristorante, molto curata nei dettagli, simulava una carrozza ristorante degli anni 50, una piacevole alternativa al classico locale !

Spero con la mia descrizione di avervi invogliato a conoscere questa terra che nasconde in se tanta Storia .

HOTEL o APPARTAMENTO ?

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Anche se nel 2020 parlare di vacanze risulta un po’ anomalo, il quesito ci si ripropone ogni anno, soprattutto se siamo genitori. ” meglio l’hotel o l’appartamento ? ” C’è chi preferisce l’appartamento per non avere vincoli di orario, per poter gestire il bambino senza stravolgergli la vita, per continuare con l’alimentazione che aveva a casa. Altri invece preferiscono la comodità dell’hotel, dove non devi pensare a nulla, tutto è organizzato e gestito dal personale dell’albergo, ma il rischio è quello a volte di dover fare la fila al buffet, o di trovare cibi che non piacciono ai nostri figli …..Quindi quale è la soluzione migliore ? I primi 2 anni di vita di Lorenzo avevamo optato per un appartamento, era vicino al mare, situato in un palazzo dove vivevano i padroni di casa e i loro genitori, quindi una situazione di massima tranquillità. E’ stata per quel periodo sicuramente la soluzione migliore anche perchè ci potevamo permettere quasi 3 settimane di vacanze. Poi mio marito ha cambiato lavoro e i tempi delle ferie si sono ridotti. Abbiamo quindi optato per l’albergo, in modo che anche io potessi riposarmi. Ho scelto questa soluzione per abituare mio figlio alla vita in comune con altre persone, il rispetto per gli spazi altrui ( non gli ho mai permesso di alzarsi da tavola e scorrazzare tra i camerieri ) e soprattutto cercare di fargli provare cibi che non conosceva, anche se Lorenzo è sempre stato un bimbo abbastanza abitudinario nei gusti alimentari . Nel 2012 abbiamo deciso di provare la formula del B&B. Lory era già più grandino ed è stata un ottima soluzione, avevamo la colazione compresa, non avevo un grande appartamento da gestire ma solamente una camera che mi veniva pulita. Un’ altra ottima soluzione che ho provato con Lorenzo grandicello è stato il campeggio. Attualmente in Italia si trovano molti camping ben curati che strizzano l’occhio ai villaggi, sono infatti corredati di piscina e animatori. Il campeggio permette la libertà di un appartamento ma l’organizzazione di un villaggio vacanze, spesso all’interno oltre ad un piccolo market si può trovare un ristorante con prezzi accessibili. Quest’ ultima soluzione è ottimale non solo se si hanno figli piccoli ma anche adolescenti perchè hanno la loro libertà di movimento e soprattutto è facile per loro farsi nuovi amici . Quindi a questo punto non vi resta che provare la formula più adatta a voi e fatemi sapere !

L’IMPORTANZA DEL LEGGERE

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Quante volte ci siamo sentiti dire “leggi che fa bene, accresce la cultura, rende istruiti ” Ma è veramente così ? Basta leggere per farsi una cultura o bisogna capire cosa si legge ? Su facebook faccio parte di una delle tante pagine di libri, dove si suggeriscono titoli, si danno pareri su libri letti…. dove ci sono persone che leggono un libro al giorno ….uno a settimana….li divorano . Voi siete così ? Io no, purtroppo o per fortuna. Io un libro me lo gusto come un gelato, come un zuccheroso pezzo di torta. Lo leggo e a distanza di tempo lo rileggo se mi è piaciuto, e non ci crederete ma ci ritrovo sempre qualcosa che mi era sfuggito la prima volta. Mi sorge un’altra domanda… che tipo di libro accresce la nostra cultura ? un classico senza tempo ? Un tomo di 1000 pagine ? Il Best seller dell’anno ? Io ho una teoria molto semplice : un libro che ti lascia qualcosa è il libro giusto. Non riesco a catalogare un libro di serie A e uno di serie B. Un libro che ti regala qualcosa, anche solo un’ ora spensierata è un libro di serie A. Potrei dire che il mio leggere è volubile come noi donne. Ci sono periodi in cui divoro storie d’amore e altri in cui se non c’è almeno un cadavere non mi diverto. Ci siamo regalati mio marito ed io un E-book a testa, molto utile quando si viaggia. Accadeva infatti che partissimo con 2/3 libri a testa, ma poi poteva succedere che un libro non ci piacesse, o che ci prendesse così tanto che in pochi giorni lo finivamo . Per ovviare a tutto questo con l’ E-book carichiamo un po’ di libri prima di partire ma se vogliamo è sufficiente una connessione wifi e ne possiamo acquistare altri. Comodo non trovate? Il mio suggerimento è di non lasciarsi intimorire da chi vanta “titoli” illustri di libri …ma che poi lascia il congiuntivo chiuso in un cassetto…Leggete, anche libri per ragazzi, tutto va bene purchè stimoli la vostra mente, anche i miei racconti brevi se siete proprio alla disperazione …. quindi mettetevi comodi e buona lettura !

LA CONFESSIONE

segue il volo

Parigi è una città che non mi stanco mai di visitare, nonostante abbia tutti i problemi che una grande metropoli ha, traffico compreso.
Il nostro Hotel, villa Modigliani, è situato nel quartiere di Montparnasse. Amo questa zona, c’è un grande Boulevard dal quale si può ammirare in lontananza la Tour Eiffel.
Dopo aver sbrigato le incombenze in portineria, saliamo in camera e mi butto sul letto .
<< Allora ragazze avete deciso cosa fare ? avete già un programma? >> chiedo mettendomi a sedere mentre mi tolgo le scarpe.
<> risponde Carlotta << Sei riuscita a spostare il giorno di vacanza a giovedì ? >>
<< Certo ! “Mr pesantezza “ me lo doveva visto che mi ha obbligato a lavorare Venerdì. >> rispondo.
<< Wow perfetto! >> esclama Laura << 4 giorni da vivere nella città dell’amore .>>
<< Sono veramente molto contenta 4 giorni tutti per noi. Ma ora cosa vorresti fare ? Sei Stanca ? >> chiede Carlotta
<< No, non sono stanca ma visto l’ora pensavo di andare a cercare qualche Bistrot lungo il Boulervard qui vicino e poi magari prendere un taxi e farci portare a ” la scala ” che ne pensate? >>
<< Per me va bene. Ho giusto voglia di fare due salti. >> risponde Laura.
<< Laura non ti assicuro che ci sarà la musica house che tu ami tanto, ma ti garantisco che è una delle discoteche più modaiole. >>
<< Non importa, sai che la musica mi scatena. Mi adatterò. >>
E’ proprio questo che a volte mi preoccupa di Laura, il suo scaternarsi !
Faccio una doccia rigenerante e ci prepariamo per uscire.
Di solito in questo periodo, fine marzo, il clima a Parigi è ancora freddo. Quindi decido di indossare un pantalone skinny nero con décolleté nere senza calze e una maglietta rigorosamente maniche lunghe. Sono troppo freddolosa e già non mettere le calze è un azzardo per me. Laura invece è una temeraria: vestitino mini leggerissimo e tronchetti tacco 12 . Che invidia, qualsiasi cosa indossi la rende super sexy. Carlotta invece è l’eleganza fatta persona. indossa un semplice pantalone a sigaretta bordeaux e una camicia in chiffon cipria con décolleté nere.
Usciamo e camminiamo a piedi fino al Boulevard e scegliamo un bistrot che sembra uscito da una cartolina dei primi del novecento.
<< Ieri sera abbiamo girato per mezz’ora alla ricerca di un ristorante che avesse qualche piatto italiano nel menù. >> mi racconta Carlotta.
<< Non è colpa mia se non ho voglia di mangiare cibi con uno spiccato profumo di formaggio andato a male o se non voglio stordire qualcuno con un alito all’aglio Non sai mai chi puoi incontrare >> risponde piccata Laura.
<< Laura non ti preoccupare, mi ha fatto piacere anche a me mangiare un piatto di pasta. >> risponde dolcemente Carlotta.
<< E ora come fai, cosa hai intenzione di ordinare? >> chiedo a Laura.
<< Nessun problema prima di entrare ho visto che fanno la cotoletta. >> risponde prontamente.
Come faccia questa ragazza a mangiare per due senza mettere su neanche un etto. Non me lo so proprio spiegare !
Ci accomodiamo in un tavolino vicino alla vetrata. Laura ordina la sua cotoletta, tutta soddisfatta. Carlotta ed io scegliamo qualcosa di più leggero: due ” salade de chevre chaud “.
<< Carlotta sei emozionata ? tra due mesi ti sposi ! >> Chiedo
<< In realtà no e questo non mi rende felice. Ho sempre sentito le mie amiche che non dormivano di notte per l’eccitazione. Io invece mi sento come se stessi organizzando una festa qualsiasi. Forse è perché Giorgio lo conosco fin dai tempi del liceo. Dopo esserci diplomati abbiamo iniziato l’università nella stessa città anche se facoltà diverse. Quindi era normale andare a vivere insieme per dividere le spese. Terminati gli studi abitare insieme era oramai diventata una consuetudine. Quindi non avrò nessun cambiamento nella mia vita se non che avremo un anello al dito che ci ricorderà l’ufficialità della nostra convivenza. >>
Guardai la mia amica con un po’ di tristezza. Il giorno del matrimonio è sempre descritto come il giorno più bello, nonostante lo stress da preparativi. Ma Carlotta sembra quasi annoiata da ciò che le sta capitando e questo non è da lei .
<< Carlotta, scusa se te lo chiedo in maniera così diretta, ma ci sono dei problemi con Giorgio? >> domando con un po’ di titubanza.

In realtà no. E’ tutto come sempre. Forse è questo. Io non mi sarei mai sposata, almeno non ora. Avremmo potuto farlo con la nascita di un figlio. Stiamo così bene e sposarmi mi pesa come un passo doveroso da fare. Mi sembra quasi che Giorgio lo faccia più per soddisfare le aspettative di familiari e amici. >>
<< Avresti voluto un matrimonio più romantico, una dichiarazione da romanzo rosa e una luna di miele da 9 settimane 1/2 ? >> chiede Laura sempre diretta e con poco tatto.

<< Non so. Sono così tanti anni che viviamo insieme che forse aspettarsi del i fuochi d’artificio sarebbe troppo. Ma avrei voluto che questo passo Giorgio lo sentisse col cuore e non con la testa. Ho questa impressione, che per lui sia una tappa scontata della nostra vita a due, quasi un atto dovuto >>
<< Ma ne hai parlato con Giorgio ? >> chiedo per provare a capire meglio la situazione.
<< Ecco vedi anche questo. Mi aspettavo che dopo tanto tempo Giorgio capisse,…mi capisse. Invece non si è accorto di nulla. Pensa che la mia calma sia solo una peculiarità del mio carattere. >>
<< Ma lo ami ancora ? >> Laura non si smentisce mai !
<< Questa è l’unica cosa di cui ero certa fino a questo momento. So ragazze che può sembrare strano. Se ami un uomo e lui ti chiede di sposarlo, una dovrebbe essere al settimo cielo. Purtroppo io non riesco a sentirmi così. E’ per questo che sto mettendo in dubbio anche ciò che credevo certo: il mio sentimento >>
Io non sono una persona romantica, Almeno credo. Carlotta invece lo è sempre stata e in Giorgio ha trovato il partner giusto. La ricopre di mille attenzioni e gesti così ” zuccherosi ” da rischiare il diabete ! Ecco perché le parole della mia amica mi lasciano senza parole.
<< Non sposarlo ! è semplice. Ascolta i tuoi ripensamenti. Digli che ti vuoi prendere un periodo di pausa ! >> dice Laura con naturalità mentre affetta la sua cotoletta.
<< Scusa credi che questa sia la soluzione ? Credi che ad ogni problema che si presenta nella vita basti voltarsi e prendere un’altra direzione ? >> chiedo a una Laura masticante.
<< Perché star male allora ! io faccio così. Una cosa non va ? la elimino dalla mia vita e riparto ! >> risponde Laura.
A pensarci bene è vero. Lei si è sempre comportata come il video gioco degli anni ottanta, il Pac-man, che quando incontrava un ostacolo cambiava direzione.
<< Emma non dovresti essere meravigliata, in fondo tu non sei molto diversa da me L’unica differenza, se la vogliamo trovare, è che io agisco alla luce del sole mentre tu inconsciamente agisci fino a farle concludere le cose. >> dice Laura mentre Carlotta mi guarda come a darle ragione.
Come? E’ così che mi vedono le mie amiche ?
<< Laura non mi sembra. Sono stata un anno con Aldo e mi sono molto impegnata fino all’ultimo giorno per far funzionare il rapporto >> dico con risentimento.
Laura ribatte << Ne sei sicura? Credo che in cuor tuo avessi già deciso che la tua relazione era finita da tempo. Non ti ho visto soffrire, disperarti. Il giorno dopo che vi siete lasciati hai accettato di partire con me per un week end a Firenze. Ti ricordi ? >>
Caspita è vero !!!
<< Anzi ti dirò di più, eri talmente felice e rilassata che hai messo su un po’ di ….peso. >>
Cosa !!! ma come si permette !!! Guardo il mio riflesso nella vetrina del locale e con sorpresa vedo il mio viso più pieno, Gli abiti non sono certo stretti, ma devo ammettere che la maglietta la riempio meglio .
Aiuto, ha ragione !!!
<< Emma sei bellissima come sempre, non stare ad ascoltare Laura. >> dice dolcemente Carlotta vedendomi preoccupata.
<< Certo che non sei diventata brutta ! Volevo solo farti notare che sei rilassata, non certo stressata per la rottura di una relazione. >> cerca di salvarsi Laura.
Le sorrido << Non ti scusare. Adesso che me l’hai fatto notare non posso che darti ragione. Nella mia testa volevo chiudere il rapporto ma non ne avevo il coraggio. Quindi ho iniziato a comportarmi in modo tale da essere lasciata >>.
Finiamo la cena pensando a quello che ci eravamo dette, paghiamo il conto e andiamo alla ricerca di un Taxì.

IL DO UT DES DI INSTAGRAM.

Sono una neofita di Instagram, Non l’ho mai preso in considerazione perchè mi dava l’idea di essere una vetrina di foto “patinate”. Poi nel 2018 ci sono capitata, non mi ricordo neanche il motivo che mi ci ha portato. Piano piano mi ci sono affezionata. Capitava in un periodo vuoto. Ero alla ricerca di un lavoro, convalescente da una malattia, con la voglia di riprendere la mia vita in mano. Ho colto la palla al balzo e ho iniziato a postare foto come se fosse un diario nel quale riporre ricordi. Non so se è dovuto alla mia generazione o se è una mia personale interpretazione ma ho sempre visto i social non come piattaforme per socializzare ma come palcoscenici dove “raccontarmi”.Probabilmente essere una “mancata ballerina” un po’ mi pesa e ho quindi cercato un mio proscenio e mi sono accontentata di un pubblico virtuale, ma soprattutto ho cambiato la disciplina artistica buttandomi sulla “narrativa”. Instagram a differenza di Facebook impone la presenza di una immagine per poter esprimere un concetto e se questo inizialmente mi infastidiva, oggi è uno stimolo per cercare una foto che racconti la mia didascalia. Le differenze tra i due social sono notevoli; mentre con facebook parti alla ricerca di amici vecchi e nuovi, Instragram cerca amici per te che prendono il nome di followers. Questa parola che, tradotta in italiano è un pochino inquietante “seguaci”, è il perno di tutto il meccanismo, il numero assume la stessa importanza che hanno i famosi centimetri per gli uomini, più è alto più sei “desiderato”. Sì perchè quando hai molti followers assumi quella importanza riconosciuta da tutti nell’era moderna, che spesso non dipende da nessuna qualità tangibile se non di saper fare belle foto, di esser fotogenica o di apparire bene in video. Non è necessario parlare bene l’italiano, avere una voce gradevole, sapere bene una lingua straniera, tutte doti che in passato si richiedevano a uno speaker o a uno scrittore, per diventare un famoso “influencer” spesso basta un grosso colpo di …….fortuna ! Ma come si fa ad aumentare i followers ? se fate questa domanda su google vi si aprirà un mondo con suggerimenti più o meno leciti. La via più breve è quello dell’acquisto. Sì avete capito bene, esistono siti preposti nella vendita di followers.. Ultimamente ho anche letto che è possibile acquistarne un grosso quantitativo ma aggiungerli ” un po’ alla volta ” per dare un senso più realistico alla crescita del profilo. Su questo argomento potremmo scrivere un libro, ma sono argomenti ampiamente sviscerati su internet da persone con più competenza della mia, dico solo che ho provato ad applicare le tecniche per capire se è “tutto oro quello che luccica” nella pagina di alcune persone che negli ultimi mesi sono cresciute di un numero considerevole di “seguaci” e posso dire che il sospetto che dietro ci sia un acquisto, mi è balenato ! Ci sono poi metodi meno illeciti ( concedetemi il gioco di parole ), dove un gruppo di persone decidono di seguirsi a vicenda e di mettere “mi piace ” e commentare i feed pubblicati. L’idea potrebbe essere interessante se si vede l’opportunità di accrescere la sfera di amicizie e soprattutto se tutti “seguissero” le regole del gruppo, ma purtroppo non è così. Ci sono persone che ti mettono un distratto like o ti commentano con una emoticon solo nel momento che hanno necessità che tu ricambi il loro feed. In poche parole ti faccio il favore di mettere mi piace al tuo post, che non ho neanche letto, se tu lo metti al mio. Perdonatemi ma alla mia età posso venirvi incontro ma dopo l’ennesima foto di un bambino sorridente con stucchevole didascalia sul futuro e l’amore materno …..PASSO ! Se uno mi chiedesse ” ti piacerebbe avere molti followers ? ” risponderei ” Caspita sì !!!” ma vorrei soprattutto persone interessate a ciò che scrivo e pubblico, non una CLAQUE ! ….. E qui arriviamo all’ultimo modo per accrescere i followers, il più difficile e il più appagante a mio avviso : creare un profilo che piaccia, che dica qualcosa di interessante, che si differenzi dagli altri, che abbia un contenuto che vada oltre a una bella fotografia. Non tutte abbiamo lo stesso gusto, non tutte siamo esperte di fotografia, io ad esempio non lo sono. Quindi quando mi metto davanti un quadro, una immagine, non riesco a notare i dettagli tecnici ma riesco a dire se ciò che vedo mi piace per ciò che mi trasmette. Su instagram abbiamo anche la possibilità di accompagnare la visione con un racconto ….ecco quando c’è “compatibilità” tra le due cose ( fotografia e descrizione)…per me è un bel contenuto . Quindi se siete come me, un po’ “ribelli” e non amate le persone che vi riempiono la pagina di cuoricini senza mai scrivere nulla, che vi dicono “come sei bella” anche se avete pubblicato la foto del vostro bagno ( mi è capitato di leggerla sotto una “influencer” che sta diventato moooolto famosa ), che a volte pubblicate una foto discreta con un commento nel quale credete ma che riceve si è no 5 visualizzazioni ….beh sappiate che il vostro lavoro probabilmente non è banale, che richiede un piccolo sforzo per essere capito, ma che questo lo rende non un prodotto “commerciale” fatto in serie ma ” un pezzo unico” !

ELITÆŽ

Sono sincera ogni volta che aprivo Netflix e che mi comparivano le locandine, snobbavo questa serie. Non so per quale motivo ma, senza leggere la trama, mi ero immaginata una storia completamente diversa, sullo stile del telefilm americano Gossip girl…. Invece una piacevolissima sorpresa. Come oramai di consuetudine nei telefilm spagnoli, ritroviamo attori che hanno recitato nelle serie in voga in questo periodo: VIS A VIS e LA CASA DI CARTA. Jaime Lorente, l’attore che ha interpretato Denver, anche in questo telefilm interpreta un ragazzo sbandato NANO, appena uscito di galera, con un futuro incerto e con poca voglia di mettersi sulla retta via; quindi una figura in linea con il personaggio interpretato nella casa di carta. Miguel Herrán, interprete di Rio, invece in questa serie riveste il ruolo di un ragazzo di umili origini ,Christian, irriverente e che non si sottrae a nulla pur di entrare a far parte del mondo fintamente patinato in cui si è ritrovato suo malgrado. Una parte decisamente lontana dal “cervellone” informatico della “casa de papel”. Elisabet Gelabert è una attrice che anche in Vis a vis interpreta un ruolo di comando, la direttrice del carcere, instabile dopo l’abbandono del marito diventa la pedina del perfido dottore della prigione. In questo telefilm è invece la direttrice della scuola, anche in questo caso la sua figura è quella di una donna fragile, manipolata dai genitori ricchi degli studenti e che a seguito della dichiarata omosessualità del figlio ( anche lui studente della scuola ) si separa dal marito. Irene Arcos la ritroviamo in un ruolo molto marginale in Vis a Vis, il suo personaggio esce di scena senza alcuna spiegazione. E’ la moglie di Fabio, la guardia che si innamora della detenuta Macarena . In Elite il suo ruolo potrebbe avere maggiore risonanza, è la madre di Nano e Samuel ( due protagonisti della prima stagione ). Tuttavia non riesce ad avere una maggiore incidenza e anche in questo telefilm esce di scena in punta di piedi. La trama appare all’inizio semplice e priva di colpi di scena, invece invito lo spettatore a portar pazienza perchè in breve tempo si ritroverà alla fine della terza stagione con la speranza che vengano presto registrate la 4 e 5 serie, così come promesso. Un gruppo di ragazzi di una scuola pubblica ricevono una borsa di studio per frequentare Las Encinas, prestigioso liceo di Madrid. La loro presenza risulta indigesta fin dalle prime scene e non mancano atti di bullismo e di umiliazione per questi 3 ragazzi che però dimostrano un carattere forte, frutto dall’ambiente da cui derivano. L’omicidio di una delle ragazze in vista della scuola è il punto d’inizio di questa intricata storia dove i ragazzi pur essendone i protagonisti non sono altro che lo specchio delle loro famiglie,e dell’ambiente in cui sono cresciuti. Il telefilm non si fa mancare nulla, oltre all’omicidio le scene di sesso non si risparmiano, ma neanche il classico amore giovanile e il superamento delle barriere sociali e religiose. Come abbiamo già visto nella casa di Carta la narrazione avviene per ritroso, per flashback . Un metodo molto utilizzato, che tiene lo spettatore ancorato al video e che gli fa dire….”ecco perchè …..” A chi consiglio questo telefilm, a chi ha iniziato il filone spagnolo e vuole segnare un’altra “tacca”, a chi ama i film dove il colpevole è già chiaro alle prime scene ma chissà perchè non ci crediamo fino a quando non vediamo la parola fine, a chi non ama i film per ragazzi perchè in questo caso ci si dimentica presto dell’età dei giovani che appaiono molto più adulti di quanto ci si potrebbe aspettare. Quindi buona visione !

IL VOLO

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Certo che il mio capo quando ci si mette è proprio pesante. Avevo chiesto un giorno di ferie per partire con le mie amiche e andare a festeggiare l’addio al nubilato di Carlotta. Invece ho dovuto partecipare a una stupidissima riunione che poteva essere tranquillamente posticipata. Mi toccherà partire domani, volare da sola e questo mi terrorizza. Io amo viaggiare, vorrei avere più tempo per poterlo fare, ma allo stesso tempo il tragitto mi mette sempre ansia.
Inutile pensarci ora Finisco di preparare il bagaglio a mano e poi cerco di riposarmi. Magari sarò più rilassata.
La sveglia suona alle 8.30. Ho tutto il tempo di farmi una doccia, vestirmi e recarmi all’aeroporto. Il volo parte alle 14.00.
Mi preparo un caffè e mangio due biscotti, non voglio appesantirmi. Poi chiudo la valigia. No, aspetta devo mettere il mio ebook in borsa. Non viaggio mai senza. Magari lo leggerò in volo, così sarò distratta.
Abbigliamento comodo un piumino 100gr, un jeans, una t-shirt oversize e sneaker. L’immancabile sciarpina, quasi la mia copertina di Linus, sempre presente nei miei viaggi. Breve sguardo allo specchio. Si posso andare. 40 minuti dopo sono già all’aeroporto. Individuato il desk dove mi rilasceranno il biglietto, mi metto alla ricerca di un bar, dove comprare una bottiiglietta d’acqua e un tramezzino. Cerco un posto da sedere un po’ lontano dalla folla e mi gusto il mio pranzo. Prendo dalla borsa il mio ebook e leggo alcune pagine. Amo la storia di questa ragazza che dopo esser stata lasciata dal fidanzato durante una vacanza, si inventa un nuovo lavoro e una nuova vita in un paese sconosciuto. A volte vorrei avere io questa forza di reinventarmi. Il tempo passa velocemente e posso già mettermi in fila per il check-in. Posto a sedere 12 D. per fortuna non sono vicino al finestrino. Soffro di vertigini, poi non ho alcuna voglia che il mio vicino di posto si sporga verso me per vedere fuori, che poi chissà che c’è da vedere !
Mi avvio con calma al gate e seguo il serpentello per raggiungere il controllo di sicurezza. Per essere marzo ce ne sono di persone che partono ! La tizia dietro di me sembra aver fretta, mi sta letteralmente attaccata. Apro la valigia e tiro fuori i sacchettini con i prodotti formato viaggio, mentre dalla borsa tiro fuori l’ebook e il cellulare. Passo sotto il metal detector e la Tizia con tacco dieci mi è dietro smaniosa. Afferro tutto velocemente e ripongo il cellulare in borsa e il resto in valigia e mi dirigo alla ricerca del gate numero tre. Caspita i posti a sedere sono quasi tutti occupati. Parigi è una meta che attira tutto l’anno. Decido quindi di sedere al gate quattro prestando sempre l’orecchio a ogni annuncio.
Eccomi in fila per l’imbarco e l’ansia comincia a farsi sentire. Prima di salire mettono il bagaglio a mano nella stiva quindi ho solo la mia borsetta. Trovato il 12 D, dopo essermi tolta il piumino, mi metto a sedere, sistemo il seggiolino, ripongo la borsa sotto quello davanti a me e mi allaccio la cintura. Sento una presenza accanto a me. Mi volto e vedo un ragazzo sui 25 anni, alto circa 1,75, biondo, occhi verde oliva, carnagione dorata che mi fissa. In pochi secondi realizzo che è il mio “compagno di viaggio”. Stacco la cintura e lo faccio passare. Il ragazzo ha una calma invidiabile. Si è già tolto la giacca che ha sistemato nella cappelliera. Si sistema al suo posto, apre le bocchette dell’aria condizionata. Si infila la felpa sulla camicia. Estrae dallo zaino, prima di riporlo sotto il sedile di fronte, il cellulare, gli auricolari e un ebook. Caspita mi fa sempre strano vedere un ragazzo giovane con un libro in mano.
Si infila le cuffiette e chiude gli occhi. Come lo invidio! beh aspetta posso prendere anche io il mio ebook…..Nooo! Per colpa della Tizia ho riposto il mio adorato “libro” nella valigia che ora è nella stiva.
L’hostess ha già iniziato a dare le istruzioni di sicurezza che tutti guardano ma che credo in pochi si ricorderebbero in caso di effettiva necessità. L’aereo si mette in posizione e inizia ad accelerare, si stacca dal suolo. Bene siamo partiti. Respira, respira, respira….
Siamo in viaggio da mezz’ora e …cosa è stato? Un vuoto d’aria, poi un altro ancora poi trema tutto! Ma che sta succedendo ?
Ecco un altro vuoto d’aria e nell’aereo si sentono dei gridolini di preoccupazione.
Un altro sobbalzo ed io allargo le mani ed invece di afferrare il poggiolo afferro le mani del ragazzo, che apre gli occhi mi guarda.
Caspita che figuraccia, lo guardo e sussurro un << I’m sorry. >> Lui gentilmente mi porge la sua mano per rassicurarmi. Non è credibile che un ragazzino cerchi di rassicurarmi, quindi gentilmente rifiuto. Ma sono ancora terrorizzata. Lui deve essersene accorto, si stacca una cuffietta dall’orecchio e me la porge. La avvicino al mio e parte una musica francese che mi ricorda molto lo stile dei Manu Chao. Quanti ricordi del passato che riaffiorano. Non me ne accorgo ma sto già meglio.
Siamo atterrati. Il resto del volo è stato tranquillo probabilmente era stata solo un po’ di turbolenza sopra le Alpi.
Restituisco l’auricolare al proprietario e ringrazio << Thanks. >> Poi mi avvio all’uscita. Meglio non soffermarsi troppo, non ho alcuna voglia di intavolare una conversazione di circostanza.
Esco dal gate e cerco con lo sguardo le mie amiche.
Ad aspettarmi ci sono Laura e Carlotta. Laura è la più esuberante tra di noi. Il suo motto è “ogni lasciata, è persa “. Ha 30 anni, è la più giovane del gruppetto. E’ certamente una ragazza che non passa inosservata. Alta 1,70, carnagione olivastra, grandi occhi verde-nocciola, e una massa di ricci castano-ramato.
Carlotta ha 31 anni ed è la festeggiata. Tra due mesi si sposerà con il ragazzo di sempre: Giorgio. Lei è l’esatto opposto di Laura. Non ho mai incontrato una persona più calma e tranquilla di lei. E’ veramente difficile litigarci. Con questo non voglio dire che sia una persona senza spina dorsale. Al contrario, ha le idee ben chiare. Ma ha un modo di esporle che è difficile dirle di no. Sicuramente il suo aspetto la aiuta molto. Minuta, con lunghi capelli biondo chiaro, una carnagione diafana e due grandi occhi blu. Come si fa a discutere con un angelo ? Poi ci sono io. Sono la più grande ( mi rifiuto di usare il termine vecchia ) ho 33 anni. Sono un giusto mix tra le mie amiche. Non sono alta come Laura e non sono magra come Carlotta. Potrei dire che sono una normale 42, sviluppata in 1,63 di altezza. Ho capelli medio lunghi biondo scuro e due occhi verdi a mandorla, il mio punto di forza. Non sono certamente dolce come Carlotta, ma sono più riflessiva di Laura.
Ecco che vedo le mie amiche. Agito la mano e mi vedono.
<< Emma hai fatto buon viaggio ? >> chiede Carlotta
<< Insomma. Per me è sempre difficile giudicare buono un viaggio. >>
Ci avviamo all’uscita in cerca di un taxì quando sento dire << Au revoir. >> Mi volto ed è il ragazzo dell’aereo che mi saluta.
Subito Laura che non le sfugge nulla mi chiede << Chi è il ragazzino? >> – << il mio vicino di seggiolino. >> rispondo in maniera evasiva. Di certo non ho alcuna voglia in questo momento di raccontare quanto accaduto. Soprattutto a Laura. Ci sarà tempo.
Ma Laura non è una che si arrende e subito incalza << Grazioso, hai dovuto tenergli la mano per il viaggio per rassicurarlo ? >>
Arrossisco, non ci posso far nulla è sempre stato così. Il mio tallone d’Achille. Quando mi sento in imbarazzo divento rossa….
<< Ecco, veramente è stato lui che si è offerto di tenermi la mano, ma ho rifiutato e quindi…>>
<< Quindi ? >> chiede Laura sempre più curiosa.
<< Quindi mi ha fatto ascoltare la musica che stava ascoltando anche lui e mi sono tranquillizzata. E ora cerchiamo un taxi sono stanca e vorrei andare in hotel. >> Il mio tono si è fatto un po’ sbrigativo e subito Carlotta interviene
<< Laura lascia stare Emma. Sai che non ama volare sola. Forza cerchiamo un taxi ! >>