GLI SPECCHI DEFORMANTI

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Non vi è mai capitato di sentirvi come nella casa degli specchi, davanti a un vostro riflesso distorto. Voi siete normali, non troppo alti e lo specchio vi mostra bassi e tarchiati. Chi è con voi è convinto che quella sia la vostra vera natura; per quanto voi cerchiate di dire che non siete così, loro vi vedono bassi e tarchiati Magari aggiungono anche un” per l’altezza non si può far nulla ma cerca di fare del moto “. Così una distorta immagine spinge le persone a giudicarvi ops a suggerirvi di essere diversi.

“io non giudico, a me vanno bene le persone per come sono. Tuttavia, se tu potessi essere meno bassa….” No non posso esserlo principalmente perché io mi piaccio “bassa” e non faccio del male a nessuno, non faccio ombra a nessuno. Sì “bassa” mi piaccio.

Non vi è mai capitato di sentirvi nella vita come se steste camminando su un marciapiede pieno di buche. Fate molta attenzione perché sapete che potete farvi del male; ma poi alzate la testa per essere educato e salutare un amico/a ed ecco che il piede perde terreno e il dolore alla caviglia si fa intenso. Eppure era solo un amico/a che ci salutava e involontariamente ci hanno fatto “del male”

Non vi è mai capitato di sentirvi come nella casa degli orrori, sapete che è tutta finzione ma al primo grido …. vi accorgete che siete stati voi a urlare.

LA DIVISIONE DEL RUSTICO

Quando si è considerati adulti? L’età è veramente l’indicatore della nostra maturità ? Sicuramente per lo Stato il compimento dei nostri fantastici 18 anni è il passaggio dalla adolescenza all’essere adulti …. ma credetemi ho l’esempio tangibile che l’età è solo una questione di numeri …. Se avete avuto “l’onore” di leggere il mio precedente articolo, saprete che lavoro in un ufficio dove sono stata declassata da “amica” a “collega” …pronunciato ultimamente sulla punta delle labbra… con tutto quello che ne consegue….

Quindi secondo voi chi sono i fanciulli rinchiusi in corpi decisamente adulti ? Il “ragazzino” e la donna anta…. amici da sempre e indicatori del “bello o brutto” tempo in ufficio. Ebbene si …l’unica che dimostra la giusta maturità, è la ragazzina più giovane… e naturalmente la sottoscritta già in precedenza definita “troppo grande”.

Oggi voglio dare spazio all’unico uomo/collega che ho ( scusate ma mi scappa da ridere solo a scrivere questa definizione ripensando alle ultime settimane). Come sapete non sono più sua amica e se pensavo di passare indenne a questo declassamento, lui non perde occasione per farmi capire che non “scherzerà” più con me. A rischio di apparire poco di classe la parola che mi viene da scrivere in questo momento è: chi se ne frega???!!! E lo direi se non fosse che il suddetto “uomo” oltre a non ridere alle mie battute ( devo riconoscergli una grande forza di volontà ) non mi aiuta più sul lavoro. Dovete sapere che il mio percorso in questo ufficio è iniziato a giugno e non ho ancora dimestichezza con tutti gli aspetti del programma che usiamo. L’altro giorno gli ho chiesto gentilmente di darmi spiegazione in merito all’utilizzo di una funzione … la risposta è stata ” hai gli appunti, usa quelli ” . Il fatto è che non si tira mai indietro quando deve spiegare alla ragazza i vari processi, anche più volte nello stesso giorno. Ok non venitemi a dire anche voi che sono gelosa, sì perché questo uomo è convinto che il mio disappunto sia dovuto ad una “strana forma di gelosia”, non dal fatto che mi sta facendo fare una figura non “brillante” e che essendo a tempo determinato vedo sempre più lontana la possibilità di una conferma. Che poi diciamocela tutta voglio veramente essere confermata ? I datori di lavoro sono due persone fantastiche ed era da tanto tempo che non mi trovavo così bene. Quindi se fosse per loro la mia risposta sarebbe Sì ! voglio essere riconfermata ! Ma poi vedo la “faccina” del mio dirimpettaio di scrivania con le labbra imbronciate come i bimbi quando fanno i capricci, solo perché gli ho chiesto ” tutto bene? e fammelo un sorriso !!!!”

Io sono una persona molto permalosa, ma sul posto di lavoro cerco di essere “solare” nonostante la mia pelle “lunare” , ma credetemi che neanche se mi chiamassi Giobbe avrei tutta la pazienza necessaria per questi personaggi . Oggi credo che abbiamo raggiunto l’apice del ” dimmi che non sei ben accettata in ufficio senza dire che ti odiano “. La ragazzina ha portato da assaggiare una specialità del suo paese e ne è avanzata un bel pezzo. Al momento di decidere come spartire il “bottino” la signora Anta forse non brillante nelle divisioni ha detto ” te ( la sottoscritta ) non lo vuoi vero ? tanto sei brava a cucinare te lo fai a casa tranquillamente ” … e qui il ragazzino ha iniziato a ridacchiare … si lui ride sempre … sempre …sempre per ogni cosa che la sua AMICA dice anche la più banale : oh non chiudete mai la porta … ahahahhah Ho lasciato l’ìagenda in macchina ahahhahah ecc….

Ora concentrarsi con uno che ride sempre non è facile in un open space. L’altro giorno gli ho detto che se mai deciderò di diventare una comica lo voglio tra il pubblico in sala perché riesce a ridere per ogni cosa !!!! Poi mentre lo dicevo mi sono ricordata che non sono una sua AMICA e quindi non posso fare battute divertenti ! Ed ecco che è nuovamente riapparso sul suo viso il broncio fanciullesco …. che con la barba è un pochino distonico !!! to be continued…..

SEX for THE OFFICE

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La libertà sessuale ha sdoganato quello che un tempo si poteva solo sussurrare? Oggi la parola sesso è presente nelle nostre conversazioni come se fosse uno dei tanti argomenti che il galateo ci consente di utilizzare. Quando la situazione si fa imbarazzante ecco che compare l’argomento sesso che “sdrammatizza ” e provoca talvolta l’ilarità generale. Io “finta puritana ” del 21esimo secolo sono stata assorbita da questo mal comune, e in ufficio ho fatto la mia battuta stile “Mrs Maisel ” o meglio … spero di aver avuto la stesso graffiante sarcasmo ….

Non importa dove lavoro, un ufficio vale l’altro, me ne sono resa conto con gli anni …. Siamo in quattro gatti, nel senso letterale del termine: due attempate signore di mezza età ( una di loro sono io ), un ragazzo e una ragazzina under 40. Se a prima vista le due signore possono sembrare le uniche ad avere qualcosa in comune, beh mi spiace deludere il lettore: nulla di più falso, siamo il giorno e la notte. Io sono una donna di mezza età che sfoga la sua “fanciullezza” nei social, la mia collega è una donna di mezza età che si sente giovane e che “condanna” a priori tutto ciò che faccio o meglio che crede che io faccia… perché appena arrivata a lavorare mi ha confezionato una bella etichetta … basandosi su ciò che lei pensa io sia . Cosa c’è di più bello quando dei colleghi vanno così d’accordo da creare un ambiente armonico ? Nulla se non lo basano sulla parola amicizia…perché al primo screzio ecco che partono frecciatine, punzecchiature e… “isolamenti”.

Non sto neanche a chiedervi di indovinare chi possa essere la vittima di cotante attenzioni, insulterei la vostra intelligenza. Ebbe sì dopo solo nove mesi ( giusto il tempo di una gestazione ) sono stata bandita dal “cerchio dell’amicizia ” e credetemi senza aver fatto nulla… semplicemente non sono più una amica per il ragazzino, quindi per la signora…( è un po’ l’effetto boomerang) …. E dire che il 35enne l’aveva previsto, … mi aveva definito “troppo grande” …. un modo quasi elegante per dire vecchia … Il lettore curioso si domanderà cosa mai io posso aver fatto per essere definita vecchia …. semplicemente l’organizzazione di un frigo pieno e il presunto mio astenersi da aperitivi serali, mi hanno portato ad essere definita … ” troppo grande ” …. peccato non ci fosse un punto esclamativo dopo questa insulsa frase … del tipo ” wow troppo grande !!!!”.

Le mie giornate lavorative sono ora caratterizzate da risolini, ammiccamenti, frasi lasciate a metà …. con un lieve movimento di testa come per dire ” si lo so ma … non lo dico …. ” organizzazioni di aperitivi ai quali non sono invitata ( d’altra parte se sono troppo grande…. )…. e tentativi di fingere che io non sia lì … peccato sia un open space. e per quanto io sia una versione tascabile …mi si vede…

Il lettore attento arrivato a questo punto si chiederà …ma il sesso … dove lo mettiamo . Beh caro lettore è il leitmotiv di molte conversazioni dell’ufficio e credetemi non ne sono scandalizzata anche se ad ogni battuta della mia collega non perde occasione per alludere ad un mio presunto “imbarazzo” …. così un giorno con una audacia e una spavalderia alla quale non erano abituati …. ho zittito la mia collega e ho avuto l’ultima parola proprio con una battuta sul sesso,, …. ho Blastato la mia collega e per 10 minuti .. sono tornata a far parte “della cerchia dell’amicizia”…..Quindi a questo punto più che il libro di “Marta Stewart su come essere una brava donna di casa, visto la mia riconosciuta capacità ad organizzare il frigo, dovrei cercare il manuale ..”.come conquistare un collega con il sesso parlato” …. to be continued..

RESPIRA

Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Cerca di non far uscire neppure una lacrima dagli occhi. Evita che la gente ti guardi con compassione. Evita che la gente pensi che tu sia “una prima donna” malata di protagonismo. Evita che la gente fraintenda il tuo io. Evita di dover dar spiegazioni.

Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Fallo ancora, sento i tuoi occhi bruciare e il tuo naso diventare rosso. Ancora una volta hai pensato che la gente ti accettasse come sei. Povera illusa, costretta a essere un pagliaccio per non far vedere il dolore che porti dentro da troppo tempo. Ogni “granello di sale” sulla ferita ti ricorda che sei un numero, anche quando ti fanno credere di essere una persona.

Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Il sole attraverso vetri opachi non riesce a scaldare il freddo che ti appartiene. Povera illusa, convinta di essere accettata. Evita che la gente ti veda star male, penserebbe che sei gelosa. Non spiegare chi sei, non perdere tempo nei giochi di stupidi “guerrieri”. Non dare la tua disponibilità a chi la vede come un atto di superbia.

Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Porgi troppo spesso una mano che rimane vuota. Spostati e vedrai da un’altra angolazione chi hai davanti, scoprirai che è una piccola persona che usa “tacchi” per osservare e giudicare. Spostati e ti troverai sola, ma lo eri anche prima. Non elemosinare l’amicizia di chi ti ha già messo in un angolo perché “troppo perfetta”. Non ha voluto vedere che nella tua ricerca di donare aiuto, c’era una richiesta.

Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori.

L’ANELLO

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Ogni mattina la vedeva passare insieme alle sue colleghe di lavoro. Era una sartina nell’atelier di Madame Moreau. Lui poco più che ventenne, studiava per diventare un architetto. Ogni mattina rimaneva incantato davanti alla dolcezza del viso di questa ragazza, i suoi grandi occhi marroni lo guardavano di nascosto. Non aveva mai osato fermarla per parlarle, fino a quel giorno, quando una folata di vento le aveva portato via il foulard. Prontamente lui l’aveva rincorso e raccolto, poi glielo aveva riportato, cogliendo l’occasione per presentarsi. Lei gli aveva sorriso e aveva accettato di farsi accompagnare al lavoro. Da quel giorno era diventato il suo accompagnatore ufficiale.

Era passato un anno da quel famoso giorno, ma sembrava una vita. Lui non aveva mai avuto il coraggio di confessarle il suo amore, neanche il giorno della partenza per il fronte. Eppure aveva comprato l’anello che adesso teneva in mano. Aveva deciso che al rientro a casa le avrebbe chiesto di sposarlo. Ripose l’anello dentro la scatolina e l’avvolse nella lettera che aveva scritto alla sua amata. In quelle poche righe le confessava il suo infinito amore e le chiedeva una vita insieme. Ripose il gioiello tra i suoi effetti, dentro una busta dove sopra, con una grafia tremolante, aveva scritto ” da consegnare a Valerie Bonnet in caso di mia morte”.

Sono passati 5 anni, la guerra è finita e Valerie lavora sempre da Madame Moreau. Al dito porta una fede e accanto un piccolo anello d’argento con tre piccole pietre viola. Ogni tanto lo rigira tra le dite e una piccola lacrima le scende lungo la guancia. A casa conserva ancora la lettera che Vincent le aveva fatto recapitare insieme alla scatolina. A volte la legge, di nascosto dal marito e il cuore torna a battere per il suo primo e unico amore.

Ora guardo la mia mano, ho una fede e a tenerla ferma un piccolo anello d’argento, un po’ annerito. Le pietre oramai sono opache Eppure quando lo rigiro tra le dita sento ancora l’amore di quel giovane ragazzo per quella piccola sartina

IL MINUETTO DELL’AMICIZIA

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Spesso mi sono ritrovata a ballare un minuetto, senza formale invito. Spesso mi sono ritrovata ad andare incontro ad una persona per poi velocemente ritornare al punto di partenza. Spesso l’altro danzatore, avanzava verso di me incurante del mio retrocedere. Spesso l’altro danzatore ed io ci spingevamo a suon di musica verso il centro della pista e solo dopo mi accorgevo che la mia posizione era già occupata da un’altra figura, che non avevo visto perché il suo ballare era una cosa sola con il mio danzatore. Spesso iniziavo un minuetto per poi accorgermi che la musica che sentivo era diversa da quella ballata dal mio danzatore. Spesso il mio ballo non era considerato consono alla musica suonata. Spesso nel minuetto ballato in gruppo, pestavo i piedi a qualche danzatore.

Il mio minuetto, oggi, ha trovato un critico severo, me stessa che ha deciso di far riposare i piedi e vedere “come se la cavano” gli altri danzatori

IL DIVERSO CHE PIACE

In passato, quando i social non esistevano, le amicizie nascevano per alchimia, ci si accontentava di ciò che riuscivamo a carpire da una conversazione, una breve frequentazione ci portava a decidere se la persona poteva essere nostra amica. Oggi sui social alcune persone si mostrano a 360° e nonostante questo la gente si sofferma su una immagine per decidere se un profilo è “seguibile” oppure no. L’altro giorno, una ragazza che seguo, ha ricevuto una domanda alquanto bizzarra. Dal nickname si evince che la ragazza di cui parlo è Italiana ma vive in America, tuttavia, una persona le ha chiesto le origini, basandosi sul colore della pelle ( è semplicemente olivastra e quindi in questa stagione abbronzata ) e sulle labbra carnose ( beata lei ). Da queste caratteristiche somatiche ha dedotto che avesse origini africane. E’ così importante sapere l’origine di una persona per decidere se è interessante ? Io seguo persone perché le reputo stimolanti. Probabilmente la mia età, ma credo anche la mia indole, mi spinge a cercare profili che trasmettano qualcosa. Profili che fanno un sacco di pubblicità, che parlano solo di moda o di prodotti di bellezza non catturano la mia attenzione.

Ciò che è capitato a questa ragazza mi ha portato alla mente che quando Lorenzo ( mio figlio ) era piccolo, gli avevo comprato un cappellino peruviano. Un giorno che ero a passeggio con un’altra mamma, ci ha fermato una sua amica e vedendo Lorenzo con quel cappellino mi ha chiesto se fosse peruviano e l’avessi adottato. Non mi sono offesa per la domanda ma ho certamente deciso che quella ragazza era una persona insensibile. Che cosa avrebbe cambiato sapere se quel bimbo nel passeggino era “uscito” da me o da un portellone di un aereo ? Era mio figlio e questo le doveva bastare. Una domanda del genere avrebbe potuto imbarazzare un’altra mamma. Inoltre mio marito non poteva essere lui Peruviano ?

Oggi giorno vi sono sempre più coppie miste, di etnia diversa quindi trovo riduttivo dar per scontato che diversità di “colore ” tra madre e figlio possa essere riconducibile solamente ad una adozione. Ci si riempie la bocca di ” siamo tutti uguali ” e poi abbiamo necessità di sapere le origini di ciascuno di noi. Io non credo nel “essere tutti uguali” , forse perché amo le diversità. Amo circondarmi di persone diverse da me per avere stimoli di conversazione e per imparare sempre cose nuove. Vorrei che fossimo tutti uguali davanti alla legge , questo sì …. ma qui si apre un discorso molto complicato.

GLOBALIZZAZIONE … a me questa parola fa paura, forse perché per assonanza mi fa pensare ad un piattume di idee. Il cercare di uniformarsi tra di noi a non evidenziare le diversità. Basti pensare a quando si viaggia, una volta si portava a casa il “ricordino”, il souvenir, che ci rammentava il posto dove eravamo stati. Ora gli oggetti sono uguali ovunque, cambia solo la scritta col nome del luogo. … Ed ecco che quando una cosa, una persona, non si uniformizza nel contesto in cui la incontriamo in automatico diventa diversa e io aggiungo …..interessante .

In passato quando si guardava al futuro si pensava ad un mondo “governato” da robot e forse questa volontà che oggi abbiamo di essere tutti uguali non si discosta tanto da questa “idea futuristica”.

Pubblicato in: VIAGGI

VACANZE PET FRIENDLY

L’ Italia tra le prime in Europa come nazione amica degli animali

Ad un anno dall’ inizio della pandemia sono qui a domandarmi, cosa potrò fare questa estate? Dovrò rimanere in Italia o mi sarà data la possibilità di varcare i confini? Sì perché, chi come me viaggia in compagnia di un amico a quattro zampe, ha sempre trovato nelle altre nazioni un’offerta più ricca rispetto al “Bel Paese”. Non volendomi trovare impreparata e per sconfiggere il senso di apatia regalato da questo periodo negativo che stiamo vivendo, ho iniziato a cercare offerte e sono rimasta colpita da una piacevole scoperta. L’Italia è al 3° posto in Europa per offerta di strutture che accolgono i nostri animali domestici.  Prima di lei troviamo la Francia, dove difficilmente incontreremo un cagnolino legato fuori da un negozio o da un ristornate, dove è possibile portare i nostri animali sui mezzi pubblici, talvolta anche solo con un guinzaglio senza bisogno di un trasportino. Al secondo posto troviamo la Germania dove le limitazioni sono direttamente proporzionali alla taglia dell’animale. Può capitare infatti che sia interdetta l’entrata in un ristorante ad un cane solo perché di grossa taglia. Medaglia di bronzo all’ Italia dove, grazie alla crescente domanda da parte dei vacanzieri di poter soggiornare con i propri animali domestici, sempre più strutture hanno deciso di accettare i nuovi ospiti. Per quanto riguarda i mezzi pubblici più che una limitazione è probabile dover pagare una tariffa ridotta per il trasporto dei nostri amici, oltre l’obbligo di far indossare ai cani una museruola. La classifica stilata da “Escape Here” per determinare gli otto paesi Europei più Pet Friendly, non tiene conto quindi solo delle strutture che ospitano i turisti ma anche della possibilità di accedere a ristoranti, mezzi pubblici, negozi con i nostri amici a quattro zampe.  Ma per quanto riguarda i musei? Ricordo un anno in Francia due ragazzi italiani, in vacanza con il loro cane, che hanno trovato molte difficolta nel visitare chiese e musei con il loro amico. In Italia la normativa prevede che un cane portato al guinzaglio e con la museruola possa accedere ai luoghi pubblici, per intenderci nei parchi, mentre per quanto riguarda luoghi aperti al pubblico è a discrezione del proprietario del locale. Per chiarire, l’ingresso ad un museo è subordinato alle regole dettate dalla direzione del museo stesso, quindi è bene informarsi prima di intraprendere il viaggio in quella località. Se invece siamo “spiaggia addicted” consideriamoci più fortunati, sono molti gli stabilimenti che riservono una zona ai nostri amici a quattro zampe, dove poter rincorrere in libertà un freesbee o semplicemente scavare una buca.

Avete già aperto l’atlante e tolto la polvere dalle valige anche voi invogliati da questa piacevole scoperta?  Date allora una occhiata alla cartina sotto riportata!

Grafico Barbi Marilena  Fonte Travel Appeal

REGIONI ITALIANE
Liguria56,2%
Friuli Venezia Giulia55,3%
Piemonte52,4%
Toscana50,8%
Emilia Romagna49,7%
Trentino Alto Adige48,5%
Lombardia47,1%
Umbria47,0%
Veneto43,7%
Val d’Aosta41,3%
Sardegna40,8%
Marche40,3%
Abruzzo40,2%
Calabria39,8%
Sicilia39,4%
Puglia38,9%
Campania38,9%
Basilicata38,0%
Molise30,7%
Lazio29,1%

Come possiamo vedere dai dati esposti nella cartina, è sempre più facile trovare strutture che ospitano i nostri animali domestici. Questa ricerca è stata condotta nel 2018 da una startup, Travel appeal, specializzata nel settore travel.

Dalla tabella possiamo vedere che la Liguria è la regione dove sono presenti il maggior numero di strutture che accettano i nostri amici a 4 zampe, mentre fanalini di coda sono le regioni del sud, mete estive per eccellenza.

Va però spezzata una lancia a favore di queste regioni, perché sono quelle che hanno avuto l’aumento più significativo di strutture Pet Friendly negli ultimi anni, in particolar modo, Puglia, Sardegna, Abruzzo e Sicilia.

Ora passiamo a parlare della parte finanziaria. Se in Francia non mi hanno mai chiesto una quota per il mio amico gatto, non posso dire la stessa cosa dell’Austria, dove in una vacanza oltre all’affitto dell’appartamento hanno preteso una tariffa giornaliera per l’amico felino.

In Italia cosa dobbiamo aspettarci?   Il mio consiglio è quello di chiedere sempre al momento della prenotazione perché ogni hotel ha regole diverse, alcuni prevedono un soggiorno gratuito, altri chiedono una piccola tariffa giornaliera, altri ancora chiedono una cifra forfettaria a titolo di pulizia finale della stanza.

Guardando la tabella non lasciatevi però ingannare. Non sempre le regioni che hanno una forte presenza di strutture Pet Friendly sono anche quelle che hanno le percentuali più alte di soggiorni gratuiti. Il Molise, ad esempio, si trova in penultima posizione per numero di strutture ma un 63% di queste offre un soggiorno “free”, viceversa il Trentino ha una percentuale alta di strutture che accettano gli animali ma solamente il 17% offre loro una vacanza gratuita. Che sia influenzato dalla vicina Austria?

L’Italia sta quindi diventato sempre più un paese a misura di animale domestico. Cambiamento benaccetto da coloro che hanno deciso di far entrare nella propria famiglia un cane o un gatto, che possono quindi godere delle vacanze in compagnia dei loro amici e non doverli lasciare in qualche pensione per animali. Una novità particolarmente apprezzata anche dagli animalisti che sperano così di veder diminuire il crudele fenomeno dell’abbandono di animali, fenomeno che in estate ha il suo culmine.

Quindi guinzaglio, trasportino e pronti alla scoperta della nostra bella Italia insieme a tutta la nostra “famiglia allargata”!

M.B.

COME STAI ?

Sai che non so come rispondere? L’educazione vorrebbe che, con un timido sorriso un po’ tirato, dicessi che sto bene. Invece non lo so. Mi sento chiusa dentro una bolla pronta a scoppiare al primo spigolo che trova.

Guardo la mia immagine ad uno specchio inclemente che mi rimanda una me piena di difetti. Anzi sembra quasi ingrandirli. Se mi guardo troppo, di colpo gli occhi e il naso diventano rossi. La bocca assume una smorfia quasi grottesca e solo un grosso respiro, rumoroso, riesce a riportarmi ad uno stato di quasi normalità.

Mi sento come un tetris che aspetta l’ultima combinazione di caselle per scoppiare . Ne sono accadute troppe e ogni volta ho “ingoiato” e archiviato in una parte dentro di me. Ora mi fanno male le braccia, le ginocchia, lo stomaco. Vogliono uscire, tossisco, respiro e credo di star meglio, ma so che è solo un rimedio passeggero.

Non ho ancora realizzato tutto. Corro incontro al tempo, riempio le mie giornate di fatti e parole, per non pensare a tutto quello che è successo. Vorrei urlare in faccia alle persone fino a non sentire più la loro stupida voce. Vorrei urlare BASTA ! Ma ho capito che non sono io il giostraio, che questo Carosello continuerà fino a quando non sarò in grado di ammettere che sto male. So che ci saranno persone che mi diranno, fatti forza, stai bene e questo è l’importante. Sto veramente bene? Mi guardo: non ho ferite, ne tagli, ne lividi ….esterni. Ho paura ad uscire, mi sento come messa al centro di un cerchio dove tutti mi guardano e anche se indosso un cappello e un cappotto loro vedono cosa nascondono questi strati di tessuto.

Fatti forza, se ti piangi addosso non ne esci. Piangersi addosso, siamo ancora a questo punto? Magari riuscissi a piangere, invece non escono. Sono come me, hanno paura a farsi vedere. Eppure la gente quel giorno si aspettava un fiume di lacrime. Sono uscite ma non a sufficienza e mi stavano soffocando.

Chiedimi come sto, io ti risponderò “bene”.

UNA SECONDA VITA

racconto di fantasia

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Sono entrata in questa fredda stanza. Vi sono fiori ovunque e il loro profumo mi chiude la gola. Non provo nulla. Nessuno si è accorto di me, continuano a versare lacrime. Sono due gruppi di familiari, di parenti, di fratelli.

La bara è chiara e un velo la ricopre. Le mani unite sul ventre reggono un rosario. Il volto non è diverso da quando era viva, impassibile, non mostra sentimenti. Le labbra sottili formano quasi una smorfia di disgusto. Esattamente come quando era viva, non credo di averla mai vista ridere di gusto. I capelli corti sono ancora biondi, devono aver visto il parrucchiere fino a poco tempo fa.

Il viso è pallido ma non l’ho mai visto prendere colore, non l’ho mai visto mostrare un sentimento di gioia.

È vestita di scuro, non ha gioielli, probabilmente sono già finiti nel portagioie di qualcuno.

Continuo a essere invisibile e ne sono contenta. I pianti sono interrotti ogni tanto da un chiacchiericcio sommesso. Staranno facendo l’inventario dei beni.

Chi semina raccoglie, tu cara mia hai seminato odio e ora raccogli indifferenza. I pianti per dovere nascondono le mani vogliose di denaro che frugano dentro le tue tasche.

Nessuno nella stanza guarda la salma. Hai visto, neanche da morta sei la protagonista, tu che avevi indossato la corona e ti eri investita del ruolo di regina madre. La madre non l’hai mai saputa fare.

Hai sempre pensato di ferirmi, ci hai messo molto impegno, te ne devo dare merito. Hai sempre messo più impegno a creare odio che amore.

Mi spiace di non averti dato soddisfazione, per me eri e sarai sempre la mamma di… la nonna di…

Mi hanno insegnato che i sentimenti sono beni preziosi e vanno dati a coloro che li possono capire, non è il tuo caso.

Chissà ora dove andrai, tu hai sempre sostenuto che la tua bontà ti avrebbe fatto guadagnare il paradiso…

Sento la tua voce che dice “lo so che mi odi “Mi dispiace deluderti anche questa volta, per te non provo nulla.

Sarebbe facile odiarti per il dolore che hai dato alle persone a cui voglio bene, ma vorrebbe dire provare un sentimento per te.

Mi avvicino alla bara e faccio il segno della croce. Due volti mi guardano con disprezzo e si voltano per non salutarmi. Ne sono contenta, non ho voglia di urla e insulti, ne ho già ricevuti troppi e gratuiti. Spero che il luogo e la circostanza freni le loro lingue.

Mi volto ed esco, il mio dovere l’ho fatto. Mi siedo su una panchina e aspetto. Mi sento più leggera, anche lui stamattina nonostante il dolore mi ha detto “inizia una seconda vita”.