VIAGGIARE CON LA FAMIGLIA

Quando 20 anni fa ho iniziato a viaggiare con mio figlio non era una cosa scontata come oggi. Non ho certo la pretesa di insegnare come viaggiare con i bambini, primo perchè esistono moltissimi blog dove mamme viaggiatrici danno consigli, secondo perchè sono passati molti anni da quando mio figlio era piccolo e le cose sono cambiate e per ultimo …..non credo che esistano regole adatte a tutti …bisogna sempre ascoltare i nostri figli, e il portafoglio. Come al solito se non abbiamo limiti di spesa, tutto risulta più facile ma se abbiamo un bilancio famigliare ? E’ un punto che ho già sottolineato ma credo sia importante. Apro una parentesi da cinquantenne …. siamo sinceri, sui social spesso cerchiamo il profilo che ci fa sognare, quella con una casa da sogno, un guardaroba degno di Carrie Bradshaw, che si alza al mattino e invece che un biglietto del bus, compra un ticket per una destinazione esotica. Poi guardiamo la nostra quotidianità e vediamo pile di panni da lavare, un lavoro dietro uno sterile computer, bimbi urlanti e un guardaroba vecchio nell’anima. Non sentiamoci tristi , cerchiamo di vedere questa vita come un’avventura dove far quadrare tutto e incastrare i vari mattoncini come in un tetris . Quando Lorenzo aveva 3 anni mio marito decise di cambiare lavoro e ci ritrovammo con pochi giorni di ferie. L’idea di spostare “mezza casa” per una settimana di mare non mi entusiasmava, quindi decidemmo di fare una breve vacanza a PARIGI. In molti erano scettici della mia scelta, soprattutto perchè avevo deciso di viaggiare in treno, (TGV) e senza passeggino. In realtà mi è bastato programmarmi in base alle esigenze di mio figlio. Al mattino ci alzavamo, facevamo una colazione abbondante, poi iniziavamo a visitare la città cercando di scegliere mete alla portata di un bimbo di tre anni. Se c’è una cosa che non sopporto, sono quei genitori che si ostinano a portare bimbi piccoli a vedere monumenti, pinacoteche, musei non adatti alla loro età pensando che la visione di un quadro possa per osmosi far diventare i loro figli novelli Picasso. . Ecco genitori provate a pensare cosa vi ricordate dei vostri 2 – 3 anni …io ben poco. Se un bambino ha qualche attitudine è giusto seguirla, in alternativa non trovo giusto che i visitatori di un museo si ritrovino baby-sitter inconsapevoli dei vostri figli. In passato questo mio pensiero era abbastanza condiviso, oggi non credo che sia molto popolare. A Parigi sono riuscita a vedere la Conciergerie , raccontando che era una prigione dove avevano rinchiuso una regina e la ricostruzione della cella con i manichini mi è venuta certamente in aiuto. A Notre-Dame ho raccontato che dentro la chiesa si nascondeva un fantasma e che lui doveva guardare in alto perchè si nascondeva tra i rosoni ….e lui ha passato il tempo a dire..” è là mamma, l’ho visto.!…” . Sicuramente però la città delle scienze e dell’industria è stato il museo che ha preferito. All’interno ci sono due padiglioni dedicati ai bambini uno per bimbi dai 2 ai 7 anni e l’altro dai 5 ai 12 anni. (il costo del biglietto per la città dei bimbi è a parte ). Ecco credo proprio che questa sia stata la parte più divertente per mio figlio. Dopo aver dedicato al mattino tempo per le visite delle attrazioni, cercavamo un ristorante o un piccolo bistrot per mangiare. Poi riprendevamo il nostro giro e verso le 16.00 tornavamo all’hotel, dopo un piccolo riposo ( che mio figlio spesso iniziava già sul metrò) ci preparavamo per la cena. Il nostro hotel era situato nel quartiere di Montparnasse, vicino avevamo ristorantini e Bistrot situati nel Boulevard che prendono il nome dallo stesso quartiere. Spesso se consultate i menù posti all’esterno dei locali potreste essere frenati dal prezzo che a prima vista potrebbe apparire alto. Parigi è sicuramente una città cara, tuttavia considerate che vi portano una caraffa d’acqua di rubinetto che non è così cattiva, che spesso se prendete un piatto con la bistecca c’è già compreso un piccolo contorno, che il coperto non si paga. Cosa sia rimasto di questa gita nei ricordi di mio figlio ? beh ben poco, e non credo sia dovuto alla poca memoria di Lorenzo ma al fatto che fosse piccolo. Anche se questo potrebbe essere un deterrente, ( chi ce lo fa fare di sobbarcarci ore di treno o macchina, camminate estenuanti in giro per città con bambini a volte capricciosi) se tornassi indietro rifarei tutto esattamente come ho fatto . Quindi cari genitori se viaggiate con la speranza di ricordi futuri di quella memorabile vacanza….forse andrete incontro a qualche delusione, se invece, come ho fatto io, viaggiate con l’intenzione di far “assaporare” a vostro figlio usi e costumi diversi, adattandovi a ritmi che scombinano la quotidianità della vostra famiglia, consapevoli che in fondo 10 giorni ( purtroppo ) passano in fretta e il non mangiare ai soliti orari non “rovina” la vita dei vostri figli , beh se appartenete a questa seconda categoria, forza non appena apriranno le frontiere ( anche regionali) “zaino” in spalla e pronti per una nuova avventura !

MAD MAN

Con il termine MAD venivano chiamati gli uomini che lavoravano come creativi pubblicitari a Madison Avenue, giocando con il doppio significato di ” matto ” ma anche di abbreviazione della parola Madison. Questo telefilm fa un salto indietro nel passato, ai favolosi anni 60 con gli uomini in giacca e cravatta, sempre molto curati e le donne al pieno della loro femminilità ma purtroppo sempre tre passi indietro agli uomini, soprattutto nel mondo del lavoro. E’ questo uno dei tanti aspetti di questo telefilm, mostrare in maniera cruda uno spaccato di quella società che spesso nei film dell’epoca veniva rappresentata in maniera patinata. Il passare degli anni nelle varie stagioni della serie tv ci mostra il cambiamento della società americana, se prima l’abuso di alcool e il fumo erano quasi la normalità piano piano vediamo entrare in scena l’uso delle droghe più o meno pesanti fino all’ LSD assunta da uno dei personaggi per provare una esperienza mistica e spirituale e una esaltazione delle emozioni . La trama è abbastanza semplice, è il racconto della vita di un creatore pubblicitario che lavora in una famosa agenzia pubblicitaria a New York, il tutto ambientato in un periodo storico ricco di avvenimenti, ad esempio l’attentato a J.F. Kennedy, che interagiscono con la vita dei vari personaggi. Il protagonista Don Draper nasconde un passato misterioso che ci viene svelato a piccoli passi durante tutta la serie tv. Un passato determinante nelle scelte di vita, un passato da nascondere. L’analisi dettagliata e precisa della società fanno a mio parere il punto cardine di questo telefilm. Il finale è interpretativo ….senza spoilerare nulla posso dire che vi sono due correnti di pensiero sul reale significato dell’ultima scena….quindi non vi resta che vedere il telefilm e poi capire a quel corrente appartenete. A chi consiglio questo telefilm? a chi avrebbe voluto vivere negli anni sessanta, a chi dopo aver visto “la casa di carta ” e ” vis a vis ” vuole prendersi una pausa dallo “stile spagnolo” e ritornare alle origini del telefilm americano, a chi piacciono i personaggi complessi, da analizzare, in conclusione a tutti colori che arrivati all’ultima scena hanno voglia di rivederlo perchè sono convinti che una seconda visione gli fornirebbe una chiave di lettura diversa. Quindi Buona visione !

L’AMORE NEL TEMPO

Un pomeriggio sono andata  sul terrazzo per pulirlo e ho visto lontano, su una panchina, un vecchietto. Era solo, guardava davanti a se e ogni tanto volta la testa a sinistra. In fondo al viale c’è l’ospedale.  Il mio primo pensiero è stato“ ma non sa che deve stare a casa ?!”, ma poi ho continuato con i miei lavori, in fondo erano in pochi quelli che rispettavano la quarantena !Verso sera ero uscita nuovamente sul terrazzo per innaffiare i fiori e il vecchietto non c’era più.Visto che questa quarantena non ci permetteva di uscire, avevo messo sul balcone una poltroncina e avevo deciso che al pomeriggio mi ci sarei seduta a leggere per prendere un po’ d’aria. Mi sono voltata ed eccolo là, come il giorno prima, stessa panchina, stesso sguardo che vagava tra il campo davanti a lui e l’ospedale.“Beh se vuole rischiare non possiamo farci nulla” avevo pensato e avevo iniziato a leggere. Dopo una mezz’ora mi ero alzata per andare a bere un thè. Il vecchietto era sempre là, non si era mosso neanche quando ero tornata dopo la mia pausa.Il giorno dopo e quello dopo ancora, per tutta la settimana il vecchietto era là,  seduto sulla panchina.  La cosa mi aveva stupito, ma non  gli avevo dato peso fino all’arrivo del weekend, quando non lo avevo visto al solito posto e non lo avevo visto neppure Lunedì e dentro di me avevo pensato “ Bene ! qualche figlio lo avrà costretto a stare a casa.” , ma solo dopo tanto tempo ho saputo da una mia vicina di casa la triste storia del sig.Attilio.Attilio abitava nel mio quartiere, nella prima casa in fondo alla via. Aveva abitato sempre lì, da quando sul finire degli anni 60 era stato costruito questo quartiere. Si era trasferito nell’ appartamento insieme alla moglie Elvira, subito dopo il matrimonio, quando lui aveva poco più di vent’anni e la moglie era da poco diventata maggiorenne.Gli era sembrato un sogno costruire una famiglia con la ragazza di cui era da sempre innamorato. Si erano conosciuti nel gruppo parrocchiale.Per lui era stato amore a prima vista, lei più timida non aveva subito corrisposto, ma il corteggiamento di Attilio non le aveva dato modo di dubitare del suo amore.Dopo poco più di un anno che si erano trasferiti, nacque il loro primo figlio, Giovanni, un bellissimo bambino tutto assomigliante alla mamma.Attilio ed Elvira erano al settimo cielo, non potevano desiderare di più. Lui aveva un buon lavoro in comune e lei si prendeva cura dei suoi due uomini.Dopo due anni nacque il loro secondogenito, Matteo.Rispetto a Giovanni era più piccolino e fragile. Fin dai primi anni di vita  si era capito che Matteo avrebbe avuto problemi di salute. Non soffriva di nessuna patologia particolare, ma bastava un po’ di vento freddo e lui subito si buscava un bel raffreddore e gli veniva la febbre.Attilio ed Elvira aveva quindi iniziato a fare sacrifici per potersi permettere una vacanza all’anno al  mare e passarci più tempo possibile.  I loro sacrifici furono ricompensati e i loro figli crebbero in salute. Gli anni passavano e i due ragazzi riuscirono a laurearsi: Giovanni era diventato architetto e Matteo invece era diventato avvocato.  Quando si erano sposati, entrambi avevano deciso di andare a vivere fuori dalla città, Giovanni in collina e Matteo in campagna.Ma torniamo ai giorni nostri. Elvira si era ammalata, aveva contratto quel virus sconosciuto, ed era questo il motivo che portava Attilio tutti i giorni a sedere su quella panchina, perché a causa delle restrizioni non poteva andare a trovare la sua amata moglie in ospedale.  Si sedeva e in questo modo gli sembrava di esserle vicino. Purtroppo Elvira era morta un sabato mattina. Quando lo avevano chiamato a casa, Attilio si era limitato a dire “va bene “, aveva riagganciato la cornetta del vecchio telefono nel corridoio, si era diretto nel salotto e si era messo a sedere sulla poltrona. Era la sua poltrona preferita, quella sulla quale Elvira aveva appoggiato un centrino da lei ricamato con le loro iniziali e un cuore. Solo in quel momento le lacrime aveva iniziato a scendere dai suoi tristi occhi e non avevano smesso fino a quando Attilio non si era addormentato. Il mattino successivo Giovanni era andato a casa del padre per prendere accordi circa il funerale della madre.Aveva suonato il campanello ma non aveva ricevuto risposta. Con la sua chiave aveva aperto la porta e aveva trovato il padre addormentato sulla poltrona….ma Attilio non era assopito, il cuore non aveva retto e l’uomo aveva raggiunto la moglie Elvira.Ai funerali fu permesso solo ai figli di presenziare.  Molte persone che avevano conosciuto la coppia, nel silenzio  delle loro  case recitarono una preghiera, alcuni con gli occhi lucidi, altri con  il volto rigato dalle lacrime.Ora mi sento in colpa di aver pensato male di quel vecchietto. Ancora oggi se guardo verso la panchina mi sembra di vederlo, un po’ più giovane, con la schiena più dritta. Non è solo, accanto siede una donna dallo sguardo innamorato, si tengono per mano …..PER SEMPRE.

Cotton club

Bessie ha sempre sognato di poter ballare in qualche locale in voga nella luminosa Times Square Ma per il momento si é dovuta accontentare di qualche festicciola sul terrazzo di qualche vicino nella meno elegante Harlem.
Il GRAFFIO sul vecchio disco fa saltare la puntina, ma i “dondolanti” ballerini non ci fanno caso tanto sono inebriati dallo swing.
Bessie è tra le forti braccia di Johnny. Quando balla dimentica tutto, anche il colore della sua pelle fonte di dolore. Sul terrazzo non c’è distinzione tra italiani, portoricani, o gente di colore. Sono solo giovani ragazzi che ballano.
Bessie è nata ad Harlem ma la sua famiglia è originaria della Louisiana. Suo padre non l’ha mai conosciuto. Le hanno raccontato che è morto durante la costruzione della ferrovia di New Orleans. Lei però non ci crede. In casa non c’è neppure una sua foto in ricordo. Questo è molto strano perché la nonna ci tiene molto a quella vecchia scatola di latta con dentro le “ daguerrèotypes “ come le chiama lei, di tutta la famiglia. Di tutta la famiglia meno quelle di suo padre. Non ci crede perché sua madre non ne parla mai con dolore.
Bessie pensa che se le fosse morto il marito lei avrebbe il cuore in POLTIGLIA. La madre invece ha solamente uno sguardo triste. Lavora tanto nella lavanderia a Manhattan. Nascosta nel caldo retrobottega, con altre 5 donne, lavora 10 ore al giorno. Oltre ad essere una lavanderia è anche una tintoria. Bessie sa che il vapore che respira sua madre è VELENOSO. Lo capisce da come tossisce di notte, appena si sdraia nel letto.
Sua mamma fa tutto questo per lei, perché spera di darle una vita migliore.
Bessie non crede che suo padre sia morto perché quando si guarda allo specchio vede la sua pelle chiara. Non è bianca come quella di Abigayle, la ragazza scozzese, ma non è neppure scura come quella di sua madre. E’ più simile a quella di Mariasole, la ragazza portoricana.
Anche i capelli non sono ricci e crespi, ma morbidi e ondulati.
Una volta ha sentito la mamma parlare con la nonna di “ il figlio del Padrone “ così buono, ma non abbastanza per la madre.

Bessie ha 18 anni e sa come va la vita. In certi quartieri le responsabilità ti fanno crescere più in fretta che in altri. Può immaginare il segreto di sua madre, ma non vuole farla soffrire.
Sa nel suo cuore che la mamma ha amato e che è stata ricambiata. Ma i tempi non permettono certi amori.
Domani Bessie inizierà un lavoro part –time nella caffetteria all’angolo. Vuole risparmiare per potersi permettere il favoloso Cotton Club. Chi l’avrebbe detto che un locale così alla moda sarebbe sorto nella “buia “ Harlem.
Vorrebbe che anche la madre si potesse permettere un po’ di divertimento. E’ ancora giovane, ha solo 35 anni, ma ne dimostra 10 di più. Ma la mamma di Bessie è così stanca che a volte non ha neppure la forza di mangiare. Eppure queste sere quando ritorna dal lavoro, sta alzata fino a mezzanotte per cucire l’abito CARMINIO per Bessie. L’abito che indosserà al Cotton Club e che la farà sembrare una ragazza alla moda come tutte le altre. Nessuno avrà dubbi sulle sue origini. Ad accompagnarla sarà la sua amica Betty, una frizzante biondina con i capelli alla garconne e le gonne sempre troppo corte per la nonna di Bessie.
Un pensiero TRANSITORIO rallenta la danza di Bessie….e se andassi un giorno a cercare mio padre ? forse se mi vedesse non avrebbe vergogna di me , forse…. ma poi la musica si fa incalzante e Bessie è di nuovo travolta dallo Swing.


SALON DE THE’ AVEC DES CHATS

Non sono una estimatrice culinaria, nel senso che quando viaggio sono disposta a scendere a compromessi per quanto riguarda i pasti. Ho visto spesso dei blog di viaggi dove evidentemente le persone che li hanno scritti si possono permettere vacanze senza guardare troppo al portafoglio. Ma per chi invece deve fare i conti con un bilancio famigliare quali possibilità ha ? Deve obbligatoriamente rinunciare a certe vacanze ? Mi sento di rispondere NO ! deve solamente fare delle scelte, decidere e focalizzare lo scopo del suo viaggio e da qui programmare la vacanza. Mio marito ed io abbiamo gusti culinari molto diversi, ma entrambi preferiamo destinare parte del budget delle vacanze alla visita di musei o attrazioni, per questo motivo spesso ci accontentiamo di un panino o un fast food. Apro una parentesi virtuale, all’ estero c’è una vasta scelta di catene di ristoranti rivolte spesso a una clientela giovane ma che può soddisfare anche turisti di media età come noi. Ad esempio questa estate abbiamo trovato un fast food dove non servivano panini bensì insalate. Sceglievi la base ( una insalata verde o pasta o riso o un mix di questi ingredienti) poi a seconda del menù la arricchivi con 4 o 6 ingredienti, scelti tra una ventina circa di offerte che spaziavano tra pesce, salumi legumi, frutta secca ecc….e per finire sceglievi come condire il tuo piatto; anche la bevanda compresa nel prezzo poteva spaziare dalla semplice acqua, ad una bibita o un bicchiere di succo spremuto a fresco. Pur non avendo come scopo principale nelle nostre vacanze testare la cucina del luogo, ci riserviamo di fare qualche pasto in locali caratteristici. A Bordeaux la scelta è caduta su un salone da Thè. Abbiamo infatti scovato un locale particolare non tanto nei piatti offerti quanto nei proprietari … i padroni di casa sono 9 gatti che appartengono al gestore del salone.

Prima di entrare ti vengono elencate le regole alle quale bisogna sottostare: si può accarezzare i gatti ma non si possono prendere in braccio, si possono fotografare ma non si può dar loro da mangiare e prima di entrare è obbligatorio igienizzarsi le mani. L’intero locale è stato creato a misura di gatto, non ci sono tavoli ma poltroncine con un piccolo tavolino da caffè e per chi preferisce c’è anche una piccola zona esterna creata in un minuscolo e grazioso giardinetto. Come pranzo, offrono al prezzo di 15€. la boule di Budda, acqua e un dolce, il tutto fatto rigorosamente in casa. La boule è un recipiente con una insalata guarnita da germogli , rapanelli, e un terzo ingrediente a scelta ( il giorno che siamo andati si poteva avere o petto d’anatra, o tonno, o formaggi ). Credetemi il mangiare passa in secondo piano, l’ atmosfera che si respira è magica, i gatti girano per il locale per nulla spaventati, alcuni invece sonnecchiano su mensole create ad hoc per loro il tutto accompagnato da una musica in sottofondo e da persone che quasi bisbigliano per non rovinare l’atmosfera…. non ci crederete ma mi sono rilassata ! I 15€. meglio spesi ! p.s. Rientrata in Italia ho saputo che esistono due locali simili a Torino, non resta che scoprirlo !

DESIGNATED SURVIVOR

Un giorno scorrendo i titoli su Netflix e nella più completa indecisione sono incappata in questa serie tv. Si compone di 3 stagioni ma a mio gusto l’ultima è la meno bella. Il titolo è veramente identificativo …il sopravvissuto designato. Durante il discorso sullo Stato dell’Unione viene nominato come sopravvissuto designato il segretario della casa e dello sviluppo urbano degli Stati Uniti. Una esplosione al Campidoglio uccide tutti coloro che in linea di successione presidenziale sono prima del Segretario. Il designato, portato in tutta fretta alla Casa Bianca, è nominato Presidente degli Stati Uniti d’ America. La sua inesperienza e il suo carattere non gli renderanno la vita facile fin dall’inizio, ma la sua tenacia lo porterà a farsi apprezzare dal popolo Americano e a scoprire chi si nasconde dietro all’ esplosione. Per la durata delle prime due stagioni il protagonista sembra non essere mai convinto al 100% di essere all’altezza della sua posizione e delle sue capacità. Ho avuto la sensazione che non aspettasse che lo scadere del mandato per ritornare alla sua vecchia carica. Nella terza stagione tutto ruota intorno alla campagna elettorale. Qui vediamo il protagonista molto più sicuro di se, a tratti quasi ” arrogante ” . Questo è uno dei motivi per cui non ho apprezzato gli episodi finali. Altro motivo è il cambiamento quasi totale del cast, i personaggi che fungono da contorno al Presidente ma che hanno un ruolo importante con una loro personalità definita, spariscono quasi tutti nella terza stagione senza una spiegazione…..Tutti questi elementi mi hanno fatto vedere il finale come se fosse un telefilm a se, slegato dai due precedenti. A chi consiglio questo telefilm, a chi ama il genere Americano, fatto di colpi di scena, a chi di solito si “innamora” del protagonista per il suo carisma e tifa per lui fino alla fine, a chi ha amato i Kennedy nonostante gli errori commessi. BUONA VISIONE !

Un, deux, trois…..

<< Un, deux, trois. Port de bras … Alice ! port de bras ! Spalle giù, schiena diritta ! Non è la danza delle ore nel cartoon della Disney ! >> Urlò con il suo marcato accento francese Madame Olga.
<< Petit Battment….Alce cosa succede oggi ? ti stai lasciando OBNUBILARE dai tuoi pensieri ? Sono così importanti ? Più della mia lezione ? >> Chiese con un pizzico di acidità Madame.
Alice guardò tristemente la sua insengante di DANZA. A lei doveva tutto. L’aveva presa sotto la sua protezione quando i suoi genitori l’aveva in pratica cacciata di casa, era l’unica che credesse in lei.
La ragazza era nata in una modesta famiglia di agricoltori. Il suo sogno era sempre stato quello di danzare, ma la sua famiglia aveva altri progetti per la figlia. Sognavano per lei una laurea, una posizione lavorativa prestigiosa. Volevano per lei ciò che loro non avevano mai avuto ed erano disposti a sacrificarsi per questo progetto. Ma l’ostinazione di Alice per il balletto e la sua decisione di trasferirsi a Milano per studiarlo in una prestigiosa scuola, li aveva portati a chiudere non solo i “ cordoni della borsa “ ma anche i rapporti con la ragazza.
Madame Olga le si avvicinò. Oramai capiva Alice anche solo con uno sguardo. Questo perché si rivedeva in lei. Aveva solo 17 anni quando era dovuta andare contro al volere dei suoi genitori e scappare letteramente dalla sua amata Mosca. Era fuggita a Parigi con pochissimi soldi in tasca. I suoi genitori si erano rifiutati di pagarle ancora le lezioni di danza…troppo costose a loro dire. Arrivata in una città sconosciuta era stata costretta a lavorare come cameriera in un Bistrot per mantenersi e pagarsi le lezioni di danza. Spesso aveva dovuto digiunare, perché i soldi finivano in scarpette per il ballo e in cerotti. Nessuno può immaginare la sofferenza delle ballerine quando volteggiano come leggere farfalle sulle punte. Olga si ricordò all’improvviso di quella CROSTA sull’alluce che non voleva guarire. Di certo non erano d’aiuto le lunghe ore in piedi a servire ai tavoli, seguite dalle lunghe lezioni di danza. Alla fine però i suoi sacrifici erano stati ricompensati, si era presa una rivincita. Aveva fatto ritorno a Mosca, ma come vincitrice. Aveva tenuto uno spettacolo al teatro Bolshoi, e non come una semplice ballerina di fila, ma come una “ Etroile “, come “ la prima ballerina “.
Il BRONTOLIO della pancia di Alice la distolse dai suoi agrodolci ricordi.
<< Alice vieni >> condusse la ragazza in disparte, lontano dalle orecchie degli altri allievi.
<< E’ lui ? Marco? Che ti rende così goffa oggi ? >> le chiese dolcemente.
Alice aveva uno scomodo segreto. Aveva paura a confidarlo a Madame perché sicuramente l’avrebbe delusa.
<< Alice sei la figlia che non ho mai avuto. Mi puoi dire tutto. Non aver paura >> disse Madame Olga.
Alice pensò non ci fosse un modo “educato” di dire la cosa e tutto d’un fiato << Sono incinta >> Le lacrime iniziarono lentamente a rigarle il volto << Ho rovinato tutto >> disse con un fil di voce.
<< Non dirlo….ma tu sei contenta di questo bambino ? >> Le chiese Madame. Voleva capire cosa stesse provando Alice, voleva che fosse onesta con se stessa.
<< Io amo Marco e lui ama me. Ma sono combattuta. Il mio sogno era essere una ballerina, una prima ballerina. Ora che ho questa alternativa, mi vergogno a dirlo …ma ne sono felice. >> rispose Alice con un tono basso, quasi avesse paura lei stessa delle sue parole. Quasi come se realizzasse in quel momento cosa volesse dalla vita.
<< tu non sai che il mio rimpianto più grande è quello di non aver avuto un amore tutto mio ed essere l’unico amore per qualcuno. Ho lasciato tutti e tutto fuori dalla mia vita, fatta eccezione per la carriera. >>
Alice la guardò sotto un’altra luce. Si ricordò all’improvviso che non aveva mai visto in casa dell’insegnante un album di foto. Le uniche immagini della ballerina, erano quelle che la ritraevano in una locandina di uno spettacolo o in una immagine catturata da qualche fotografo e fatta più per essere distribuita tra fans che per piacere e ricordo personale.
<< Madame ho paura di sbagliare. Desidero questo bambino, ma non potrò mai più essere una grande danzatrice…. Come lei >> disse Alice
<< E perché ? quando si desidera qualcosa, si lotta per ottenerlo e tu lo farai con accanto le due persone che ti amano di più al mondo, Marco e il tuo bambino. Anzi mi correggo con le tre persone che ti amano di più al mondo : Marco, tuo figlio, ed io . E se proprio la carriere non dovesse decollare, nella mia scuola di Danza ci sarà sempre posto per te . >> disse con gli occhi lucidi Madame.
<< E ora vai a cambiarti, finita la lezione andremo fuori a pranzo. Ora siete in 2, devi fare un pasto SOSTANZIOSO !!! >>

LIBERTA’

Guardo la mia immagine nello specchio e non la riconosco più. Vedo una donna grigia, nei capelli, nella pelle .. nei pensieri.
Quante volte ho detto basta e quante volte mi sono rimessa seduta su quella poltrona, vicino alla finestra , con il mio tavolino sul quale è appoggiato un libro ogni volta diverso….un romanzo rosa per sognare il battito di un cuore, sguardi innamorati …..un poliziesco per scoprire la verità, per il senso di giustizia che mi appartiene….un libro di fantascienza per viaggiare oltre i confini, per fuggire il più lontano possibile….un libro GIALLO per prendere ispirazione….
Si pensa che colei che fugge sia una debole, invece è una forte, una capace di voltare la pagina del pensante libro della vita…
E’ più facile stare a sedere, sperare negli eventi, nella ” famosa ruota che gira ” . Per me la ruota si è fermata 20 anni fa, in quel giorno. Quel Lunedì quando ho detto NO a lui.
Forse ora i miei occhi sarebbero ancora di quel verde brillante, forse la mia pelle arrossirebbe ancora davanti al suo sguardo malizioso….forse le mie mani sarebbero ancora pulite. …
Invece ho scelto l’uomo di cultura, quello che si riempiva la bocca di paroloni che pochi ascoltatori capivano ma che gli avevano regalato il soprannome di ERUDITO.
In quanti nel paese invidiavano la mia posizione, beh è sempre così la gente vede l’esterno della casa non ciò che accade all’interno, non le urla, le offese ….gli sguardi di compassione verso una moglie …stupida.
Una moglie che ritrovava la pace solo dopo 4 bicchieri di cognac…utili ad OFFUSCARE la mente quel tanto per non cogliere la cattiveria del marito.
Mi volto, la VALIGIA è pronta sul letto. Ho deciso di non portare tante cose, voglio tagliare col passato. pochi abiti, poche scarpe ….e nessun gioiello …solo quella cartolina, piegata oramai negli angoli ma sulla quale posso ancora leggere …. ” sei speciale non te lo dimenticare mai ….”
Scendo le scale, prendo le scarpe, le pulisco dal TERRICCIO che si è attaccato quando sono andata nell’orto a raccogliere l’insalata…. Non è colpa mia se, essendo così stupida, insieme alla lattuga ho raccolto dello stramonio…. Mi volto …la tavola è ancora apparecchiata …per uno ….e lui è lì, a terra rannicchiato, …senza vita…..
Esco …mi specchio nel vetro della finestra …..e una nuova luce appare nei miei occhi.

ORGOGLIO e PREGIUDIZIO

Oggi facendo Zapping mi sono imbattuta nel film del 2005 ” Orgoglio e Pregiudizio”. Avendo letto da poco il romanzo ho deciso di vederlo. Per fortuna ho letto il libro prima di avventurarmi nella visione del film, perchè il cast me l’ero immaginato completamente o quasi …diverso! Se ho promosso l’attore che ha interpretato Darcy, non posso dire la stessa cosa di Keira Knightley nel ruolo di Lizzy . Nella mia fantasia per questo ruolo avevo pensato a una figura più minuta nell’altezza, mi ero immaginata la stessa attrice che aveva interpretato Jane Eyre nella versione del 1996 ( se volete vedere a chi mi riferisco potete consultare wikipidia ). Ciascuno di noi percepisce alcuni elementi nella descrizione che fa l’autore dei personaggi e da questi particolari si costruisce nella propria testa ” il cast” del romanzo. LIzzy me l’ero immaginata piccolina, con una bellezza non sfacciata, con delicati lineamenti ma con uno sguardo fiero, capace di rispondere a tono senza trasmettere aggressività, mentre l’interpretazione di Keira Knightley l’ho trovata un po’ troppo forte e impetuosa . Questo rimane il mio parere perchè invece l’interpretazione dell’attrice le valse la nomination agli oscar del 2006 come miglior attrice, oscar che però non vinse . Il Romanzo non ha certo bisogno di una recensione. Ci sono persone che credono che leggere certi libri che loro considerano “impegnati”, li renda più colti, questo a prescindere dalla reale comprensione del libro. E così in maniera un po’ prevenuta e snob ho sempre rimandato la lettura di questo libro pensando fosse un tomo pesante nel contenuto . Beh devo dire che mi sbagliavo. Il libro è scritto in maniera molto piacevole e la storia è sicuramente più moderna di quanto mi aspettassi. A chi consiglierei questo libro ? A coloro che vogliono riscoprire un modo di scrivere e di parlare ricercato ma non “ostico”, a coloro che credono nelle storie d’amore senza tempo, e a chi non si stanca mai della vecchia e cara Inghilterra.

THE SINNER

In questi giorni di quarantena come la maggior parte di noi, mi sono buttata alla ricerca di nuovi telefilm/serie tv su Netflix. Come ho già avuto modo di dire sono una vera e propria divoratrice di questo genere di intrattenimento. Tra la vasta scelta che ci offre la piattaforma televisiva ho scelto The Sinner. Presa dalla frenesia non mi sono accorta che ho invertito le stagione iniziando dalla seconda, ma devo ammettere che questo mio errore non mi ha limitato nella visione perchè le due stagioni, salvo qualche riferimento sono distaccate. Il protagonista è un detective di una piccola cittadina statunitense . La prima stagione è tratta dal romanzo della scrittrice tedesca Petra Hammesfahr. e ha per protagonista femminile l’attrice Jessica Biel che interpreta la parte di Cora, una moglie e madre dall’apparente vita serena che un giorno presa da un raptus uccide in spiaggia un ragazzo che sembra non avere inizialmente alcun legame con lei. La seconda stagione vede invece la storia girare intorno alla figura di un emblematico ragazzino vissuto all’interno di una comune. In entrambe le stagioni il detective è chiamato a far chiarezza sul delitto compiuto e che all’apparenza sembra già risolto perchè l’assassino è palese fin dal primo episodio; tuttavia la caparbietà del nostro protagonista ci fa capire che le cose semplici spesso sono lo scudo di situazioni ben più complicate. La ricostruzione a ritroso con flash back dei fatti avvenuti sono l’elemento chiave di questo Telefilm. ( cit.Wikipidia )

A chi consiglio questo telefilm, sicuramente a chi ama i gialli conditi da un alone di mistero, che non rispecchiano i classici polizieschi. A chi vuole che il detective non sia integerrimo …nella sua vita privata. A chi vuole una storia che non si lasci scoprire durante la visione ma che ci lasci col fiato sospeso fino all’ultimo episodio e ci faccia esclamare ” CASPITA NON L’AVREI MAI DETTO !”