Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Cerca di non far uscire neppure una lacrima dagli occhi. Evita che la gente ti guardi con compassione. Evita che la gente pensi che tu sia “una prima donna” malata di protagonismo. Evita che la gente fraintenda il tuo io. Evita di dover dar spiegazioni.
Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Fallo ancora, sento i tuoi occhi bruciare e il tuo naso diventare rosso. Ancora una volta hai pensato che la gente ti accettasse come sei. Povera illusa, costretta a essere un pagliaccio per non far vedere il dolore che porti dentro da troppo tempo. Ogni “granello di sale” sulla ferita ti ricorda che sei un numero, anche quando ti fanno credere di essere una persona.
Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Il sole attraverso vetri opachi non riesce a scaldare il freddo che ti appartiene. Povera illusa, convinta di essere accettata. Evita che la gente ti veda star male, penserebbe che sei gelosa. Non spiegare chi sei, non perdere tempo nei giochi di stupidi “guerrieri”. Non dare la tua disponibilità a chi la vede come un atto di superbia.
Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori. Porgi troppo spesso una mano che rimane vuota. Spostati e vedrai da un’altra angolazione chi hai davanti, scoprirai che è una piccola persona che usa “tacchi” per osservare e giudicare. Spostati e ti troverai sola, ma lo eri anche prima. Non elemosinare l’amicizia di chi ti ha già messo in un angolo perché “troppo perfetta”. Non ha voluto vedere che nella tua ricerca di donare aiuto, c’era una richiesta.
Respira, butta dentro l’aria e soffiala piano fuori.
Ogni mattina la vedeva passare insieme alle sue colleghe di lavoro. Era una sartina nell’atelier di Madame Moreau. Lui poco più che ventenne, studiava per diventare un architetto. Ogni mattina rimaneva incantato davanti alla dolcezza del viso di questa ragazza, i suoi grandi occhi marroni lo guardavano di nascosto. Non aveva mai osato fermarla per parlarle, fino a quel giorno, quando una folata di vento le aveva portato via il foulard. Prontamente lui l’aveva rincorso e raccolto, poi glielo aveva riportato, cogliendo l’occasione per presentarsi. Lei gli aveva sorriso e aveva accettato di farsi accompagnare al lavoro. Da quel giorno era diventato il suo accompagnatore ufficiale.
Era passato un anno da quel famoso giorno, ma sembrava una vita. Lui non aveva mai avuto il coraggio di confessarle il suo amore, neanche il giorno della partenza per il fronte. Eppure aveva comprato l’anello che adesso teneva in mano. Aveva deciso che al rientro a casa le avrebbe chiesto di sposarlo. Ripose l’anello dentro la scatolina e l’avvolse nella lettera che aveva scritto alla sua amata. In quelle poche righe le confessava il suo infinito amore e le chiedeva una vita insieme. Ripose il gioiello tra i suoi effetti, dentro una busta dove sopra, con una grafia tremolante, aveva scritto ” da consegnare a Valerie Bonnet in caso di mia morte”.
Sono passati 5 anni, la guerra è finita e Valerie lavora sempre da Madame Moreau. Al dito porta una fede e accanto un piccolo anello d’argento con tre piccole pietre viola. Ogni tanto lo rigira tra le dite e una piccola lacrima le scende lungo la guancia. A casa conserva ancora la lettera che Vincent le aveva fatto recapitare insieme alla scatolina. A volte la legge, di nascosto dal marito e il cuore torna a battere per il suo primo e unico amore.
Ora guardo la mia mano, ho una fede e a tenerla ferma un piccolo anello d’argento, un po’ annerito. Le pietre oramai sono opache Eppure quando lo rigiro tra le dita sento ancora l’amore di quel giovane ragazzo per quella piccola sartina
Spesso mi sono ritrovata a ballare un minuetto, senza formale invito. Spesso mi sono ritrovata ad andare incontro ad una persona per poi velocemente ritornare al punto di partenza. Spesso l’altro danzatore, avanzava verso di me incurante del mio retrocedere. Spesso l’altro danzatore ed io ci spingevamo a suon di musica verso il centro della pista e solo dopo mi accorgevo che la mia posizione era già occupata da un’altra figura, che non avevo visto perché il suo ballare era una cosa sola con il mio danzatore. Spesso iniziavo un minuetto per poi accorgermi che la musica che sentivo era diversa da quella ballata dal mio danzatore. Spesso il mio ballo non era considerato consono alla musica suonata. Spesso nel minuetto ballato in gruppo, pestavo i piedi a qualche danzatore.
Il mio minuetto, oggi, ha trovato un critico severo, me stessa che ha deciso di far riposare i piedi e vedere “come se la cavano” gli altri danzatori“
IL DIVERSO CHE PIACE
In passato, quando i social non esistevano, le amicizie nascevano per alchimia, ci si accontentava di ciò che riuscivamo a carpire da una conversazione, una breve frequentazione ci portava a decidere se la persona poteva essere nostra amica. Oggi sui social alcune persone si mostrano a 360° e nonostante questo la gente si sofferma su una immagine per decidere se un profilo è “seguibile” oppure no. L’altro giorno, una ragazza che seguo, ha ricevuto una domanda alquanto bizzarra. Dal nickname si evince che la ragazza di cui parlo è Italiana ma vive in America, tuttavia, una persona le ha chiesto le origini, basandosi sul colore della pelle ( è semplicemente olivastra e quindi in questa stagione abbronzata ) e sulle labbra carnose ( beata lei ). Da queste caratteristiche somatiche ha dedotto che avesse origini africane. E’ così importante sapere l’origine di una persona per decidere se è interessante ? Io seguo persone perché le reputo stimolanti. Probabilmente la mia età, ma credo anche la mia indole, mi spinge a cercare profili che trasmettano qualcosa. Profili che fanno un sacco di pubblicità, che parlano solo di moda o di prodotti di bellezza non catturano la mia attenzione.
Ciò che è capitato a questa ragazza mi ha portato alla mente che quando Lorenzo ( mio figlio ) era piccolo, gli avevo comprato un cappellino peruviano. Un giorno che ero a passeggio con un’altra mamma, ci ha fermato una sua amica e vedendo Lorenzo con quel cappellino mi ha chiesto se fosse peruviano e l’avessi adottato. Non mi sono offesa per la domanda ma ho certamente deciso che quella ragazza era una persona insensibile. Che cosa avrebbe cambiato sapere se quel bimbo nel passeggino era “uscito” da me o da un portellone di un aereo ? Era mio figlio e questo le doveva bastare. Una domanda del genere avrebbe potuto imbarazzare un’altra mamma. Inoltre mio marito non poteva essere lui Peruviano ?
Oggi giorno vi sono sempre più coppie miste, di etnia diversa quindi trovo riduttivo dar per scontato che diversità di “colore ” tra madre e figlio possa essere riconducibile solamente ad una adozione. Ci si riempie la bocca di ” siamo tutti uguali ” e poi abbiamo necessità di sapere le origini di ciascuno di noi. Io non credo nel “essere tutti uguali” , forse perché amo le diversità. Amo circondarmi di persone diverse da me per avere stimoli di conversazione e per imparare sempre cose nuove. Vorrei che fossimo tutti uguali davanti alla legge , questo sì …. ma qui si apre un discorso molto complicato.
GLOBALIZZAZIONE … a me questa parola fa paura, forse perché per assonanza mi fa pensare ad un piattume di idee. Il cercare di uniformarsi tra di noi a non evidenziare le diversità. Basti pensare a quando si viaggia, una volta si portava a casa il “ricordino”, il souvenir, che ci rammentava il posto dove eravamo stati. Ora gli oggetti sono uguali ovunque, cambia solo la scritta col nome del luogo. … Ed ecco che quando una cosa, una persona, non si uniformizza nel contesto in cui la incontriamo in automatico diventa diversa e io aggiungo …..interessante .
In passato quando si guardava al futuro si pensava ad un mondo “governato” da robot e forse questa volontà che oggi abbiamo di essere tutti uguali non si discosta tanto da questa “idea futuristica”.
COME STAI ?
Sai che non so come rispondere? L’educazione vorrebbe che, con un timido sorriso un po’ tirato, dicessi che sto bene. Invece non lo so. Mi sento chiusa dentro una bolla pronta a scoppiare al primo spigolo che trova.
Guardo la mia immagine ad uno specchio inclemente che mi rimanda una me piena di difetti. Anzi sembra quasi ingrandirli. Se mi guardo troppo, di colpo gli occhi e il naso diventano rossi. La bocca assume una smorfia quasi grottesca e solo un grosso respiro, rumoroso, riesce a riportarmi ad uno stato di quasi normalità.
Mi sento come un tetris che aspetta l’ultima combinazione di caselle per scoppiare . Ne sono accadute troppe e ogni volta ho “ingoiato” e archiviato in una parte dentro di me. Ora mi fanno male le braccia, le ginocchia, lo stomaco. Vogliono uscire, tossisco, respiro e credo di star meglio, ma so che è solo un rimedio passeggero.
Non ho ancora realizzato tutto. Corro incontro al tempo, riempio le mie giornate di fatti e parole, per non pensare a tutto quello che è successo. Vorrei urlare in faccia alle persone fino a non sentire più la loro stupida voce. Vorrei urlare BASTA ! Ma ho capito che non sono io il giostraio, che questo Carosello continuerà fino a quando non sarò in grado di ammettere che sto male. So che ci saranno persone che mi diranno, fatti forza, stai bene e questo è l’importante. Sto veramente bene? Mi guardo: non ho ferite, ne tagli, ne lividi ….esterni. Ho paura ad uscire, mi sento come messa al centro di un cerchio dove tutti mi guardano e anche se indosso un cappello e un cappotto loro vedono cosa nascondono questi strati di tessuto.
Fatti forza, se ti piangi addosso non ne esci. Piangersi addosso, siamo ancora a questo punto? Magari riuscissi a piangere, invece non escono. Sono come me, hanno paura a farsi vedere. Eppure la gente quel giorno si aspettava un fiume di lacrime. Sono uscite ma non a sufficienza e mi stavano soffocando.
Eccomi ancora qua a parlare di lavoro. Nuovo Governo. Nuove aspettative. Vecchi risultati ? La mia Regione, ma penso molte altre, per le persone disoccupate organizza corsi gratuiti per riqualificare le figure e dare nuove opportunità di lavoro. Ottima cosa voi direte, certamente se non fosse per il fatto che i corsi brevi sono per la maggior parte rivolti verso un lavoro “social”.
Mi chiedo quindi il destino di una donna di mezz’età è quello di collaborare sui social? Il massimo al quale posso aspirare e pubblicizzare una crema antirughe ? Ma soprattutto il mio destino è quello di sgomitare ogni giorno per “accalappiare ” followers in maniera più o meno “onesta” ? La mia esperienza più che ventennale si scontra con le dinamiche della nostra società che vede la donna come un soggetto lavorativo poco appetibile. Perchè noi donne se vogliamo avere un lavoro fuori casa, ma allo stesso tempo volerci prender cura della famiglia siamo viste come persone che non amano lavorare ? Perchè solo nel pubblico impiego c’è la possibilità di una elasticità oraria ? Ecco spiegato il motivo per cui molte donne sono arrivate a sognare un lavoro di collaborazione sui social.
Ma il lavoro su instagram o facebook è tutto rose e fiori ? Vi ricordate il detto ” presto e bene non vanno insieme” ? In tutti i lavori ci vuole impegno e così anche in questa nuova professione. Quello che mi fa specie e vedere ragazze che continuamente sottolineano questo impegno che mettono nel realizzare un “contenuto” pubblicitario come se nel resto dei lavori tutto avvenisse in maniera più meccanica.
Personalmente il lavoro di “pubblicitaria” non rientra tra le mie preferenze, ma soprattutto non ho proprio voglia di utilizzare i vari trucchetti ora in atto su instagram per attirare a me nuovi follower che per la maggior parte del tempo non interagiscono ma fanno solamente numero. Appartengo ancora alla vecchia scuola dove la sostanza ha più importanza dell’apparenza. Forse qualcuno si potrebbe chiedere se odio così tanto il mondo dei social cosa ci faccio con un blog. In realtà mi piace molto il web, ci lavorerei se l’opportunità che mi venisse offerta fosse legata a qualità professionali e non solo ad un ” colpo di fortuna “. Mi spiego meglio, dopo un esame di alcune figure su instagram che fanno collaborazione, mi sono accorta che per fare questo mestiere non occorrono grosse preparazioni, visto le “castronerie” che mi è capitato di sentire. Occorre avere i numeri giusti …inteso come numeri di persone che seguono il profilo, che mettono un like, che commentano …insomma numeri facilmente acquistabili. Se si è fotogenici aiuta, se si ha una bella casa aiuta, se si hanno soldi da investire a fondo perduto …. allora siete a cavallo ! Purtroppo io non ho nessuno di questi requisiti, ma ho molta voglia di imparare, sono una persona che si mette sempre in gioco, ma non ama omologarsi e spesso sceglie la strada meno percorsa …. insomma sono l’antitesi del perfetto “creatore di bei contenuti” … così come è inteso sul web. Eppure vi sembrerà strano ma una parte di me avrebbe voglia di mettersi in gioco in una nuova professione, magari la lettrice di audiolibri. Riuscirei a fare un lavoro dove poter unire la mia voglia di leggere, con la voglia di aiutare persone non vedenti a “gustarsi” una buona lettura. Si perchè forse non tutti sanno che ci sono associazione di volontari che creano audiolibri proprio per le persone non vedenti.
Comunque di una cosa sono certa non ho voglia di “vendere pentole” !
Una mattina ti alzi e compi le stesse azioni di routine: apri la finestra ( anche oggi cielo grigio), bagno, colazione, e divano con la tua serie preferita, un po’ di relax prima di iniziare i ritmi della giornata . Prendi il cellulare e sfogli le mail, le pagine e come ogni mattina capiti su quella degli annunci di lavoro …. ed eccolo lì ” cercarsi con urgenza impiegata … ” E’ l’annuncio al quale hai risposto qualche settimana fa, per il quale hai anche sostenuto due colloqui e ti sembravano essere andati bene, ma l’annuncio che leggi è fatto da un’altra agenzia e la tua mente inizia a elaborare che NON SEI STATA SCELTA.
In un nano secondo la tua mente si fa così tante domande che neanche Marzullo riuscirebbe a “dare una risposta” . Se poi tutto questo accade ad una persona pessimista come me …. anche lo spirito Natalizio si congela.
Essere rifiutati dopo un colloquio è destabilizzante perchè ci si pone un sacco di domande: ho sbagliato a presentarmi? ho parlato troppo o troppo poco ? non avevo le competenze ? oppure ne avevo troppe e hanno avuto paura che chiedessi uno stipendio troppo alto ? e poi arriva la domanda che ultimamente mi faccio più spesso ….. SONO TROPPO VECCHIA ? Per lo Stato no di certo, ma le aziende quando vedono la mia età pensano subito ad una persona rigida, che difficilmente si adatta all’organizzazione dell’azienda, che se il responsabile d’ufficio è una persona più giovane di certo non lo accetterà.
Quando cerchi un lavoro ti dicono che devi scendere a compromessi, di solito chi lo dice ha un lavoro ben pagato e gratificante. Io non chiedo mai dello stipendio perchè per me l’unica voce non trattabile, per la quale non scendo a compromessi ( per il momento ) è l’orario di lavoro. Ecco perchè quando trovo una offerta part time ho già il dito sul bottone “candidatura”.
Quando mi ritrovo a leggere gli annunci di lavoro rimango sempre molto perplessa. Nel mio campo, amministrativo, le caratteristiche richieste sono veramente tantissime, che richiedono molti anni di lavoro per poterli citare nel curriculum come esperienze significative Eppure dopo una lista di mansioni che il ” futuro impiegato/a” dovrebbe svolgere sempre in maniera autonoma ( traduzione per chi non lo sapesse… sei l’unico impiegato ) si richiede, come ciliegina sulla torta, che la persona sia junior … o meglio in età di apprendistato. Ora se uno è assunto come apprendista dovrebbe avere un tutor che gli insegni il lavoro e che registri i miglioramenti fatti. …. Ma come al solito in Italia c’è la legge scritta e quella applicata che difficilmente collimano.
Nella mia carriera lavorativa e di ricercatrice di lavoro mi è anche capitato di aziende che chiedevano una competenza quasi da laureato, per svolgere lavori molto più semplici nella pratica; viceversa ho fatto in passato un colloquio di lavoro dove mi avevano descritto la mansione come basilare … e poi quando mi hanno assunto l’unica cosa che non facevo era pulire l’ufficio !
Quello che manca nel mondo del lavoro è una varietà contrattuale, da noi esiste il full time, quando si parla di part time si intende quello svolto nei negozi dove ti propongono orari assurdi, comunicati settimana per settimana e dove non riesci ad organizzare nulla. Immagino che questa mia affermazione indignerà non pochi, ma come .. cerchi da lavorare e “dai pure di naso ?” A dirlo come al solito sono persone che si fanno le loro 8 ore, sabato e domenica a casa, si possono prendere due/tre settimane di ferie e quando devono andare ( anche dal parrucchiere ) si prendono tranquillamente la mezza giornata di permesso…..
Oggi mi sono svegliata, ho aperto la finestra e il cielo è grigio e vorrei non aver letto gli annunci di lavoro …. to be continued …
Anche se nel 2020 parlare di vacanze risulta un po’ anomalo, il quesito ci si ripropone ogni anno, soprattutto se siamo genitori. ” meglio l’hotel o l’appartamento ? ” C’è chi preferisce l’appartamento per non avere vincoli di orario, per poter gestire il bambino senza stravolgergli la vita, per continuare con l’alimentazione che aveva a casa. Altri invece preferiscono la comodità dell’hotel, dove non devi pensare a nulla, tutto è organizzato e gestito dal personale dell’albergo, ma il rischio è quello a volte di dover fare la fila al buffet, o di trovare cibi che non piacciono ai nostri figli …..Quindi quale è la soluzione migliore ? I primi 2 anni di vita di Lorenzo avevamo optato per un appartamento, era vicino al mare, situato in un palazzo dove vivevano i padroni di casa e i loro genitori, quindi una situazione di massima tranquillità. E’ stata per quel periodo sicuramente la soluzione migliore anche perchè ci potevamo permettere quasi 3 settimane di vacanze. Poi mio marito ha cambiato lavoro e i tempi delle ferie si sono ridotti. Abbiamo quindi optato per l’albergo, in modo che anche io potessi riposarmi. Ho scelto questa soluzione per abituare mio figlio alla vita in comune con altre persone, il rispetto per gli spazi altrui ( non gli ho mai permesso di alzarsi da tavola e scorrazzare tra i camerieri ) e soprattutto cercare di fargli provare cibi che non conosceva, anche se Lorenzo è sempre stato un bimbo abbastanza abitudinario nei gusti alimentari . Nel 2012 abbiamo deciso di provare la formula del B&B. Lory era già più grandino ed è stata un ottima soluzione, avevamo la colazione compresa, non avevo un grande appartamento da gestire ma solamente una camera che mi veniva pulita. Un’ altra ottima soluzione che ho provato con Lorenzo grandicello è stato il campeggio. Attualmente in Italia si trovano molti camping ben curati che strizzano l’occhio ai villaggi, sono infatti corredati di piscina e animatori. Il campeggio permette la libertà di un appartamento ma l’organizzazione di un villaggio vacanze, spesso all’interno oltre ad un piccolo market si può trovare un ristorante con prezzi accessibili. Quest’ ultima soluzione è ottimale non solo se si hanno figli piccoli ma anche adolescenti perchè hanno la loro libertà di movimento e soprattutto è facile per loro farsi nuovi amici . Quindi a questo punto non vi resta che provare la formula più adatta a voi e fatemi sapere !
Quante volte ci siamo sentiti dire “leggi che fa bene, accresce la cultura, rende istruiti ” Ma è veramente così ? Basta leggere per farsi una cultura o bisogna capire cosa si legge ? Su facebook faccio parte di una delle tante pagine di libri, dove si suggeriscono titoli, si danno pareri su libri letti…. dove ci sono persone che leggono un libro al giorno ….uno a settimana….li divorano . Voi siete così ? Io no, purtroppo o per fortuna. Io un libro me lo gusto come un gelato, come un zuccheroso pezzo di torta. Lo leggo e a distanza di tempo lo rileggo se mi è piaciuto, e non ci crederete ma ci ritrovo sempre qualcosa che mi era sfuggito la prima volta. Mi sorge un’altra domanda… che tipo di libro accresce la nostra cultura ? un classico senza tempo ? Un tomo di 1000 pagine ? Il Best seller dell’anno ? Io ho una teoria molto semplice : un libro che ti lascia qualcosa è il libro giusto. Non riesco a catalogare un libro di serie A e uno di serie B. Un libro che ti regala qualcosa, anche solo un’ ora spensierata è un libro di serie A. Potrei dire che il mio leggere è volubile come noi donne. Ci sono periodi in cui divoro storie d’amore e altri in cui se non c’è almeno un cadavere non mi diverto. Ci siamo regalati mio marito ed io un E-book a testa, molto utile quando si viaggia. Accadeva infatti che partissimo con 2/3 libri a testa, ma poi poteva succedere che un libro non ci piacesse, o che ci prendesse così tanto che in pochi giorni lo finivamo . Per ovviare a tutto questo con l’ E-book carichiamo un po’ di libri prima di partire ma se vogliamo è sufficiente una connessione wifi e ne possiamo acquistare altri. Comodo non trovate? Il mio suggerimento è di non lasciarsi intimorire da chi vanta “titoli” illustri di libri …ma che poi lascia il congiuntivo chiuso in un cassetto…Leggete, anche libri per ragazzi, tutto va bene purchè stimoli la vostra mente, anche i miei racconti brevi se siete proprio alla disperazione …. quindi mettetevi comodi e buona lettura !
Sono una neofita di Instagram, Non l’ho mai preso in considerazione perchè mi dava l’idea di essere una vetrina di foto “patinate”. Poi nel 2018 ci sono capitata, non mi ricordo neanche il motivo che mi ci ha portato. Piano piano mi ci sono affezionata. Capitava in un periodo vuoto. Ero alla ricerca di un lavoro, convalescente da una malattia, con la voglia di riprendere la mia vita in mano. Ho colto la palla al balzo e ho iniziato a postare foto come se fosse un diario nel quale riporre ricordi. Non so se è dovuto alla mia generazione o se è una mia personale interpretazione ma ho sempre visto i social non come piattaforme per socializzare ma come palcoscenici dove “raccontarmi”.Probabilmente essere una “mancata ballerina” un po’ mi pesa e ho quindi cercato un mio proscenio e mi sono accontentata di un pubblico virtuale, ma soprattutto ho cambiato la disciplina artistica buttandomi sulla “narrativa”. Instagram a differenza di Facebook impone la presenza di una immagine per poter esprimere un concetto e se questo inizialmente mi infastidiva, oggi è uno stimolo per cercare una foto che racconti la mia didascalia. Le differenze tra i due social sono notevoli; mentre con facebook parti alla ricerca di amici vecchi e nuovi, Instragram cerca amici per te che prendono il nome di followers. Questa parola che, tradotta in italiano è un pochino inquietante “seguaci”, è il perno di tutto il meccanismo, il numero assume la stessa importanza che hanno i famosi centimetri per gli uomini, più è alto più sei “desiderato”. Sì perchè quando hai molti followers assumi quella importanza riconosciuta da tutti nell’era moderna, che spesso non dipende da nessuna qualità tangibile se non di saper fare belle foto, di esser fotogenica o di apparire bene in video. Non è necessario parlare bene l’italiano, avere una voce gradevole, sapere bene una lingua straniera, tutte doti che in passato si richiedevano a uno speaker o a uno scrittore, per diventare un famoso “influencer” spesso basta un grosso colpo di …….fortuna ! Ma come si fa ad aumentare i followers ? se fate questa domanda su google vi si aprirà un mondo con suggerimenti più o meno leciti. La via più breve è quello dell’acquisto. Sì avete capito bene, esistono siti preposti nella vendita di followers.. Ultimamente ho anche letto che è possibile acquistarne un grosso quantitativo ma aggiungerli ” un po’ alla volta ” per dare un senso più realistico alla crescita del profilo. Su questo argomento potremmo scrivere un libro, ma sono argomenti ampiamente sviscerati su internet da persone con più competenza della mia, dico solo che ho provato ad applicare le tecniche per capire se è “tutto oro quello che luccica” nella pagina di alcune persone che negli ultimi mesi sono cresciute di un numero considerevole di “seguaci” e posso dire che il sospetto che dietro ci sia un acquisto, mi è balenato ! Ci sono poi metodi meno illeciti ( concedetemi il gioco di parole ), dove un gruppo di persone decidono di seguirsi a vicenda e di mettere “mi piace ” e commentare i feed pubblicati. L’idea potrebbe essere interessante se si vede l’opportunità di accrescere la sfera di amicizie e soprattutto se tutti “seguissero” le regole del gruppo, ma purtroppo non è così. Ci sono persone che ti mettono un distratto like o ti commentano con una emoticon solo nel momento che hanno necessità che tu ricambi il loro feed. In poche parole ti faccio il favore di mettere mi piace al tuo post, che non ho neanche letto, se tu lo metti al mio. Perdonatemi ma alla mia età posso venirvi incontro ma dopo l’ennesima foto di un bambino sorridente con stucchevole didascalia sul futuro e l’amore materno …..PASSO ! Se uno mi chiedesse ” ti piacerebbe avere molti followers ? ” risponderei ” Caspita sì !!!” ma vorrei soprattutto persone interessate a ciò che scrivo e pubblico, non una CLAQUE ! ….. E qui arriviamo all’ultimo modo per accrescere i followers, il più difficile e il più appagante a mio avviso : creare un profilo che piaccia, che dica qualcosa di interessante, che si differenzi dagli altri, che abbia un contenuto che vada oltre a una bella fotografia. Non tutte abbiamo lo stesso gusto, non tutte siamo esperte di fotografia, io ad esempio non lo sono. Quindi quando mi metto davanti un quadro, una immagine, non riesco a notare i dettagli tecnici ma riesco a dire se ciò che vedo mi piace per ciò che mi trasmette. Su instagram abbiamo anche la possibilità di accompagnare la visione con un racconto ….ecco quando c’è “compatibilità” tra le due cose ( fotografia e descrizione)…per me è un bel contenuto . Quindi se siete come me, un po’ “ribelli” e non amate le persone che vi riempiono la pagina di cuoricini senza mai scrivere nulla, che vi dicono “come sei bella” anche se avete pubblicato la foto del vostro bagno ( mi è capitato di leggerla sotto una “influencer” che sta diventato moooolto famosa ), che a volte pubblicate una foto discreta con un commento nel quale credete ma che riceve si è no 5 visualizzazioni ….beh sappiate che il vostro lavoro probabilmente non è banale, che richiede un piccolo sforzo per essere capito, ma che questo lo rende non un prodotto “commerciale” fatto in serie ma ” un pezzo unico” !